Alimentazione e fabbisogni nutrizionali del Ragamuffin

Foto: Takashi Hososhima from Tokyo, Japan · CC BY-SA 2.0 · via Wikimedia Commons
Il cuscinetto sul ventre è nello standard, il grasso no
Lo standard CFA descrive fra i caratteri desiderabili un cuscinetto adiposo sul basso ventre. È una caratteristica di razza, non un difetto, e va conosciuta perché genera un equivoco costoso: molti proprietari la usano come spiegazione universale per una pancia che cresce. Il cuscinetto è una piega morbida e localizzata, non una copertura diffusa. Le coste devono restare palpabili sotto uno strato sottile, la vita deve vedersi dall’alto e il profilo laterale non deve essere convesso.
In un gatto semilungo il controllo va fatto con le mani, sempre negli stessi punti, perché il pelo maschera tanto il sovrappeso quanto il dimagrimento. La verifica utile è mensile, sulla stessa bilancia e alla stessa ora, e intercetta variazioni del cinque per cento che a occhio non si notano. Le conseguenze di un eccesso stabile sono quelle descritte nella scheda sul gatto grasso, e in un animale pesante ricadono per prime sulle articolazioni.
Una crescita lunga non è una crescita da spingere
La maturità piena a quattro anni non significa quattro anni di cibo per gattini. La fase di crescita rapida si esaurisce molto prima, e il passaggio all’alimento per adulti si colloca in genere entro il primo anno, salvo diversa indicazione del veterinario. Quello che continua a lungo è il riempimento della struttura, cioè muscolo e ossatura, e non si accelera aumentando le porzioni. Un cucciolo spinto cresce prima, non meglio, e carica articolazioni ancora immature.
Nel gattino i pasti sono frequenti e piccoli; nell’adulto due o tre razioni pesate funzionano molto meglio della ciotola sempre piena, che è il modo più semplice per accumulare peso senza accorgersene. Le quantità stampate sulle confezioni sono medie generose e vanno adattate al singolo soggetto: la razione giusta è quella che tiene stabile il peso. Il metodo completo, con le fasi di vita e le correzioni graduali, è raccolto in quanto deve mangiare un gatto.
Acqua e umido: la parte che si dimentica
Il gatto è un animale che beve poco e che in natura ricava l’acqua dalla preda. Una dieta di solo secco lo obbliga a compensare bevendo, cosa che molti soggetti fanno male, e in una razza in cui il rene policistico è una voce da tenere d’occhio la questione non è secondaria. Alzare la quota di umido è il modo più efficace di aumentare l’apporto idrico complessivo: pro e contro reali dei due formati sono messi a confronto in crocchette o umido per il gatto.
Sull’acqua contano la posizione e il numero delle ciotole più della loro forma: lontane da cibo e lettiera, distribuite in più stanze, riempite ogni giorno. Alcuni soggetti bevono molto più volentieri da un flusso in movimento, e in quel caso una fontanella da 2,5 litri aumenta davvero le occasioni. Il criterio di scelta non è il design ma la facilità di smontaggio: una fontana lavata male è peggio di una ciotola pulita e cambiata ogni giorno.
Far lavorare un gatto che non ha fretta
Il Ragamuffin non è un atleta e non lo diventerà. La leva utile non è ridurre la razione fino a lasciarlo affamato, ma spostare una parte del cibo dalla ciotola all’attività. Distribuire piccole porzioni in punti diversi della casa, usare mangiatoie a rompicapo, servire il pasto principale subito dopo la sessione di gioco: sono accorgimenti che riattivano la sequenza predatoria e riempiono le giornate lunghe di un gatto sedentario molto meglio di qualsiasi crocchetta light.
Una palla interattiva a movimento automatico usata dieci minuti prima di servire aiuta a rimettere in moto un soggetto abitudinario, e qualche foglia di erba gatta canadese rende interessante il gioco che precede il pasto, non lo sostituisce. Attenzione infine al segnale opposto: un gatto che smette di mangiare non va lasciato digiuno più di un giorno, perché nel gatto il digiuno prolungato apre la strada a un danno epatico serio.