Origine e storia del Ragamuffin

Foto: Takashi Hososhima from Tokyo, Japan · CC BY-SA 2.0 · via Wikimedia Commons
Gli stessi gatti da cui nasce il Ragdoll
Il Ragamuffin non è un parente lontano del Ragdoll: è la stessa popolazione di partenza. Le linee di Ann Baker, l’allevatrice californiana che negli anni Sessanta selezionò a Riverside i gatti che avrebbero dato la razza Ragdoll, erano registrate dentro una sua organizzazione privata, la IRCA, con il nome collettivo di Cherubim. Chi allevava sotto quella sigla firmava contratti, pagava diritti e accettava regole decise da una persona sola. Il punto di partenza genetico è identico, e questo spiega perché i due gatti si somiglino ancora oggi tanto da confondersi.
Attorno a quelle prime cucciolate Baker costruì un racconto che ha resistito per decenni, fatto di incidenti d’auto che avrebbero modificato i geni della capostipite e di interventi di laboratorio mai documentati. Non è una storia che regge biologicamente, perché una ferita non entra nel patrimonio genetico dei cuccioli concepiti dopo. Resta però utile saperla, perché è la stessa cornice commerciale dentro cui è cresciuta la confusione fra Ragdoll e Ragamuffin, e perché torna ancora oggi negli annunci di vendita di entrambe le razze.
1994: la rottura con la IRCA e un nome nuovo
Nel 1994 un gruppo di allevatori uscì dalla IRCA, stanco delle restrizioni imposte da Baker e deciso a portare quei gatti nei registri tradizionali, con pedigree verificabili e standard scritti da commissioni. C’era però un ostacolo pratico: il nome Ragdoll era stato registrato come marchio e non potevano usarlo. La proposta accolta fu quella dell’allevatore Curt Gehm, e il nome scelto giocava sull’idea di grossi muffin da abbracciare. Il Ragamuffin nasce da una questione di marchio, non da un progetto genetico diverso.
Il riconoscimento arrivò per gradi. Le prime associazioni ad accettare la razza furono la United Feline Organization e l’ACFA nello stesso 1994, mentre la CFA la registrò nel 2003 e le concesse lo status di campionato solo nel 2011. Anche il GCCF britannico ne pubblica oggi uno standard proprio. La FIFe, invece, non la riconosce affatto: chi cerca un Ragamuffin in Europa continentale lavora quindi con un numero di allevamenti molto ridotto e con pedigree emessi da federazioni diverse fra loro.
Dopo la separazione i due gatti si sono divisi i colori
La differenza più visibile riguarda il mantello. Il Ragdoll deve essere colourpoint: seal, blu, cioccolato, lilla, rosso o crema concentrati su muso, orecchie, zampe e coda, in tre pattern regolati con precisione. Il Ragamuffin fa esattamente il contrario. Lo standard CFA ammette quasi ogni colore e ogni disegno, dai solidi ai tabby, dagli smoke agli shaded, dai tartarugati ai bicolori con bianco, ed esclude proprio i pointed dalle esposizioni: i soggetti pointed esistono, ma servono solo come riproduttori per le varietà mink e sepia.
La seconda differenza sta negli occhi. Nel Ragdoll un colore diverso dall’azzurro è motivo di squalifica, mentre nel Ragamuffin lo standard chiede occhi grandi e a forma di noce e ammette qualunque colore, anche impari. Restano vincoli solo per due varietà: aqua nei mink, dal giallo oro al verde nei sepia. Chi si sente offrire un Ragamuffin descritto come colourpoint con gli occhi azzurri sta guardando un gatto che, in esposizione, verrebbe iscritto in un’altra razza.
Un gatto grande che finisce di crescere a quattro anni
La CFA descrive un gatto da medio a grande, con ossatura importante, torace ampio e corpo rettangolare, e indica pesi che nei maschi arrivano intorno ai nove chili mentre le femmine restano nettamente sotto. Il dettaglio che cambia la vita quotidiana è un altro: la maturità piena arriva verso i quattro anni. Un soggetto di dodici mesi non ha ancora la struttura né il pelo dell’adulto, e giudicarlo a quell’età porta a sbagliare tanto le aspettative quanto gli acquisti.
La conseguenza pratica è banale e quasi sempre trascurata: tutto quello che si compra va dimensionato sul gatto finito. Un albero per gatti da 143 centimetri con piattaforme larghe regge il salto di un animale pesante molto meglio di una struttura leggera comprata quando il gattino stava in una mano, e le stesse proporzioni valgono per lettiera e trasportino, come vale in generale per il gatto in appartamento. Sul pelo serve un pettine a denti lunghi fin dai primi mesi, perché il mantello definitivo si completa dopo il resto.
Vale infine la pena resistere alla tentazione di leggere la taglia come una promessa di longevità, in un senso o nell’altro. Non esistono dati che leghino la stazza di un gatto agli anni che vivrà, e le medie di razza che circolano online sono quasi sempre stime raccolte fra allevatori: i numeri seri vengono dalle casistiche veterinarie, come si vede raccogliendo le fonti su quanto vive un gatto. Quello che pesa davvero, in questa razza, sono due patologie ereditarie precise e la gestione del peso.