Maobau

Educazione e intelligenza dell’Australian Mist

Australian Mist maculato disteso su un telo bianco

Foto: Regis2007 · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons

Un gatto che collabora, il che rende tutto più facile

L’educazione di un gatto dipende molto dalla sua disponibilità a farsi manipolare, e su questo l’Australian Mist parte avvantaggiato: è stato selezionato per tollerare il contatto e per non reagire con le unghie. Tradotto, le sessioni di addestramento partono senza la fase di conquista della fiducia che con altre razze richiede settimane. Il principio resta comunque il rinforzo: si premia quello che si vuole rivedere, e il premio deve arrivare entro un secondo, altrimenti l’associazione non si costruisce.

Le sessioni utili durano due o tre minuti e si chiudono prima che il gatto perda interesse; tre micro-sessioni al giorno valgono più di un quarto d’ora una volta a settimana. Il bocconcino è il rinforzo più maneggevole ma va scalato dalla razione, e in una razza da tenere magra questo conta. Per alcuni soggetti funzionano meglio il gioco breve o una manciata di foglie di erba gatta a fine sessione. Il quadro delle capacità cognitive è in quanto è intelligente un gatto.

Le cose da insegnare per prime

La prima è il trasportino, che è la differenza fra una visita gestibile e una lotta. Un trasportino rigido con apertura superiore lasciato aperto in casa tutto l’anno, con dentro una coperta usata, smette in fretta di essere un oggetto minaccioso e diventa un posto dove dormire. Si comincia mettendoci il cibo dentro e non si chiude mai la porta nelle prime settimane: il metodo passo per passo è in il gatto e il trasportino.

La seconda è il richiamo, cioè associare un suono preciso e diverso dal nome all’arrivo di qualcosa di buono: in poche settimane si costruisce una risposta affidabile, utile per far rientrare il gatto da una stanza o in caso di emergenza. La terza è accettare le manipolazioni sanitarie, dal controllo della bocca al taglio delle unghie alla somministrazione di una pasta orale. In una razza già tollerante bastano sessioni brevissime da cucciolo per rendere queste operazioni banali per il resto della vita.

Cosa non funziona: punizione, spruzzi, voce alta

Spruzzare acqua, alzare la voce o afferrare il gatto per la collottola non insegnano niente e producono un effetto collaterale preciso: il gatto impara a evitare te, non il comportamento. Un animale che si allontana quando entri in una stanza non ha capito la regola, ha solo classificato una persona come imprevedibile. Con un gatto selezionato per la fiducia nelle persone il danno è anche più visibile, perché si perde in poche settimane quello che quarant’anni di selezione hanno costruito.

L’alternativa è gestire l’ambiente e rendere conveniente l’alternativa. Se sale sul piano di lavoro, il piano va sgomberato e va offerto un punto alto più comodo accanto; se disturba mentre si cucina, si prepara una postazione da cui possa guardare senza essere in mezzo. Le linee guida AAFP e ISFM mettono fra i pilastri di un ambiente sano un’interazione umana positiva, coerente e prevedibile, ed è esattamente il principio contro cui lavora ogni forma di punizione.

I problemi tipici di un gatto molto presente

Un gatto che partecipa a tutto finisce inevitabilmente vicino al cibo. Il furto dal tavolo è il classico, e la punizione a posteriori non ha nessun effetto perché arriva quando l’azione è già finita: la soluzione è meccanica, cioè niente cibo lasciato in vista, sportelli con fermo e sacchetti riposti. Le ragioni per cui il gatto ruba il cibo sono le stesse in tutte le razze, qui cambia solo la frequenza con cui il gatto è nella stanza giusta.

L’altro fronte è la richiesta di attenzione, che in una razza così socievole può diventare costante. Rispondere ogni volta la rinforza, ignorarla del tutto la fa aumentare prima di spegnersi. La strada che funziona è la terza: stabilire momenti fissi di interazione e rispettarli, in modo che il gatto non debba chiedere perché sa già quando arriva il suo turno. La prevedibilità riduce le richieste molto più di qualunque tentativo di ignorarle.

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