Gattini e riproduzione dell’Australian Mist

Foto: Regis2007 · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Che cosa deve mostrarti un allevamento
In questa razza la buona notizia è che esiste una politica di allevamento scritta, e quindi si sa che cosa chiedere. Il documento del GCCF britannico impone a tutti i riproduttori tre test del DNA obbligatori: il deficit di piruvato chinasi, lo stato del gene agouti e la presenza del gene del pelo lungo. Gli ultimi due sono test di selezione e non di malattia, ma il primo è sanitario a pieno titolo. Un allevamento serio li mostra senza insistere, insieme al pedigree e al libretto sanitario.
Ci sono poi tre test fortemente raccomandati che dipendono dagli incroci usati. La tipizzazione del gruppo sanguigno serve a prevenire l’isoeritrolisi neonatale, il test per la miopatia ipokaliemica va fatto quando si introducono burmesi, e quello per l’atrofia retinica rdAc quando si introducono abissini. Sono esattamente i tre rami fondatori della razza, quindi la domanda giusta all’allevatore è quale outcross ha usato nelle ultime generazioni: la risposta determina quali referti devono esserci.
Come si leggono quei referti
I test genetici che contano qui riguardano tutti malattie autosomiche recessive, e si leggono nello stesso modo. N/N indica un soggetto sano che non trasmette la variante, N seguito dalla sigla della mutazione indica un portatore sano, la doppia sigla indica un soggetto malato. La regola operativa è una sola e non ha eccezioni: due portatori non vanno mai accoppiati. Un portatore usato con un partner testato negativo non produce malati, e questo permette di non perdere linee di sangue mentre si ripulisce la popolazione.
Il gruppo sanguigno funziona diversamente perché non è una malattia. Il rischio esiste quando una madre di gruppo B viene accoppiata con un maschio di gruppo A: i gattini di gruppo A assumono con il colostro anticorpi materni che distruggono i loro globuli rossi, e la perdita avviene nei primi giorni. Conoscendo i gruppi la situazione si gestisce, separando i cuccioli dal colostro materno per le prime ventiquattro ore. Non conoscendoli si scopre il problema quando i gattini stanno già male.
C’è infine un dato che riguarda la popolazione più che il singolo gatto. La politica di allevamento indica che per mantenere una diversità genetica sostenibile servono non meno di sessanta soggetti non imparentati, e la razza resta piccola fuori dall’Australia. Chiedere all’allevatore quanto è imparentata la cucciolata, cioè quanti antenati comuni compaiono nelle cinque generazioni del pedigree, è una domanda legittima e rivelatrice, e chi alleva davvero sa rispondere senza offendersi.
Cucciolata, parto e prime settimane
La gestazione del gatto dura circa nove settimane e il parto, nella maggioranza dei casi, non richiede assistenza. Questo non significa che sia una procedura di routine: il veterinario va allertato prima della data prevista e vanno concordati in anticipo i criteri per chiamare, perché quando serve intervenire i tempi sono strettissimi. Nelle razze derivate dal burmese l’attenzione al gruppo sanguigno va risolta prima dell’accoppiamento, non nella sala parto.
Nelle prime settimane il lavoro lo fa la madre. L’intervento umano serve a garantire un ambiente tranquillo, caldo e riparato e a pesare i gattini ogni giorno, perché la crescita quotidiana è il primo indicatore che qualcosa non va. Una cuccia nido morbida e lavabile in un angolo poco frequentato funziona meglio di qualunque struttura elaborata. Il passaggio al cibo solido segue i tempi descritti in lo svezzamento del gattino.
Quando arriva a casa
La finestra sensibile per la socializzazione si chiude presto, molto prima che nel cane, e in una razza selezionata per la fiducia nelle persone questo periodo pesa doppio: un cucciolo cresciuto in box separati non diventerà il gatto che lo standard descrive. È il motivo per cui i gattini vanno cresciuti dentro casa, in mezzo ai rumori domestici e alle visite. I passaggi utili sono elencati in la socializzazione del gattino, e vale la pena chiedere all’allevatore come li ha gestiti.
Nei primi giorni conviene limitare lo spazio a una stanza con tutte le risorse e allargarlo gradualmente, tenendo la lettiera lontana dalla ciotola e usando lo stesso substrato dell’allevamento, come spiegato in la prima lettiera del gattino. Un trasportino morbido per il viaggio va bene per il trasferimento iniziale, ma entro il primo anno servirà un modello rigido. La prima visita di controllo va fissata subito, portando con sé tutti i referti ricevuti.