Origine e storia dell’Australian Mist

Foto: Regis2007 · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Una razza progettata per stare in casa
L’Australian Mist è una delle poche razze feline nate da un progetto scritto prima che dai gatti. Alla fine degli anni Settanta la genetista australiana Truda Straede decise di costruire un gatto pensato per la vita domestica: socievole, tollerante al maneggiamento, adatto a una famiglia con bambini e a chi non può lasciarlo uscire. Il punto di partenza non era l’aspetto ma il comportamento, e questo spiega perché lo standard sia meno estremo di quello di molte altre razze recenti.
Il programma partì nel 1976 e coinvolse una base ampia, circa trenta gatti fondatori, scelta di proposito per evitare il collo di bottiglia genetico che affligge le razze costruite su pochi soggetti. La diversità era un obiettivo dichiarato, non un effetto collaterale. Il primo gattino che rispondeva al progetto nacque nel gennaio 1980, e la razza entrò subito nella categoria sperimentale dei registri australiani, dove restò per gli anni necessari a fissare i caratteri.
Metà burmese, un quarto abissino, un quarto tabby australiano
La composizione è nota e pubblicata: il cinquanta per cento del patrimonio genetico viene dal burmese di tipo europeo, il venticinque dall’abissino e il venticinque dai gatti tabby domestici australiani. Ogni ramo ha un compito preciso. Il burmese porta il temperamento socievole e la restrizione di colore che dà il tono caldo e sfumato del mantello, l’abissino porta la ticchiettatura del pelo, e i tabby domestici portano il disegno maculato e la variabilità genetica che serve a una popolazione nuova.
Il risultato è un gatto di taglia media, compatto ma non pesante, con occhi grandi e verdi e un pelo corto e fine. L’effetto più caratteristico nasce dalla sovrapposizione fra la ticchiettatura e il disegno: le macchie o le marmorizzazioni si vedono attraverso un velo di peli banded, come guardando il gatto attraverso una tenda. Da quel velo viene la parola mist del nome, e da lì venne anche il nome originario della razza, Spotted Mist.
Da Spotted Mist ad Australian Mist
Il riconoscimento pieno nei registri australiani arrivò nell’aprile del 1986, dopo circa dieci anni di lavoro, con la razza ancora chiamata Spotted Mist perché ammetteva soltanto il disegno maculato. Nel 1998 venne accettato anche il pattern marmorizzato, il classic tabby, e il nome cambiò in Australian Mist: la parola spotted non descriveva più tutta la razza. È un dettaglio burocratico che spiega perché nei testi più vecchi si trovi ancora il nome precedente e perché a volte i due nomi vengano scambiati per due razze diverse.
Fuori dall’Australia il percorso è stato lento. La Nuova Zelanda concesse lo status di campionato nel 1999, la World Cat Federation riconobbe la razza nel 2004, i primi soggetti arrivarono nel Regno Unito nel febbraio 2007, TICA le diede lo status di campionato nel 2014 e il GCCF britannico nel 2017. Sono quarant’anni fra il primo incrocio e il pieno riconoscimento internazionale, e raccontano bene la differenza fra una razza costruita con calma e le operazioni lampo degli ultimi vent’anni.
Che cosa significa oggi essere una razza consolidata
Nel regolamento di registrazione TICA in vigore l’Australian Mist figura fra le razze stabilite di categoria I, cioè quelle che per essere presentate in campionato non ammettono incroci con altre razze nelle tre generazioni precedenti. È il segno che la popolazione è considerata sufficientemente fissata da reggersi da sola. Resta però una razza numericamente piccola, con la maggior parte degli allevamenti in Australia e nuclei più recenti nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Europa settentrionale.
Per chi la cerca in Italia la conseguenza pratica è che i cuccioli sono pochi e quasi sempre importati, con liste d’attesa lunghe. Vale la pena informarsi sulle medie di longevità dai dati veterinari e non dagli annunci, come si vede raccogliendo i numeri su quanto vive un gatto. Per il resto è un gatto a pelo corto senza esigenze particolari: una spazzola con pettine per gatti settimanale, un albero per gatti da 112 centimetri e l’organizzazione descritta per il gatto in appartamento.