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Cura del pelo e salute del Korat

Korat grigio-azzurro disteso su una coperta gialla

Foto: Goele · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons

Mantello singolo: che cosa cambia davvero

Lo standard CFA descrive il pelo del korat come corto, sottile, lucido e aderente al corpo, con radici azzurro chiaro e punte argentate, e soprattutto come mantello singolo. Singolo significa senza sottopelo: manca lo strato lanoso che negli altri gatti trattiene aria e calore. È il dettaglio che distingue il korat dal russo blu, che ha invece un doppio mantello staccato dal corpo, e la differenza si sente al tatto prima ancora che si veda.

Le conseguenze pratiche sono due. La prima è la manutenzione ridotta: una passata settimanale con una spazzola morbida per gatti basta, e la muta stagionale è modesta. La seconda è la termoregolazione: un gatto senza sottopelo sente il freddo, e in un appartamento poco riscaldato o davanti a un condizionatore cerca calore. Un’amaca da termosifone risolve il problema meglio di qualunque coperta lasciata sul divano. Il pelo singolo, invece, non rende il korat ipoallergenico: l’allergene principale è nella saliva, come spiegato in le allergie del gatto.

GM1 e GM2: le due gangliosidosi della razza

Sul korat pesano due malattie ereditarie gravi, entrambe da accumulo lisosomiale, entrambe autosomiche recessive, entrambe letali. Nella GM1 il gene coinvolto è GLB1, che codifica la beta-galattosidasi: il laboratorio di genetica veterinaria della UC Davis descrive una mutazione nell’esone 14. Nella GM2 il gene è HEXB, la subunità beta dell’esosaminidasi, con una delezione di una singola base. In entrambi i casi i gangliosidi si accumulano nel sistema nervoso perché manca l’enzima che dovrebbe degradarli.

Il quadro clinico è drammatico e precoce. Nella GM1 i segni iniziano verso i tre mesi di vita e la fase terminale arriva attorno ai nove o dieci mesi, con tremori, atassia, dismetria e poi cecità e convulsioni. Nella GM2 l’esordio è ancora più precoce, già a quattro settimane, con tremori fini della testa seguiti rapidamente da atassia, e la morte arriva prima degli otto mesi. Non esiste cura per nessuna delle due: si può solo evitare che nascano gattini malati.

Ed è esattamente quello che il test genetico permette di fare. Essendo la trasmissione recessiva, un gatto con una sola copia è portatore sano e non si ammala, ma trasmette la variante a metà dei figli; due portatori accoppiati producono in media un venticinque per cento di gattini malati. Il korat è stata una delle prime razze sottoposte a screening del DNA per queste due forme, e il test è disponibile da anni. Un allevamento serio testa i riproduttori e mostra i referti: è il minimo sindacale, non un vanto.

Aterosclerosi ereditaria: la variante LDLR

Alla lista si è aggiunta di recente una terza voce. Un gruppo dell’Università di Helsinki e del Folkhälsan Research Center guidato da Marjo Hytönen e Hannes Lohi ha identificato nel 2025 una mutazione del gene LDLR, il recettore delle lipoproteine a bassa densità, come causa di aterosclerosi spontanea nel korat. Anche qui la trasmissione è recessiva: i gatti con due copie sviluppano colesterolo altissimo, depositi di grasso nelle pareti dei vasi, scompenso cardiaco, insufficienza renale e trombosi arteriose degli arti posteriori.

I portatori con una sola copia restano asintomatici, e secondo i ricercatori sono una quota tutt’altro che marginale della popolazione di razza. La scoperta ha una ricaduta immediata: esiste ora un test anche per questa variante, e permette di evitare l’unico accoppiamento pericoloso, quello fra due portatori. Chi acquista oggi un korat può chiedere il risultato, e la richiesta non è un’offesa: è la stessa logica che ha già ripulito la razza dalle gangliosidosi.

Il resto del libretto sanitario

Fuori dalle malattie di razza, il korat è un gatto robusto che invecchia bene. Valgono le regole comuni: profilo vaccinale aggiornato, controllo annuale fino ai sette anni e semestrale dopo, attenzione al peso e igiene orale. Proprio la bocca è il capitolo che i proprietari trascurano di più, mentre la malattia parodontale è una delle patologie più diffuse del gatto adulto e resta silenziosa a lungo: che cosa guardare e quando preoccuparsi è raccolto in i denti del gatto.

Un mantello corto e aderente ha un vantaggio diagnostico spesso sottovalutato: qualunque cosa succeda alla pelle si vede subito. Croste, chiazze, aree diradate emergono senza bisogno di andarle a cercare sotto il pelo, e le cause vanno distinte in ambulatorio e non davanti allo specchio di casa, seguendo l’ordine di esclusione descritto in perché il gatto perde il pelo. Un controllo settimanale con le mani vale più di dieci foto confrontate su internet.

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