Alimentazione e fabbisogni nutrizionali del Korat

Foto: Goele · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Un gatto piccolo con una struttura pesante
Il korat è di taglia medio-piccola ma sorprendentemente denso: le femmine si aggirano attorno ai tre chili, i maschi arrivano intorno ai quattro e mezzo, e chi lo prende in braccio la prima volta lo trova più pesante di quanto sembri. Questo è il punto da tenere presente quando si stabilisce la razione: il fabbisogno segue il peso reale e l’attività, non l’impressione di taglia. Le dosi stampate sulle confezioni sono medie, quasi sempre generose, e vanno adattate al singolo soggetto.
Il metodo che funziona è banale e nessuno lo applica: pesare il gatto una volta al mese sulla stessa bilancia, valutare la condizione corporea con le mani sulle coste e correggere del dieci per cento alla volta invece di stravolgere la razione. Le linee guida sulle fasi della vita distinguono gattino, giovane adulto, adulto maturo e senior, e a ogni passaggio il fabbisogno cambia. Il procedimento completo, con i calcoli, è in quanto deve mangiare un gatto.
Acqua e umido: la parte che si dimentica
Il gatto è un animale che beve poco perché in natura ricava l’acqua dalla preda. Una dieta di sole crocchette lo obbliga a compensare bevendo, cosa che molti soggetti fanno male e per tutta la vita. Aumentare la quota di alimento umido è il modo più semplice di alzare l’apporto idrico complessivo, e il confronto onesto fra i due formati, con i pro e i contro reali di ciascuno, è in crocchette o umido per il gatto.
Sull’acqua contano posizione e numero delle ciotole più della forma. Vanno tenute lontano dal cibo e dalla lettiera, distribuite in più stanze e riempite ogni giorno. Molti korat mostrano una preferenza netta per l’acqua in movimento: in quel caso una fontanella in acciaio da 2,6 litri aumenta davvero il numero di occasioni in cui il gatto beve, e l’acciaio si lava meglio della plastica. Una fontana pulita male è peggio di una ciotola pulita bene, quindi il criterio di scelta è la facilità di smontaggio.
Dopo la sterilizzazione cambia tutto
La sterilizzazione riduce il fabbisogno energetico in modo netto e immediato, mentre l’appetito resta lo stesso o aumenta. È la finestra in cui la maggior parte dei gatti mette i chili che poi si porta dietro per anni, e in un animale compatto come il korat il sovrappeso si vede tardi. La razione va rivista subito dopo l’intervento, non quando la bilancia lo segnala, e in genere un taglio del venti per cento circa è un punto di partenza ragionevole da correggere poi sul singolo gatto.
Il controllo si fa con le mani prima che con i numeri: le coste devono essere palpabili sotto una copertura sottile, la vita visibile dall’alto, il profilo laterale non convesso. Un gatto in sovrappeso si muove meno, gioca meno e si lava peggio, e da lì la spirale si chiude da sola, con il diabete e i problemi articolari in fondo al percorso. Il sovrappeso si previene meglio di come si cura, e la finestra utile per intervenire è quella dei primi due chili di troppo.
Come si distribuisce il cibo in giornata
Due o tre pasti misurati funzionano meglio della ciotola sempre piena, che è il modo più semplice per accumulare peso senza accorgersene. Nel korat, che è un gatto attento e collaborativo, conviene sfruttare i pasti come momenti di attività: distribuire una parte della razione in giochi di manipolazione o nasconderla in più punti della casa allunga il tempo dedicato al cibo e riduce la richiesta insistente. Una erba gatta canadese in foglie può rendere più interessante il gioco che precede il pasto.
Va tenuto d’occhio anche il verso opposto. Un gatto che comincia a bere molto più del solito, che svuota le ciotole e cerca acqua ovunque, va portato dal veterinario: è uno dei primi segnali di malattia renale, diabete e ipertiroidismo, e vale in tutte le razze. La soglia oltre la quale il consumo diventa sospetto e gli esami da chiedere sono descritti in il gatto beve troppo. Un cambiamento improvviso è sempre un dato clinico, mai una stranezza caratteriale.