Carattere e convivenza in famiglia del British Shorthair

Foto: Prskavka · Public domain · via Wikimedia Commons
Un gatto che sta vicino, non in braccio
La descrizione che ne dà la CFA è insolitamente diretta per un documento di razza: il British Shorthair sorveglia la famiglia da una certa distanza, distribuisce attenzione a tutti invece di eleggere una persona sola e preferisce essere invitato sul divano piuttosto che saltarci sopra. La vicinanza gli piace, il contenimento no, e per chi ci vive ogni giorno la differenza fra le due cose è enorme. Vuole i piedi per terra e la propria dignità intatta.
Tradotto in pratica: ti segue di stanza in stanza, si accuccia a mezzo metro, ti guarda lavorare, dorme sulla poltrona accanto alla tua. Se lo sollevi si irrigidisce e appena può scivola via, spesso subito dopo una carezza che sembrava gradita. Non è freddezza ed è lo stesso meccanismo per cui il gatto scappa dopo le coccole: il contatto ha una soglia, e questa razza ce l’ha più bassa di altre.
Perché delude chi cerca un peluche
L’aspetto lavora contro di lui. Testa tonda, guance piene, occhi arancioni enormi, corpo imbottito: è il gatto che nelle fotografie sembra un orsacchiotto e che molte persone comprano immaginando un animale da tenere in braccio davanti alla televisione. Poi arriva a casa e chiede l’esatto contrario. Nessun gatto deve farsi prendere in braccio, ma qui la distanza fra l’aspetto e il comportamento è così ampia da produrre delusione, e la delusione produce cessioni.
Chi accetta lo scambio ottiene un convivente straordinariamente stabile: molto tempo condiviso, poco contatto fisico imposto. Il British si fa accarezzare seduto vicino, appoggia la testa, resta nella stanza per ore, ma sceglie lui quando e quanto. Vale la pena imparare i segnali di chiusura, dalla coda che si irrigidisce alle orecchie che ruotano indietro, perché in un gatto che protesta poco quei dettagli valgono più di qualsiasi descrizione di razza.
Con bambini, cani e altri gatti
La tolleranza del British è alta e la reattività bassa: raramente soffia, raramente graffia, più spesso si alza e se ne va. È un buon profilo per una casa con bambini, a patto che i bambini imparino la regola principale, cioè che questo gatto non si insegue e non si solleva. Le indicazioni generali su il gatto e i bambini valgono qui in modo particolarmente stringente, perché un gatto che non protesta si limita a subire.
Con altri gatti la convivenza funziona se il coinquilino non è un tipo insistente: un soggetto molto attivo tende a coinvolgerlo in giochi che lui interrompe presto. L’inserimento va fatto per gradi, con separazione iniziale e scambio di odori, come si fa con qualsiasi razza; nelle prime settimane un diffusore Feliway Classic abbassa un po’ la tensione ambientale. Con i cani tranquilli il rapporto è di solito una convivenza cortese e distante.
Solitudine, routine e la calma che non è indifferenza
Regge la solitudine meglio di molte razze orientali, e questo lo ha reso popolare fra chi lavora fuori casa. Non significa che stia bene lasciato solo dieci ore al giorno: significa che protesta poco e che i segnali di disagio sono discreti, come il sonno che si allunga, il gioco che sparisce e il cibo che diventa l’unica attività della giornata. Un gatto silenzioso non è per forza un gatto sereno, e la calma può nascondere la noia: è la trappola tipica di questa razza.
La routine conta più della compagnia continua. Orari prevedibili per pasti e gioco, un punto di riposo tranquillo e appartato, una finestra con vista occupano bene le ore vuote. Una cuccia nido morbida e lavabile in un angolo poco trafficato gli dà il posto sicuro che le linee guida AAFP e ISFM mettono al primo posto fra i bisogni ambientali. Il resto è tutto quello che si dice sul gatto lasciato solo, senza sconti di razza.