Origine e storia del British Shorthair

Foto: Prskavka · Public domain · via Wikimedia Commons
Dal gatto dei fienili al ring del Crystal Palace
Il British Shorthair non nasce da un progetto di laboratorio: nasce dalla selezione di gatti che c’erano già. Nel 1871 la prima grande esposizione felina moderna, al Crystal Palace di Londra, giudica i comuni gatti britannici a pelo corto secondo criteri scritti, e da quel momento comincia il lavoro che premia il soggetto tozzo, dal muso rotondo e dal mantello compatto. Non era un gatto raro: era il gatto dei fienili e dei magazzini portuali, promosso al rango di razza da un verdetto di concorso.
La differenza fra quel gatto e il British di oggi sta tutta nella costanza. Un secolo e mezzo di selezione ha reso prevedibile ciò che prima era casuale: testa rotonda, torace ampio, zampe corte e forti, carattere quieto. Il gatto dei fienili però cacciava, si arrampicava e viveva all’aperto, mentre il suo discendente passa quasi tutta l’esistenza fra quattro mura. Diverse fragilità della razza nascono esattamente da questo scarto, e riguardano tutto quello che vale per il gatto in appartamento.
Due guerre, pochi riproduttori e l’innesto del persiano
La seconda guerra mondiale quasi cancella la razza. Gli allevamenti si svuotano, i riproduttori disponibili si contano sulle dita, e per non perdere il tipo gli allevatori ricorrono a gatti domestici a pelo corto e al persiano. La CFA lo racconta senza giri di parole nella storia ufficiale della razza. È una scelta pragmatica che la salva e insieme la cambia: dal persiano arrivano la rotondità del cranio, la larghezza del muso e parte della densità del mantello.
Quell’innesto ha lasciato tracce che riguardano la salute, non solo l’estetica. Il laboratorio di genetica veterinaria della UC Davis elenca fra i test disponibili per il British Shorthair il rene policistico PKD1 e l’atrofia progressiva della retina PRA-pd, due patologie descritte nel persiano e nei suoi discendenti. Un patrimonio genetico ricostruito su pochi fondatori concentra le varianti rare, ed è uno dei motivi per cui le razze pure hanno mediamente una aspettativa di vita inferiore a quella dei meticci.
Che cosa chiede lo standard: massiccio, compatto, con il sottopelo
Nello standard FIFe il British Shorthair sta in categoria 3 e viene descritto con poche parole molto vincolanti: corpo muscoloso e compatto, torace ampio, spalle e dorso solidi, zampe corte e robuste, piedi rotondi, coda corta e spessa con la punta appena arrotondata. La testa è rotonda e massiccia, il naso corto, largo e diritto, con una lieve depressione che non deve mai diventare uno stop. Le orecchie sono piccole e ben distanziate, gli occhi grandi, tondi e molto aperti.
Il punto tecnicamente più interessante è il mantello. Lo standard chiede un pelo corto e denso, che non aderisce al corpo e che poggia su un buon sottopelo, con una consistenza descritta come croccante al tatto. Quel doppio strato è la ragione per cui perde tantissimo nei cambi di stagione: una passata settimanale con una spazzola con pettine per cani e gatti toglie il grosso, ma chi lo sceglie immaginando un gatto che non perde il pelo ha sbagliato previsione.
Il blu che ha coperto tutti gli altri colori
Nell’immaginario comune il British è grigio azzurro con occhi rame, e per decenni in molti paesi si è chiamato semplicemente Blu di Britannia. È una semplificazione: lo standard riconosce nero, cioccolato, lilla, rosso, crema, cannella, fulvo, le tartarugate, i fumo, gli ombreggiati, tutte le varianti tabby, i bicolori e persino le versioni colourpoint. Il blu ha vinto sul mercato, non sul regolamento, e ha oscurato varietà altrettanto antiche che oggi si vedono soprattutto nelle esposizioni.
Alla stessa famiglia appartiene il British Longhair, riconosciuto dalla FIFe nel 2017, che condivide quasi ogni requisito e se ne distacca solo per il mantello semilungo, doppio, con la gorgiera. Per anni i soggetti a pelo lungo nati da linee British sono stati considerati un incidente da non registrare. In entrambi i casi si parla di gatti bassi e pesanti, che si sdraiano più di quanto saltino: la cuccia viene usata più della mensola, e una cuccia a ciambella da 50 cm è la misura giusta per un adulto.