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Curiosità e aneddoti sul Japanese Bobtail

Japanese Bobtail tricolore con la coda a pompon

Foto: ようてい · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons

Il gatto del maneki-neko

La statuetta con la zampa alzata che si vede all’ingresso di ristoranti e negozi è il maneki-neko, e nasce nel periodo Edo attorno ad alcuni templi dell’attuale Tokyo. La leggenda più raccontata è quella del tempio Gotokuji, dove un gatto avrebbe fatto cenno al signore Ii Naotaka di entrare, salvandolo da un temporale improvviso; per gratitudine il nobile finanziò il tempio che stava andando in rovina. La figura porta fortuna al commercio, ed è per questo che sta vicino alla cassa.

Guardando una statuetta tradizionale si notano due dettagli: il mantello a tre colori e la coda corta. Sono le stesse caratteristiche del Japanese Bobtail nella sua versione più classica, la mi-ke, ed è la ragione per cui la razza viene chiamata il gatto del maneki-neko. Attenzione a non tirare troppo la corda: la statuetta è un’immagine popolare, non il ritratto di un allevamento, e l’associazione racconta quanto quel tipo di gatto fosse comune per strada, non che qualcuno lo avesse selezionato.

Mi-ke: perché le tricolori sono quasi sempre femmine

Il mantello mi-ke unisce nero, rosso e bianco, ed è la combinazione più identificata con la razza. Dietro c’è una delle poche cose davvero eleganti della genetica felina: il gene che produce il rosso sta sul cromosoma X. Un maschio ha un solo cromosoma X, quindi può essere rosso oppure non rosso, ma non entrambe le cose; una femmina ne ha due e può portare un allele diverso su ciascuno. Servono due cromosomi X per avere insieme nero e rosso sullo stesso gatto.

Il disegno a chiazze nasce da un fenomeno che si chiama inattivazione dell’X: nell’embrione femminile, in ogni cellula uno dei due cromosomi X viene spento a caso, e le cellule che discendono da quella mantengono la scelta. Il risultato è un mosaico, con zone che esprimono il rosso e zone che esprimono il nero, mentre il bianco è dato da un altro gene, quello della pezzatura. Il tutto è stato ricondotto nel 2025 a una delezione nel gene ARHGAP36, descritta su Current Biology.

I maschi tricolori esistono ma sono rarissimi e quasi sempre portatori di un assetto cromosomico anomalo, di solito due X e una Y, condizione che nella grande maggioranza dei casi li rende sterili. È il motivo per cui un allevatore serio non promette maschi mi-ke e chi li promette sta vendendo un’idea. Vale la pena saperlo anche solo per non pagare un sovrapprezzo su una caratteristica che non dipende dall’allevamento ma dal caso, e che di per sé non ha effetti sulla salute del gatto.

Ogni coda è diversa da tutte le altre

La CFA descrive il pompon della razza come unico quanto un’impronta digitale: curve, angoli e nodi si combinano in modo diverso in ogni soggetto, e il pelo che cresce in tutte le direzioni nasconde la struttura sottostante. Lo standard chiede che la coda sia chiaramente visibile e non si allunghi oltre le tre pollici dal corpo, e ammette che sia rigida oppure flessibile. Non esiste una coda corretta e una sbagliata: ogni pompon è un esemplare unico.

La conseguenza pratica riguarda la comunicazione. Il gatto usa la coda per segnalare stati d’animo, e un gatto con pochi centimetri di coda ha meno margine per farlo, quindi si affida di più a orecchie, postura e pupille. Chi arriva da un gatto a coda lunga deve rileggere i segnali con altri parametri, e il repertorio completo, comprese le parti che restano leggibili anche in un bobtail, è raccolto in cosa dice la coda del gatto.

Nekomata, code tagliate e altre storie

Nel folklore giapponese esiste una figura chiamata nekomata, un gatto che invecchiando si trasformerebbe in una creatura soprannaturale con la coda biforcuta. La credenza si diffonde nel periodo Edo e ha avuto una conseguenza concreta e spiacevole: in alcune zone ai gattini venivano tagliate le code, nella convinzione che una coda assente non potesse dividersi in due. È probabilmente da qui che nasce l’equivoco sulle code accorciate artificialmente, che la CFA smentisce esplicitamente per questa razza.

Le altre stranezze sono meno cupe. Molti soggetti riportano oggetti spontaneamente, molti giocano con l’acqua e la spostano fuori dalla ciotola con la zampa, per i motivi spiegati in perché il gatto rovescia l’acqua, e quasi tutti trovano il modo di aprire quello che è chiuso. Chi vuole assecondare la parte giocosa tenga a terra un cesto con qualche gioco leggero con piume e un po’ di erba gatta in foglie, che è la combinazione che funziona più spesso.

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