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Cura del pelo e salute del Japanese Bobtail

Japanese Bobtail tricolore con la coda a pompon

Foto: ようてい · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons

Un mantello senza sottopelo

La particolarità del pelo di questa razza è quello che manca. La CFA descrive nel pelo corto una tessitura morbida e serica priva di sottopelo evidente, e la conseguenza pratica è che il gatto perde poco e non si infeltrisce. Anche la varietà a pelo lungo, che ha ciuffi alle orecchie e alle dita e una coda vistosa, non tende a formare nodi proprio perché sotto non c’è la lanugine che nelle altre razze semilunghe si compatta. Meno sottopelo significa meno feltro, non meno manutenzione.

La CFA indica per il pelo corto qualche passata al mese e per il pelo lungo una frequenza maggiore, ma resta una razza facile: un pettine e spazzola per gatti usato una volta alla settimana basta, con attenzione al pompon e alle culotte, dove il pelo cresce in tutte le direzioni. Una perdita che aumenta nei cambi di stagione è normale, una caduta a chiazze o con croste non lo è mai: le cause da escludere sono quelle di perché il gatto perde il pelo.

La coda: qual è la mutazione e perché non è quella del Manx

Qui sta la parte che conta davvero, ed è anche quella che circola più confusa. Le due razze a coda corta più conosciute non condividono niente sul piano genetico. Il Manx dipende da varianti del gene T, e la stessa mutazione che accorcia la coda può interessare il sacro e il midollo spinale, con il quadro noto come sindrome del Manx. Nel Japanese Bobtail la variante è un’altra, un cambiamento nel gene HES7, coinvolto nella segmentazione degli somiti durante lo sviluppo embrionale.

Sul tipo di trasmissione va detta una cosa scomoda. La versione ripetuta ovunque, e che si trova anche in parte della pubblicistica di razza, è che si tratti di un carattere recessivo. Gli studi pubblicati dopo il 2015 dicono un’altra cosa: l’analisi di segregazione condotta dal gruppo di Leslie Lyons alla UC Davis e il lavoro cinese del 2016 sul gene HES7 concordano su una trasmissione autosomica dominante a espressività variabile, con la variante ormai fissata nella razza, dove tutti i soggetti testati risultavano omozigoti.

La differenza pratica, però, non sta nella parola dominante o recessivo: sta in dove si ferma il difetto. Nello studio radiografico pubblicato sul Journal of Feline Medicine and Surgery nel 2015 su ventiquattro Japanese Bobtail, i nodi della coda erano quasi tutti lontani dal sacro, e proprio per questo la probabilità di deficit neurologici associati risultava bassa. Non è stato osservato nessun caso di spina bifida, e le anomalie vertebrali riscontrate non erano associate a problemi di salute rilevanti negli animali esaminati.

Perché bobtail per bobtail qui non è un problema

Nel Manx la questione è seria: la mutazione è autosomica dominante e gli embrioni che ne ereditano due copie non arrivano alla nascita, tanto che il gene viene descritto come letale allo stato omozigote. Per questo gli allevatori di Manx accoppiano tradizionalmente i soggetti senza coda con soggetti a coda normale. Nel Japanese Bobtail non esiste niente di simile: la variante è fissata, i soggetti sono omozigoti e vivono normalmente, e due bobtail possono essere accoppiati senza il rischio che porta con sé la razza dell’isola di Man.

Questo non autorizza a considerare la razza esente da controlli. Un gattino con una malformazione grossolana della colonna, un’andatura anomala, un posteriore che si muove in blocco o difficoltà nel controllo di urine e feci va valutato dal veterinario prima di qualunque considerazione sulla razza, e un allevatore che minimizza segnali del genere è un problema a prescindere. Il fatto che un carattere sia benigno in media non dice niente sul singolo soggetto che hai davanti, e la visita di controllo prima dell’acquisto resta la regola.

Sordità nei bianchi con occhi azzurri e le altre voci del libretto

Nella razza il bianco è frequente, e su questo va fatta una distinzione che quasi nessun annuncio fa. Il bianco a macchie del mi-ke e dei bicolori dipende dalla pezzatura ed è innocuo. Il bianco pieno dipende invece dal gene W, lo stesso che secondo International Cat Care porta con sé occhi azzurri e sordità congenita: i soggetti con due occhi azzurri hanno da tre a cinque volte più probabilità di essere sordi, quelli con un occhio azzurro circa il doppio, e nei bianchi a pelo lungo il rischio di sordità bilaterale triplica.

La sordità congenita non si vede a occhio: un gattino sordo da un solo orecchio si comporta come gli altri, e anche uno sordo del tutto compensa benissimo in un ambiente noto. L’unico modo per saperlo è il test BAER, che registra la risposta uditiva del tronco encefalico ed è rapido e non invasivo. Un gatto sordo vive bene, ma va tenuto in casa, avvicinato senza spaventarlo e chiamato con vibrazioni o segnali visivi invece che con la voce.

Per il resto la razza non ha patologie ereditarie specifiche documentate: sia la CFA sia TICA la descrivono come sana e naturale, senza anomalie note legate alla coda. Restano da fare le cose che valgono per qualunque gatto, cioè profilo vaccinale aggiornato, controllo del peso, attenzione ai denti e visite più ravvicinate dopo i sette anni. Un gatto così attivo maschera bene il dolore articolare finché non smette di saltare: i segnali da leggere sono quelli descritti in l’artrosi del gatto, e quando compaiono conviene abbassare le mete e mettere a terra una cuccia morbida e lavabile.

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