Maobau

Cura del pelo e salute del Kurilian Bobtail

Kurilian Bobtail rosso con la coda corta, all'aperto

Foto: TRUE KURILIANS · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Due lunghezze di mantello, poca manutenzione

La razza esiste in due varietà. Quella a pelo corto ha un mantello raso, morbido e aderente, con un sottopelo moderato; quella a pelo semilungo aggiunge le culotte sulle cosce, i ciuffi fra le dita e la coda a pennacchio. In entrambi i casi il pelo è descritto come serico e poco incline a infeltrirsi, e una pettinata alla settimana basta per tenerlo in ordine, con qualche passaggio in più nei periodi di muta.

È una manutenzione bassa rispetto ad altre razze a pelo semilungo, ma bassa non vuol dire nessuna. Il sottopelo che si stacca durante la muta va tolto, altrimenti finisce nello stomaco del gatto o sui tessuti di casa: un pettine con spazzola per cani e gatti passato una volta alla settimana risolve, e la sessione vale anche come ispezione della pelle, dei denti e delle orecchie.

La coda a pompon: com’è fatta davvero

Lo standard TICA la descrive con precisione chirurgica: una coda formata da un minimo di due vertebre, con almeno una piega o una curva, che nell’insieme appare come un pompon o un pennello. La lunghezza percepita va da un paio a otto centimetri nella varietà a pelo corto, e può sembrare maggiore in quella semilunga per via del pelo. Le vertebre possono essere da due a dieci, curvate in direzioni diverse, e questo rende ogni coda diversa da tutte le altre.

In allevamento si usano nomi descrittivi per le forme ricorrenti: la scopetta, la spirale, il gancio. Non sono categorie ufficiali ma modi di raccontare una struttura che non si ripete mai identica, tanto che la coda funziona quasi come un’impronta del singolo gatto. Il giudizio si fa con le dita più che con l’occhio, palpando le vertebre sotto il pelo, e lo standard penalizza le code troppo lunghe e squalifica quelle prive di pieghe.

Perché non è la sindrome del Manx

Questa è la parte che conta di più e che circola più confusa. Nel gatto dell’Isola di Man la coda corta dipende da varianti del gene T, la stessa via di sviluppo che costruisce l’ultimo tratto della colonna: da lì il rischio di disgenesia sacrocaudale, spina bifida e problemi di continenza descritti nella scheda sulla salute del Manx. Nel Kurilian il meccanismo è un altro, e questo cambia tutto il quadro.

Lo studio pubblicato su PLOS Genetics nel 2021 su oltre undicimila gatti ha genotipizzato entrambe le famiglie di varianti. Quelle del gene T si trovano nel Manx e nel Cymric, sempre in una sola copia, perché la doppia copia non è compatibile con la vita prenatale. La variante associata alla coda corta dei bobtail asiatici, individuata nel gene HES7 e legata alla segmentazione del corpo durante lo sviluppo embrionale, risulta invece diffusa nel Kurilian Bobtail e nel Mekong Bobtail, ed era presente in doppia copia in tutti i Japanese Bobtail esaminati.

Le conseguenze pratiche sono due e vale la pena metterle in chiaro. La prima è che qui non esiste un omozigote letale: due copie della variante producono un gatto normale, e infatti nelle razze asiatiche il carattere è fissato. La seconda è che questa mutazione non porta con sé le malformazioni vertebrali dei gatti senza coda: lo standard TICA arriva a squalificare i soggetti con deformazioni della colonna, cioè esclude dalla riproduzione esattamente quello che nell’altra razza è parte del pacchetto.

Che cosa resta comunque da controllare

TICA definisce la razza robusta e priva di problemi di salute rilevanti, ed è una descrizione onesta, ma va letta per quello che dice: nessuna malattia di linea è stata caratterizzata, non che nessuna esista. È una popolazione piccola, poco studiata e non coperta dai grandi programmi di screening costruiti attorno alle razze più diffuse, quindi l’assenza di dati non è una garanzia. Chi compra dovrebbe chiedere lo stesso ciò che chiederebbe altrove.

In pratica: ecocardiografia dei riproduttori per la cardiomiopatia ipertrofica, che è la cardiopatia più comune del gatto in generale, test per il rene policistico, controllo dello stato virale, e un pannello genetico ampio, strumento che lo stesso lavoro su PLOS Genetics indica come utile nelle razze giovani per capire quali varianti siano entrate nella popolazione fondatrice. Per il resto valgono le regole di sempre: vaccinazioni, controlli annuali, bocca controllata a ogni occasione e frequenza raddoppiata quando il gatto entra nella seconda parte della vita, come per il gatto anziano. Un trasportino rigido che si apre dall’alto tenuto aperto in casa rende quelle visite molto meno faticose per tutti.

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