Cura del pelo e salute del Manx

Foto: TheEaterofCorn · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Un doppio mantello che va pettinato davvero
Il Manx ha un doppio mantello folto e imbottito, con un sottopelo denso che serviva a reggere il clima dell’isola. La CFA indica una pettinatura due o tre volte al mese per la varietà a pelo corto e una passata settimanale per il Cymric a pelo semilungo, con un pettine a denti larghi e attenzione alle zone che si infeltriscono per prime: ascelle, inguine, dietro le orecchie. Un pettine e spazzola per doppio pelo è l’unico attrezzo indispensabile.
Nei cambi di stagione la perdita aumenta ed è fisiologica, mentre una caduta a chiazze, con croste o zone arrossate, non lo è mai: le cause possibili e quando portarlo dal veterinario sono raccolte in perché il gatto perde il pelo. Pettinare serve anche a controllare: sotto un sottopelo così fitto un nodulo o una dermatite restano invisibili per settimane se ci si limita a guardare il gatto da lontano.
La sindrome del Manx: che cos’è davvero
Va detto senza giri di parole, perché è la cosa più importante di questa razza. La mutazione che toglie la coda agisce sullo sviluppo della parte terminale della colonna, e in una quota di soggetti l’effetto non si ferma alle vertebre caudali: coinvolge il sacro e il midollo spinale. Il quadro che ne deriva si chiama sindrome del Manx, e in letteratura veterinaria compare come disgenesia sacrocaudale, spesso associata a spina bifida, cioè alla mancata chiusura degli archi vertebrali.
Il manuale Merck classifica la disgenesia sacrocaudale del Manx come carattere autosomico dominante e ricorda che, quando il midollo è coinvolto, i segni tipici sono deficit del motoneurone inferiore agli arti posteriori e incontinenza urinaria o fecale, con prognosi cattiva nei casi con deficit importanti. Alla spina bifida possono associarsi meningocele, meningomielocele, idromielia e siringomielia. Non è un difetto estetico: è una malformazione del sistema nervoso con conseguenze sulla vita del gatto.
La frequenza non è trascurabile. In uno studio ormai classico di DeForest e Basrur, pubblicato nel 1979, sette gattini su quarantaquattro presentavano anomalie congenite gravi, e tutti appartenevano al tipo completamente privo di coda. È il dato che spiega perché il rumpy, cioè il soggetto più premiato in esposizione, sia anche quello statisticamente più esposto: si premia il fenotipo più a rischio, ed è una contraddizione che la razza non ha ancora risolto.
I segni da riconoscere: andatura, vescica, intestino
I soggetti colpiti mostrano un’andatura caratteristica a saltelli, con i posteriori che si muovono insieme e un appoggio plantigrado, cioè con più superficie della zampa a terra rispetto al normale. Nei casi lievi si vede soltanto una corsa un po’ strana, che molti proprietari archiviano come una simpatica stranezza; nei casi gravi il gatto fatica a reggersi in piedi e trascina il treno posteriore. I segni possono essere evidenti alla nascita oppure comparire nelle prime settimane o nei primi mesi, man mano che il gattino cresce e chiede di più alla sua colonna.
L’altro fronte è quello sfinterico. L’innervazione compromessa produce incontinenza urinaria e fecale, con dermatiti secondarie nella zona perineale, oppure il quadro opposto, cioè stipsi cronica che può evolvere in megacolon. Un gatto che sporca fuori dalla lettiera va sempre indagato dal punto di vista medico prima che comportamentale, e in questa razza a maggior ragione: le cause e l’ordine in cui vanno escluse sono in perché il gatto non usa la lettiera.
Chi convive con un soggetto lievemente colpito può fare parecchio per la qualità della vita: lettiere a bordo basso e accessibili, substrato morbido, igiene quotidiana della zona perineale, controllo del peso, gestione della stipsi concordata con il veterinario. Una lettiera vegetale poco polverosa riduce l’irritazione della pelle nei gatti che si sporcano, e va cambiata più spesso del normale. Molti soggetti vivono bene, con una qualità di vita normale e un’aspettativa ordinaria, ma vanno seguiti dal veterinario nel tempo e non lasciati andare avanti sperando che il quadro si sistemi da solo.
Artrosi del moncone e le altre voci
Chi ha uno stumpy, cioè un gatto con un moncone di coda, deve tenere d’occhio quella zona: le vertebre deformate possono sviluppare artrosi dolorosa, e il gatto lo segnala smettendo di farsi toccare il posteriore, evitando i salti o cambiando il modo in cui si siede. Il dolore articolare nel gatto è subdolo e quasi mai si manifesta con una zoppia evidente: i segnali da imparare a leggere sono gli stessi descritti in l’artrosi del gatto.
In letteratura oftalmologica è descritta anche una distrofia corneale ereditaria nel Manx, segnalata da un lavoro preliminare degli anni Settanta, che si manifesta come un’opacità della cornea. Per il resto valgono le regole di qualunque gatto: vaccinazioni aggiornate, controlli annuali e semestrali dopo i sette anni, attenzione ai denti e al peso. Il peso conta doppio in un animale la cui colonna e il cui treno posteriore lavorano già in condizioni non ottimali.