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Origine e storia del Manx

Cucciolo di Manx grigio disteso sull'erba

Foto: TheEaterofCorn · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Un’isola piccola e una mutazione che resta

Il Manx viene dall’Isola di Man, nel mare d’Irlanda, dove i gatti senza coda sono documentati almeno dal Cinquecento. La spiegazione non è misteriosa ed è la stessa che vale per molti caratteri strani delle popolazioni insulari: una mutazione comparsa in un gruppo chiuso, senza scambio genetico con la terraferma, si diffonde in poche generazioni finché diventa la norma locale. Su un’isola le mutazioni non si diluiscono, e quello che altrove sarebbe un caso isolato lì diventa la caratteristica di tutti.

La mancanza di coda non è un accorciamento estetico del pelo o della pelle: dipende da una mutazione che agisce sullo sviluppo della colonna vertebrale, cioè sulle ultime vertebre e sulla struttura che le accompagna. È un dettaglio che sembra tecnico e invece è il centro di tutta la questione, perché la stessa mutazione che toglie la coda può toccare anche il tratto sacrale e il midollo spinale. Il Manx non è un gatto normale a cui manca un pezzo: è un gatto con una colonna diversa.

Noè, i galeoni e le altre leggende

L’isola ha prodotto un piccolo repertorio di storie per spiegare quei gatti. La più nota vuole che il gatto sia salito per ultimo sull’arca di Noè e che la porta, chiudendosi, gli abbia tranciato la coda. Un’altra racconta di gatti scampati al naufragio dei galeoni dell’Invincibile Armada, arrivati a nuoto fino alla costa. Una terza, più recente e più tenace, sostiene che il Manx nasca da un incrocio fra gatto e coniglio, cosa geneticamente impossibile. I gatti sulle navi però c’erano davvero, imbarcati come cacciatori di topi, e quell’istinto predatorio è lo stesso che si vede ancora oggi in casa, come spiega perché il gatto porta le prede.

Le leggende hanno avuto vita facile perché la spiegazione vera è arrivata tardi e non è confortante. Il carattere che rende la razza riconoscibile è lo stesso che le porta i suoi problemi di salute, e questo nel Novecento non si diceva volentieri. La razza nasce da un difetto, per quanto la parola suoni male in un catalogo di allevamento, e questo è il motivo per cui oggi la selezione del Manx richiede più prudenza di quella di quasi ogni altra razza felina.

Dai primi ring alla registrazione del 1906

Il Manx è una delle razze fondatrici della gattofilia. Compare nei cataloghi delle prime esposizioni inglesi di fine Ottocento e la CFA lo registra fin dal 1906, quando comincia a tenere i propri libri genealogici; TICA lo riconosce nel 1979. In espositiva la razza non ammette incroci con altre razze, il che significa che il pool genetico è quello che è e che ogni scelta di accoppiamento pesa sulla generazione successiva.

Il gatto che ne è uscito è compatto e rotondo, con il posteriore più alto dell’anteriore, la schiena corta e arcuata e un doppio mantello folto: la CFA lo descrive spesso ricorrendo alla parola imbottito. È un animale muscoloso e più pesante di quanto la taglia suggerisca, e questa struttura ha conseguenze pratiche su come si muove e su quanto pesa ogni salto. Una spazzola per doppio pelo è l’attrezzo di base per una razza con questo tipo di mantello.

Il Cymric: lo stesso gatto con il pelo semilungo

Il Cymric non è una razza diversa: è il Manx a pelo semilungo. TICA li tiene insieme nello stesso gruppo di razza e precisa che i due si distinguono solo per la lunghezza del pelo, condividendo lo stesso standard. Vale quindi tutto quello che si dice del Manx, dalla genetica della coda alla gestione sanitaria, con l’unica differenza della manutenzione del mantello: pettinatura settimanale con un pettine a denti larghi invece che qualche passata al mese.

Da dove venga il pelo lungo è una questione aperta. La CFA riferisce l’ipotesi che il gene sia arrivato durante il lungo dominio vichingo sull’isola, portato dagli antenati degli attuali gatti delle foreste norvegesi. Al di là dell’origine, il Cymric ha gli stessi rischi del Manx, e chi lo sceglie perché lo trova più elegante deve fare esattamente le stesse domande all’allevatore. Il gatto va comunque scelto sulla salute, non sulla lunghezza del pelo, e le esigenze quotidiane restano quelle di il gatto in appartamento di qualunque razza, a partire da una struttura verticale come un albero per gatti da 112 centimetri con piattaforme raggiungibili senza salti lunghi.

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