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Gattini e riproduzione del Devon Rex

Devon Rex dal pelo ondulato e le orecchie larghe, seduto

Foto: Pathfinder Linden · CC BY 2.0 · via Wikimedia Commons

I referti che un allevamento deve mostrarti

La differenza fra un allevamento e un rivenditore si misura in referti, non in fotografie. Vanno chiesti il pedigree di un’associazione riconosciuta, il libretto sanitario con vaccinazioni e sverminazioni e soprattutto la documentazione sanitaria dei due riproduttori. Un allevamento serio testa e mostra i referti senza che tu debba insistere, e senza spiegazioni sul perché nel suo caso quegli esami non servano o siano troppo costosi. Un referto è un documento di laboratorio con il nome del gatto, il numero di microchip e il genotipo scritto per esteso, non una rassicurazione data al telefono.

I documenti da chiedere sono tre. Il primo è il test del DNA per la sindrome miastenica congenita legata al gene COLQ, la miopatia ereditaria della razza, che la UC Davis esegue su tampone boccale distinguendo N/N, N/CMS e CMS/CMS. Il secondo è l’ecocardiografia dei riproduttori fatta da un cardiologo e ripetuta negli anni, perché per il Devon Rex non esiste un test genetico validato per la cardiomiopatia ipertrofica. Il terzo, quello che quasi nessuno chiede, è il gruppo sanguigno.

Il gruppo sanguigno: l’esame di cui non parla nessuno

International Cat Care elenca il Devon Rex fra le razze con una prevalenza più alta di gatti di gruppo B, insieme a british shorthair e sacro di Birmania. Non è un dettaglio da laboratorio: una gatta di gruppo B possiede naturalmente anticorpi anti-A, che passano nel colostro. Se i gattini sono di gruppo A, il risultato può essere l’isoeritrolisi neonatale, cioè la distruzione dei globuli rossi del cucciolo nelle prime ore di vita.

Il quadro è drammatico e rapido: gattini che smettono di poppare, si indeboliscono, diventano pallidi, emettono urine scure per la presenza di emoglobina, a volte perdono la punta della coda o delle orecchie; alcuni muoiono improvvisamente senza segni premonitori. La prevenzione è semplice e la trattazione clinica è chiara: evitare del tutto la riproduzione con soggetti di gruppo B, oppure accoppiare le femmine B solo con maschi B, oppure separare i gattini dalla madre per le prime ventiquattro ore.

Per chi compra, la domanda da fare è una sola: di che gruppo sono i genitori e come è stata gestita la cucciolata. Un allevatore che conosce la risposta e sa spiegare perché conta sta lavorando bene; uno che non sa di cosa si stia parlando sta allevando una razza a rischio senza conoscerne i rischi. È un esame economico, si fa una volta sola nella vita del riproduttore e vale anche in caso di trasfusione.

Parto e prime settimane

La gestazione dura circa nove settimane, ma in questa razza il parto merita più attenzione della media. Lo studio di Gunn-Moore e Thrusfield pubblicato su Veterinary Record nel 1995, condotto su 2.928 cucciolate, ha rilevato distocia nel 5,8% dei parti complessivi contro lo 0,4% delle colonie di gatti non di razza, e il valore più alto in assoluto è stato registrato proprio nel Devon Rex, con il 18,2% delle cucciolate. Il veterinario va allertato prima della data prevista, non durante.

Nelle prime settimane il lavoro lo fa la madre, e l’intervento umano serve a garantire un ambiente caldo, riparato e silenzioso e a pesare i gattini ogni giorno alla stessa ora. Una cuccia nido morbida e lavabile in un angolo poco frequentato basta e avanza. La bilancia serve anche a intercettare presto i segni della miopatia ereditaria, che possono comparire già intorno alle tre settimane, e i tempi del passaggio al cibo solido sono quelli di lo svezzamento del gattino.

Quando arriva a casa

La finestra sensibile per la socializzazione del gatto si chiude presto, molto prima che nel cane, e un gattino cresciuto senza incontrare persone, rumori domestici e altri animali resta timoroso da adulto. In una razza che vive di contatto il problema è doppio, perché il gatto continuerà comunque a cercare le persone senza saper gestire l’incontro. I passaggi utili e i tempi entro cui farli sono elencati in la socializzazione del gattino.

Nei primi giorni conviene limitare lo spazio a una stanza calda con tutte le risorse a portata e allargarlo per gradi, usando all’inizio lo stesso substrato di lettiera dell’allevamento, come spiegato in la prima lettiera del gattino. Un trasportino morbido per il trasferimento va bene per il viaggio di arrivo, ma il modello rigido servirà comunque per le visite, e conviene comprarlo subito invece di scoprirlo il giorno del primo appuntamento.

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