Educazione e intelligenza del Somalo

Foto: Pieter Lanser from The Netherlands · CC BY 2.0 · via Wikimedia Commons
Impara in fretta, si annoia altrettanto in fretta
Il somalo è fra i gatti che rispondono meglio all’addestramento con rinforzo positivo, perché unisce curiosità e voglia di interagire. Con un clicker e un premio si insegnano in poche sedute il target con il naso, il salto su una postazione a comando, l’entrata nel trasportino. La condizione è la brevità: due o tre minuti per volta, sempre prima del pasto. Le sessioni lunghe rovinano l’esercizio, perché il gatto smette di partecipare molto prima di noi.
Quello che non funziona è la punizione, in tutte le sue forme, dal getto d’acqua alla voce alzata. Insegna solo che la persona è imprevedibile e il comportamento riprende quando non siamo in stanza, mentre in una razza sensibile e reattiva il danno sul rapporto è più rapido che altrove. Il quadro di quello che i gatti sanno davvero fare, senza esagerazioni né sottovalutazioni, è in quanto è intelligente un gatto, e vale la pena leggerlo prima di decidere che il proprio non impara.
Il trasportino e le visite, che qui sono molte
Un somalo fa più visite veterinarie della media: controlli oculistici, prelievi per l’emocromo, esami del rene con l’età. Insegnargli a entrare nel trasportino da solo non è un vezzo ma un investimento sanitario, e si ottiene lasciandolo aperto in casa tutto l’anno, con dentro una coperta e ogni tanto un bocconcino. Un trasportino rigido omologato IATA apribile dall’alto e smontabile in due metà permette di visitare il gatto lasciandolo seduto nella parte inferiore, che è la differenza fra un controllo veloce e mezz’ora di contenimento.
Il percorso completo, con i tempi realistici e gli errori tipici, è in il gatto e il trasportino, mentre il confronto fra modelli rigidi e morbidi è nella guida ai migliori trasportini per gatti. Non si comincia la mattina della visita: un gatto inseguito per casa dieci minuti prima arriva già in allarme, e un prelievo su un animale in tensione dà anche risultati meno leggibili, con glicemia e valori dello stress alterati dalla corsa appena fatta.
Farsi maneggiare: pelo, occhi, bocca
Il secondo blocco di esercizi utili riguarda il corpo. Un gatto che accetta di essere pettinato, di farsi guardare gli occhi con una luce, di farsi aprire la bocca e toccare le zampe rende possibili controlli che altrimenti richiedono contenimento o sedazione. Si costruisce a piccoli passi, un tocco alla volta seguito da un premio, interrompendo prima che il gatto si irrigidisca. Meglio fermarsi troppo presto che una volta di troppo, perché il ricordo negativo pesa a lungo.
In una razza a rischio di atrofia retinica, abituare il gattino a farsi esaminare gli occhi ha un valore concreto: i controlli oculistici periodici diventano una routine breve invece di una lotta. Lo stesso vale per la pesata mensile, che nel gatto è il sistema più economico per accorgersi per tempo di un problema. Un cucciolo che sale volontariamente su una bilancia da cucina è il risultato di cinque minuti di lavoro fatti nel momento giusto.
Canalizzare l’iniziativa invece di reprimerla
Molti comportamenti fastidiosi del somalo sono iniziative sensate messe nel posto sbagliato: aprire un’anta è esplorazione, spingere un oggetto dal bordo è manipolazione, seguire una persona in bagno è interesse sociale. Reprimerli senza offrire un’alternativa produce solo un gatto che li ripete di nascosto. La strategia che funziona è dare un canale legittimo, cioè giochi che richiedano di risolvere qualcosa, superfici da esplorare in altezza e appuntamenti fissi di attività condivisa distribuiti nell’arco della giornata.
Un oggetto che si muove da solo copre le ore in cui non c’è nessuno: una palla interattiva ricaricabile funziona bene con i soggetti che si attivano da soli, mentre i gatti più sociali hanno bisogno di una persona che partecipi. Il gioco autonomo non sostituisce quello condiviso, lo affianca: nessun accessorio elettronico regge il confronto con dieci minuti di caccia vera fatti prima di cena, con una persona che muove la preda in modo credibile.