Gattini e riproduzione del Somalo

Foto: Pieter Lanser from The Netherlands · CC BY 2.0 · via Wikimedia Commons
I referti che un allevamento deve mostrare
Nel somalo la selezione seria si riconosce da tre documenti, e sono documenti che esistono davvero: il test per l’atrofia retinica rdAc, quello per la forma Rdy e quello per il deficit di piruvato chinasi, eseguiti sui riproduttori. Non sono esami esotici, li fanno laboratori universitari e privati con un semplice tampone boccale. Chi non li mostra non li ha fatti, e la frase «i miei gatti stanno benissimo» non sostituisce un referto.
International Cat Care aggiunge una condizione che quasi nessuno controlla: il risultato deve essere collegabile all’identificazione permanente dell’animale, cioè al microchip, e il prelievo dovrebbe essere fatto in modo verificabile. Un certificato che non si può ricondurre con certezza a quel gatto vale poco, perché il campione può venire da un altro soggetto. Chiedere di vedere il numero di microchip sul referto è una domanda legittima e un allevatore serio la trova normale.
Come si leggono i risultati
Per le due malattie recessive, rdAc e deficit di piruvato chinasi, ogni gatto può risultare sano, portatore o affetto. Un portatore non si ammala e non va escluso dalla riproduzione, perché toglierlo restringerebbe inutilmente il patrimonio genetico della razza: va solo accoppiato con un soggetto sano, in modo che non nascano affetti. Due portatori insieme non si accoppiano mai, perché una parte della cucciolata riceverebbe la doppia copia e si ammalerebbe.
Per la forma Rdy il ragionamento cambia, perché la trasmissione è dominante: una sola copia rende il gatto affetto, e un affetto trasmette la mutazione a metà dei figli. In questo caso non esistono portatori sani e i soggetti positivi vanno tenuti fuori dalla riproduzione. È utile anche sapere che la sterilizzazione dei soggetti ceduti come compagni, spiegata in la sterilizzazione del gatto, fa parte dei contratti degli allevamenti seri.
Cucciolata, svezzamento e un mantello che arriva dopo
I gattini di somalo nascono con il pelo corto e restano a lungo somigliantissimi a piccoli abissini: la lunghezza si vede prima sulla coda e sulla gorgiera, mentre il resto arriva con calma e lo standard indica che il mantello completo non è definitivo prima dei due anni. Anche il colore si assesta lentamente, e il ticking di un cucciolo di tre mesi non dice ancora molto su come sarà quel gatto da adulto.
Lo svezzamento comincia intorno alle quattro settimane e si completa gradualmente, ma la parte importante è un’altra: il periodo fra le due e le sette settimane, in cui il gattino impara che cosa è normale nel mondo. Il percorso è in la socializzazione del gattino e nelle tappe descritte in lo svezzamento del gattino. Prima delle dodici settimane non si cede un gattino, in nessuna razza: il morso inibito e la tolleranza alla frustrazione si imparano giocando con i fratelli, e dopo non si recuperano.
Il primo mese a casa
Si parte da una stanza sola con lettiera, acqua, cibo e un nascondiglio, e si allarga lo spazio nei giorni successivi: con un cucciolo così intraprendente conviene anche fare il giro della casa in cerca di fili scoperti, finestre a vasistas e detersivi raggiungibili. Il substrato della prima lettiera va tenuto uguale a quello usato dall’allevamento, e una lettiera in bentonite da 10 litri si cambia gradualmente più avanti se serve.
Sui morsi la regola è una sola e va applicata da tutti in famiglia: le mani non sono un gioco. Un gattino di questa razza è velocissimo e impara subito quale bersaglio funziona, quindi conviene avere sempre a portata un set di bacchette con piume da sostituire alle dita e interrompere il contatto quando il morso arriva. Interrompere il gioco è la conseguenza più efficace, molto più di qualunque rimprovero.