Alimentazione e fabbisogni nutrizionali del Somalo

Foto: Pieter Lanser from The Netherlands · CC BY 2.0 · via Wikimedia Commons
Un gatto che si muove, non un gatto che brucia tutto
La grande attività del somalo fa pensare che possa mangiare senza limiti, e non è così: il fabbisogno di un gatto adulto di taglia media resta modesto, e la differenza fra un soggetto attivo e uno sedentario è molto minore di quanto sembri guardandoli. La razione va calcolata sul peso ideale e corretta ogni mese sulla base della condizione corporea, non dell’impressione. Si pesa la razione, non si stima: il metodo è in quanto deve mangiare un gatto.
Il modo di distribuire il cibo, invece, conta molto. Un gatto così attivo trae vantaggio dai pasti frequenti e piccoli e dalle razioni nascoste in giro per casa, che allungano il tempo dedicato alla ricerca e riducono le richieste insistenti. Una parte della quota secca può essere messa dentro contenitori da rovesciare o dietro ostacoli, trasformando quaranta grammi di crocchette in mezz’ora di attività invece che in trenta secondi di ciotola.
Umido, secco e acqua
La formula più pratica resta mista, con l’umido come pasto principale per l’apporto di acqua e il secco riservato ai giochi distributori. Il confronto ragionato fra le due scelte, con i vantaggi reali e i luoghi comuni da scartare, è in crocchette o umido per il gatto. In una razza in cui il rene va tenuto d’occhio, mantenere le urine diluite non è un dettaglio estetico ma una scelta sanitaria di lungo periodo.
Sull’acqua il somalo gioca a favore, perché come l’abissino è spesso attratto dall’acqua corrente e la considera un’attività oltre che una necessità. Una fontanella per gatti da 2,5 litri aumenta le occasioni di bere, purché si smonti facilmente per il lavaggio settimanale. Le ciotole vanno lontane dal cibo e distribuite in più stanze, perché molti gatti rifiutano di bere accanto al posto in cui mangiano e perché una sola ciotola in cucina rende l’acqua un gesto occasionale invece che un’abitudine.
Quello che serve al mantello
Un pelo semilungo e fine si costruisce con una dieta completa, non con un integratore aggiunto a una base scadente: le proteine di buona qualità e gli acidi grassi essenziali sono il vero fattore, e qualunque alimento completo per gatti li contiene già nelle quantità stabilite. Le carenze visibili nel mantello sono rare nei gatti alimentati con prodotti completi, mentre sono frequenti nelle diete casalinghe improvvisate senza il supporto di un veterinario nutrizionista.
Il pelo ingerito è la variabile che l’alimentazione può aiutare a gestire. Una quota adeguata di fibra facilita il transito, e nei periodi di muta si può integrare con paste specifiche o con l’accesso a un vaso di erba: qualche foglia di erba gatta di qualità canadese funziona da stimolo, mentre l’erba da vaso favorisce l’espulsione. La spazzola resta lo strumento principale, perché il pelo tolto non è pelo da digerire.
Quando il problema non è il cibo
In un somalo che smette di mangiare, dimagrisce o diventa apatico, la prima ipotesi non deve essere il gusto della crocchetta. Una anemia da deficit di piruvato chinasi si presenta proprio così, con episodi di debolezza e calo di appetito che vanno e vengono, e lo stesso quadro può indicare un problema renale o dentale. Le cause più comuni, e i tempi entro cui muoversi, sono elencate in il gatto che non mangia.
La regola pratica è semplice e vale come promemoria: un gatto adulto che non mangia da più di ventiquattro ore va visitato, senza aspettare che si riprenda da solo. Il digiuno è pericoloso nel gatto più che in altre specie, perché il fegato mobilizza i grassi in modo massiccio e può andare incontro a una lipidosi epatica. Cambiare marca e insistere con bocconcini appetibili fa solo perdere giorni preziosi, e nel frattempo il quadro che ha causato il rifiuto continua a peggiorare senza essere stato identificato.