Curiosità e aneddoti sul Somalo

Foto: Pieter Lanser from The Netherlands · CC BY 2.0 · via Wikimedia Commons
Il gatto volpe
Il soprannome più diffuso della razza è gatto volpe, e per una volta il paragone non è una forzatura commerciale: mantello caldo di tonalità lepre, gorgiera pronunciata, culotte sulle cosce posteriori e soprattutto una coda molto folta che si allarga a pennacchio. Vista di profilo, con la coda alta e il pelo aperto, la somiglianza è evidente. La coda è il tratto più teatrale della razza, e nei soggetti giovani è anche l’ultima parte a completarsi.
La coda però non serve solo all’estetica: è uno degli strumenti di comunicazione più leggibili del gatto, e in una razza a pelo lungo i movimenti risultano amplificati e più facili da interpretare. Il repertorio completo, dalla coda dritta a punto interrogativo al pelo arruffato, è in cosa dice la coda del gatto. Osservarla in un somalo è più semplice che in un gatto a pelo corto, perché ogni oscillazione è visibile a distanza.
Un nome che indica un confine
Il nome della razza è una piccola lezione di geografia applicata all’allevamento. L’abissino prende il nome dall’Abissinia, cioè l’attuale Etiopia, sebbene la sua origine reale sia molto discussa e le analisi genetiche puntino piuttosto verso l’area costiera dell’Oceano Indiano. Quando è servito un nome per la variante a pelo lungo, la scelta è caduta sul paese confinante: il somalo è il vicino dell’abissino, e il nome dichiara la parentela invece dell’origine.
È una convenzione che dice molto su come funzionano i nomi delle razze feline: raramente indicano un luogo di provenienza documentato, più spesso raccontano una storia che gli allevatori hanno trovato efficace. Il somalo ha il vantaggio dell’onestà, perché non pretende di venire da nessuna parte: è nato negli allevamenti occidentali da un gene recessivo che nessuno aveva cercato, e il nome serve solo a ricordare da quale razza è uscito.
Ogni pelo è un tabby in miniatura
Il ticking è la ragione per cui un somalo non sembra tigrato pur essendolo: il disegno tabby, invece di comporre righe sul corpo, si distribuisce lungo il singolo pelo in due o tre bande di colore, con la punta scura. Il risultato cambia con la luce e con il movimento, e questa è la ragione per cui le fotografie rendono male la razza. Le righe restano visibili solo dove il pelo è più corto, cioè sul muso e sulle zampe.
Il ticking è anche il carattere che gli allevatori faticano di più a mantenere insieme al pelo lungo, perché su un pelo più lungo le bande si distanziano e il disegno rischia di sfumare. Lo standard chiede bande nette e ben contrastate, e in un cucciolo il risultato definitivo non è leggibile: il mantello si assesta verso i due anni, e un giudizio dato a quattro mesi sbaglia quasi sempre.
Rubinetti, ciotole e altre abitudini
L’attrazione per l’acqua è la curiosità che più colpisce chi arriva alla razza dai luoghi comuni sul gatto che odia bagnarsi: molti somali giocano nel lavandino, seguono chi va in bagno e considerano il rubinetto un intrattenimento. Il comportamento è comune anche in altre razze e la spiegazione, che riguarda la preferenza per l’acqua in movimento e lontana dal cibo, è in perché il gatto beve dal rubinetto, e vale la pena leggerla prima di chiudere il rubinetto per principio.
In pratica conviene sfruttarlo: una fontanella in acciaio da 2,6 litri trasforma un vizio in un aumento di liquidi assunti, che a lungo termine fa bene ai reni. L’altra abitudine tipica è l’esplorazione sistematica delle borse e dei sacchetti appena entrati in casa, dove qualche foglia di erba gatta nascosta diventa un gioco. Il somalo controlla tutto quello che arriva, e non smette con l’età: a dieci anni ispeziona la spesa con la stessa determinazione di quando ne aveva uno.