Curiosità e aneddoti sull’American Bobtail

Foto: torbakhopper from San Francisco [ dead link ] · CC BY 2.0 · via Wikimedia Commons
La lince che non c’è
È la storia più raccontata sulla razza e continua a comparire negli annunci: l’American Bobtail sarebbe nato dall’incrocio fra un gatto domestico e una lince rossa. La CFA la smentisce attribuendo la coda corta a una mutazione spontanea comparsa nella popolazione domestica, e vieta il sangue selvatico nel programma di razza. Il caso parallelo del Pixiebob è istruttivo: i test del DNA non hanno trovato marcatori di lince rossa nei soggetti esaminati.
La leggenda ha retto così a lungo per due motivi. Il primo è l’aspetto: sopracciglia folte, ciuffi sulle orecchie, andatura da felino selvatico e una coda corta sono esattamente ciò che un compratore associa alla lince. Il secondo è commerciale, perché il richiamo del selvatico giustifica prezzi più alti. Sapere che l’origine è banale, cioè un randagio raccolto in Arizona durante una vacanza, non toglie niente al gatto: toglie solo la patina agli annunci di vendita che la usano ancora oggi per giustificare i prezzi.
Una coda che non si può programmare
TICA sottolinea che la lunghezza della coda in questa razza non è controllabile in modo preciso: nella stessa cucciolata si trovano code di uno, due o quattro pollici, ognuna con una forma propria, e ogni soggetto è riconoscibile dalla sua. Lo standard CFA chiede una coda lunga circa la metà di una normale, larga alla base, flessibile ma mai fragile, visibile sopra la linea del dorso quando il gatto è attento e non più lunga della zampa posteriore distesa.
Questa variabilità ha una conseguenza sulla comunicazione. La coda è uno dei canali principali del gatto, e un soggetto che ne ha pochi centimetri deve appoggiarsi di più a orecchie, postura, pupille e distanza. Chi arriva da un gatto a coda lunga deve rifare l’occhio, perché i segnali ci sono ma sono altrove. Il repertorio completo, con le parti che restano leggibili anche in un bobtail, è in cosa dice la coda del gatto.
Tre anni per diventare adulto
TICA colloca la maturazione completa fra i due e i tre anni, un tempo lungo per un gatto e paragonabile a quello delle razze giganti. Nella pratica significa convivere per parecchio tempo con un animale che ha già dimensioni notevoli e comportamenti ancora da adolescente, con tutto quello che comporta in termini di gioco intenso e oggetti spostati. È anche il motivo per cui il giudizio sulla struttura di un soggetto non si può dare a sei mesi.
La lentezza dello sviluppo ha un risvolto pratico sulla gestione. Non va accelerata con le porzioni, perché una crescita rapida carica articolazioni ancora immature, ed è un errore che in una razza pesante si paga più che altrove. Nel frattempo conviene tenere alta la quota di gioco quotidiano, con una bacchetta con piume e sessioni brevi ma frequenti: un adolescente di sei chili annoiato trova sempre qualcosa da fare, e raramente è quello che vorresti. Nello stesso periodo conviene avere in casa un tiragraffi robusto in sisal già montato e stabile.
Quattro razze a coda corta, quattro storie diverse
L’errore più comune è mettere insieme tutti i gatti a coda corta come se fossero variazioni della stessa cosa. Il Manx viene dall’Isola di Man e la sua mutazione, che riguarda il gene T, può coinvolgere sacro e midollo spinale. Il Japanese Bobtail dipende da una variante del gene HES7 e non presenta quel quadro. Il Kurilian Bobtail arriva dalle isole Curili, l’American Bobtail dagli Stati Uniti: quattro mutazioni diverse, non una sola razza declinata in quattro modi.
Il corollario pratico è che le informazioni non sono intercambiabili. Quello che si legge sulla sindrome del Manx non si applica all’American Bobtail, e viceversa le rassicurazioni sulla salute di una razza non valgono automaticamente per l’altra. Chi sta scegliendo dovrebbe pretendere informazioni riferite alla razza specifica, e chi vende dovrebbe saperle dare. Nel dubbio valgono i controlli generali su andatura, colonna e continenza, che non fanno male a nessuno e che partono dall’osservazione dell’uso della lettiera, come spiegato in perché il gatto non usa la lettiera.