Origine e storia dell’American Bobtail

Foto: torbakhopper from San Francisco [ dead link ] · CC BY 2.0 · via Wikimedia Commons
Yodie, un randagio dell’Arizona e una vacanza
L’American Bobtail comincia alla fine degli anni Sessanta con un gattino raccolto durante un viaggio. TICA racconta che John e Brenda Sanders trovarono in Arizona un soggetto tigrato marrone con la coda corta e lo chiamarono Yodi; accoppiato con la loro gatta domestica Mishi, generò cuccioli che avevano ereditato quella coda. La CFA lo definisce il gatto concetto della razza e ricorda che fu incrociato anche con una siamese seal point. La razza nasce da un randagio, non da un progetto di selezione.
Il fatto che i figli di quel maschio nascessero a coda corta disse subito una cosa importante sulla genetica: la mutazione si comportava da carattere dominante, cioè bastava una copia perché il carattere comparisse. Da lì il lavoro degli allevatori si spostò dalla singola linea alla ricerca di altri gatti simili, e la razza smise di dipendere da un solo fondatore. È un dettaglio che oggi si vede nella varietà dei soggetti, e che ha risparmiato a questa razza i problemi tipici delle popolazioni troppo strette.
Nessun sangue di lince: la leggenda va smontata
L’aspetto selvatico e il nome hanno prodotto una storia che si ripete da decenni, cioè che la razza discenda dall’incrocio fra gatto domestico e lince rossa. Non è così. La CFA è esplicita nell’attribuire la coda corta a una mutazione comparsa spontaneamente nella popolazione felina domestica, e nel non ammettere sangue selvatico nel programma di razza. Il precedente più utile è quello del Pixiebob, un’altra razza con la stessa leggenda: i test genetici non hanno trovato marcatori di lince rossa.
La conferma indiretta arriva dalla geografia. Gli allevatori raccolsero gatti a coda corta in zone diverse degli Stati Uniti e del Canada, animali senza alcuna parentela tra loro, e li trovarono sorprendentemente simili: è quello che ci si aspetta da una mutazione ricorrente in una specie, non da ibridazioni ripetute con un felide selvatico in luoghi lontani. La leggenda resiste perché fa vendere, ed è esattamente il motivo per cui vale la pena diffidare di chi la racconta in un annuncio.
Dal 1989 di TICA al campionato CFA
Il percorso di riconoscimento è quello di una razza giovane. TICA la riconosce come razza a comparsa naturale nel 1989, mentre in CFA il campionato arriva soltanto nel 2006. Sono date che vanno lette per quello che dicono: al momento in cui scriviamo la razza ha meno di sessant’anni di storia e poco più di trenta di registri organizzati, contro i secoli di documentazione di un Japanese Bobtail. Poca storia significa pochi dati, e questo pesa più di quanto sembri.
Il punto pratico è la trasparenza. Su una razza antica esistono studi, casistiche e programmi di screening consolidati; su una razza recente si lavora ancora sull’esperienza dei singoli allevamenti. Chi compra oggi deve quindi chiedere più documenti, non meno, e diffidare delle affermazioni sulla salute prive di referti alle spalle. Le esigenze quotidiane, per il resto, restano quelle di qualunque gatto che vive fra quattro mura, riassunte in il gatto in appartamento.
Una razza costruita su gatti domestici
L’American Bobtail è ancora una razza aperta. La CFA prevede che si possano registrare gatti domestici a pelo corto o lungo con una coda corta naturale, con approvazione scritta e nei limiti fissati dal breed council, e vieta esplicitamente l’uso di soggetti senza coda, di altre razze riconosciute e di sangue selvatico. È una scelta che tiene largo il pool genetico, ed è probabilmente il motivo per cui la CFA la descrive come una delle sue razze più diversificate.
La conseguenza è un gatto solido: struttura robusta e rettangolare, ossatura pesante, muscolatura evidente, posteriori leggermente più alti dell’anteriore e una maturazione lenta che TICA colloca fra i due e i tre anni. Il pelo esiste in due lunghezze, entrambe con un sottopelo che chiede una spazzolata settimanale con un pettine e spazzola per cani e gatti. Un animale così pesante chiede anche strutture serie, come un albero per gatti da 143 centimetri con base larga, e una gestione degli spazi che segue le regole di arricchimento ambientale per gatti.