Gattini e riproduzione del Cheetoh

Foto: Chris Rue · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Che cosa deve mostrarti chi vende un Cheetoh
Qui la domanda preliminare è diversa rispetto alle altre razze: chi rilascia il pedigree e che valore ha. Il Cheetoh non ha uno standard pubblicato da TICA e non è ammesso al campionato dalle federazioni maggiori, quindi un pedigree vale quanto l’ente che lo firma. Chiedere quale associazione lo emette, se pubblica un registro consultabile e quali controlli applica non è pedanteria: è l’unico modo di capire se dietro al cucciolo c’è un programma o solo un incrocio ripetuto.
I documenti da vedere restano gli stessi di sempre. Libretto sanitario con vaccinazioni e sverminazioni, dichiarazione dello stato di salute alla cessione, e soprattutto i referti dei due genitori. Un allevamento serio li mostra senza che tu debba insistere e senza spiegare perché non servano. Se la conversazione si sposta subito sul prezzo, sulla rarità o sull’aspetto dei cuccioli, il segnale è chiaro e non riguarda il gatto ma chi te lo sta vendendo.
I referti che vanno chiesti, uno per uno
Sono quattro. Il test per l’atrofia retinica del bengala, la PRA-b, autosomica recessiva. Il test per l’atrofia retinica rdAc legata al gene CEP290, quella che arriva dal ramo abissino attraverso l’ocicat. Il test per il deficit di piruvato chinasi, che la UC Davis segnala presente con frequenza significativa sia nel bengala sia nell’abissino. E l’ecocardiografia dei riproduttori fatta da un cardiologo, perché il Cornell Feline Health Center elenca il bengala fra le razze predisposte alla cardiomiopatia ipertrofica.
Leggerli è più semplice di quanto sembri. Nei test genetici recessivi il risultato si scrive in tre modi: N/N indica un soggetto sano che non trasmette la variante, N seguito dalla sigla della mutazione indica un portatore sano, e la doppia sigla indica un soggetto malato. La regola operativa è una sola e non ha eccezioni: due portatori non vanno mai accoppiati. Un portatore può essere usato con un partner testato negativo senza produrre malati, e questo permette di non perdere linee di sangue.
Sull’ecocardiografia il discorso è diverso, perché non esiste un test genetico che copra la cardiomiopatia ipertrofica in queste razze. L’unico strumento è l’esame ripetuto nel tempo sui riproduttori, e un referto di cinque anni fa non dice niente sul cuore di oggi. Se l’allevatore parla solo di test del DNA e non ha mai portato i gatti da un cardiologo, sta raccontando metà della storia, ed è la metà più facile da raccontare.
Cucciolata, parto e prime settimane
La gestazione del gatto dura circa nove settimane e il parto, nella maggioranza dei casi, non richiede assistenza. Questo non significa che sia una procedura di routine: il veterinario va allertato prima della data prevista e non durante, e vanno concordati in anticipo i criteri per chiamare. Nelle razze e negli incroci recenti pesa anche il fatto che la casistica pubblicata è scarsa, quindi non ci si può appoggiare a dati di razza che semplicemente non esistono.
Nelle prime settimane il lavoro lo fa la madre. L’intervento umano serve a garantire un ambiente tranquillo, caldo e riparato, e a pesare i gattini ogni giorno, perché la crescita quotidiana è il primo indicatore che qualcosa non va. Una cuccia nido morbida e lavabile in un angolo poco frequentato funziona meglio di qualunque struttura elaborata. Il passaggio al cibo solido segue i tempi descritti in lo svezzamento del gattino.
Quando arriva a casa
La finestra sensibile per la socializzazione del gatto si chiude presto, molto prima che nel cane, e un gattino che in quel periodo non ha incontrato persone, rumori domestici e altri animali resta timoroso da adulto. È il motivo per cui i cuccioli vanno cresciuti in casa e non in box separati, e per cui l’età minima di cessione ha un senso sanitario e comportamentale insieme. I passaggi utili sono elencati in la socializzazione del gattino.
Nei primi giorni conviene limitare lo spazio a una stanza con tutte le risorse e allargarlo gradualmente, tenendo la lettiera lontana dalla ciotola e usando lo stesso substrato dell’allevamento, come spiegato in la prima lettiera del gattino. Un trasportino morbido per il viaggio va bene per il trasferimento, ma servirà comunque un modello rigido entro il primo anno. E vale la pena fissare subito la prima visita di controllo, portando con sé tutti i referti ricevuti.