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Cura del pelo e salute del Cheetoh

Cheetoh maculato in piedi sull'erba

Foto: Chris Rue · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Un mantello corto che chiede pochissimo

Sul pelo non c’è molto da dire, ed è una buona notizia. Il mantello è corto, aderente e fitto, con un disegno maculato che nei soggetti più vicini all’ideale mostra rosette e non semplici punti pieni. Il bengala porta anche il cosiddetto glitter, il riflesso dorato che compare quando la luce colpisce il pelo di traverso, e che dipende dalla struttura del fusto. Il glitter si eredita e non si compra: shampoo e integratori venduti per esaltarlo non modificano la struttura del pelo e sono soldi buttati.

La manutenzione si riduce a una passata settimanale con una spazzola con pettine per gatti a pelo corto, che serve più a controllare la pelle che a togliere il pelo morto. È il momento in cui si scoprono croste, noduli, zone dolenti e parassiti, e vale la pena farlo con regolarità proprio per questo. Una caduta a chiazze o accompagnata da desquamazione non è mai normale: le cause per cui il gatto perde il pelo sono le stesse in tutte le razze e vanno viste dal veterinario.

Due atrofie retiniche diverse, due test diversi

Qui sta la parte che nessun annuncio scrive. Nel bengala è descritta una atrofia progressiva della retina indicata come PRA-b, autosomica recessiva: secondo il laboratorio di genetica veterinaria della UC Davis la perdita delle cellule comincia intorno alle sette settimane di vita e porta a una vista molto compromessa verso i due anni. Nell’abissino, e quindi nell’ocicat che ne discende, è descritta una atrofia diversa, la rdAc legata al gene CEP290, in cui la degenerazione si rileva verso i sette mesi e la cecità arriva fra i tre e i cinque anni.

Sono due varianti distinte, con due test distinti, entrambe a trasmissione autosomica recessiva: servono due copie perché il gatto si ammali, e un portatore con una sola copia non ha sintomi ma la trasmette a circa metà dei figli. Un Cheetoh eredita il rischio da entrambi i rami, quindi vanno chiesti tutti e due i referti dei genitori, non uno solo. Chi vende dicendo che la razza non ha problemi agli occhi sta semplicemente ignorando la letteratura sulle razze fondatrici.

Un gatto che perde la vista lentamente si adatta molto meglio di quanto ci si aspetti, purché la casa non cambi: mobili fermi, ciotole sempre nello stesso punto, niente ostacoli nuovi nei corridoi. Sono i segnali indiretti a tradire il problema, cioè un gatto che smette di saltare da un piano all’altro, che urta gli angoli o che ha pupille molto dilatate anche con la luce accesa. Alla prima esitazione conviene una visita oculistica, senza aspettare che diventi evidente.

Deficit di piruvato chinasi e cuore

Il deficit di piruvato chinasi è una anemia ereditaria a trasmissione autosomica recessiva, legata a un enzima dei globuli rossi. La UC Davis segnala che la variante è presente con frequenza significativa in diverse razze, fra cui il bengala e l’abissino, cioè esattamente i due rami che stanno dietro al Cheetoh. Gli episodi sono intermittenti e di gravità variabile, con letargia, debolezza, calo di peso e talvolta ittero. Il test è semplice, si fa su tampone boccale e distingue con precisione i sani, i portatori e i malati.

Sul fronte cardiaco il riferimento è la cardiomiopatia ipertrofica, che il Cornell Feline Health Center indica come la malattia cardiaca più comune del gatto e per la quale elenca il bengala fra le razze predisposte. Il muscolo del ventricolo sinistro si ispessisce e per molto tempo non si vede niente; quando i segni arrivano sono quelli dello scompenso o del tromboembolismo, con dolore acuto o paralisi del posteriore. La diagnosi si fa con l’ecocardiografia, non con l’auscultazione, e i riproduttori vanno controllati da un cardiologo con una certa periodicità.

Il resto è gestione ordinaria

Tolte le voci ereditarie, un Cheetoh è un gatto come gli altri e ha bisogno delle stesse cose. Profilo vaccinale aggiornato secondo il calendario concordato con il veterinario, come spiegato in i vaccini del gatto, controllo annuale da adulto e visite più ravvicinate dopo i sette anni, attenzione al peso, cura dei denti. La gengivite e il riassorbimento dentale sono fra i problemi più sottovalutati in assoluto e non risparmiano nessuna razza, comprese quelle presentate come robuste.

Con l’età arrivano le voci del gatto maturo, dalla malattia renale all’ipertiroidismo all’artrosi, e il quadro completo dei cambiamenti da aspettarsi è quello descritto per il gatto anziano. Un animale che ha sempre saltato molto in alto va aiutato quando comincia a evitare i salti: un ripiano intermedio, una lettiera con un lato basso e una cuccia morbida e lavabile a terra invece che in cima all’armadio bastano a mantenere le abitudini che aveva prima.

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