Alimentazione e fabbisogni nutrizionali del Donskoy

Foto: Nickolas Titkov from Moscow, Russian Federation · CC BY-SA 2.0 · via Wikimedia Commons
Quando mancano dei denti, cambia la ciotola
In questa razza la scelta dell’alimento comincia dalla bocca e non dall’etichetta. Un gatto a cui mancano incisivi o premolari afferra peggio le crocchette, le spinge fuori dalla ciotola e talvolta le ingoia intere; se le gengive sono infiammate, mastica di lato o rinuncia. La soluzione pratica è quasi sempre la stessa: più umido e crocchette ammorbidite con un po’ di acqua tiepida, servite in un piatto largo e basso invece che in una tazza profonda, mentre i giochi alimentari come una palla che rilascia crocchette hanno senso solo se il gatto mastica senza fatica.
Vale la pena osservare il gatto mentre mangia una volta al mese, perché è il modo più semplice per accorgersi di un problema dentale prima che diventi visibile. Un animale che scuote la testa, che lascia cadere il boccone, che mangia più lentamente del solito o che si avvicina alla ciotola e poi si allontana sta dicendo qualcosa di preciso. Le altre cause possibili di un appetito che cambia sono raccolte in il gatto che non mangia, e vanno escluse in ordine.
Perché consuma più di un gatto con il mantello
Un mantello è prima di tutto uno strato isolante, e un animale che non ce l’ha paga la differenza in energia: il calore che se ne va verso l’ambiente va rimpiazzato bruciando cibo, e la bolletta cresce quanto più la casa è fresca. È la ragione per cui questi gatti hanno fama di essere magri pur mangiando parecchio, e per cui la razione stampata sulla confezione, calcolata su un gatto medio coperto di pelo, in inverno spesso risulta insufficiente. Parte del cibo se ne va in calore, non in grasso.
Il metodo per stabilirla resta però quello di sempre: si parte dal peso, si divide in tre o quattro pasti piccoli invece di due grandi, si pesa il gatto una volta al mese sulla stessa bilancia e si corregge del dieci per cento alla volta. La razione giusta è quella che tiene stabile il peso, non quella che sembra generosa. I criteri completi, con le fasce di età e i momenti in cui ridurre, sono in quanto deve mangiare un gatto.
Acqua: quanta ne beve e da dove
Un gatto che consuma molto e disperde altrettanto ha bisogno di attenzione anche sul fronte dell’acqua, che nella dieta secca semplicemente non c’è. La correzione più efficace resta aumentare la quota di umido, e in una bocca fragile è per giunta la più facile da masticare. Sul resto valgono due criteri banali e spesso trascurati: quanti punti di abbeverata ci sono in casa e dove sono messi, cioè lontani dal cibo, lontani dalla lettiera e distribuiti in stanze diverse invece che allineati.
Se il gatto beve volentieri dall’acqua corrente, una fontanella in acciaio da 2,6 litri moltiplica le occasioni durante la giornata; l’acciaio ha il vantaggio di non trattenere il biofilm come la plastica, che con un animale dalla pelle grassa si sporca in fretta. Il criterio d’acquisto è quanti pezzi si smontano davvero e quanto costano i filtri, non i litri dichiarati sulla scatola. Una ciotola tradizionale in un’altra stanza resta comunque utile, perché non tutti i gatti sopportano il rumore della pompa.
Il peso si vede a occhio, e cambia con la stagione
Con questa razza il controllo della forma fisica è banale, ed è uno dei pochi vantaggi che l’assenza di mantello porta con sé: il profilo delle coste, la rientranza della vita e l’eventuale pancia che oscilla si vedono a occhio, senza bisogno di palpare niente. Basta guardare l’animale di lato e dall’alto una volta alla settimana, con la stessa luce. Le coste devono essere appena percepibili, l’addome pieno e tondo come chiede lo standard ma fermo quando il gatto cammina.
C’è però una variabile stagionale da mettere in conto: il fabbisogno di un gatto nudo sale nei mesi freddi e scende quando la casa è calda, quindi la stessa razione produce risultati diversi a gennaio e a luglio. Anche la sterilizzazione riduce il fabbisogno in modo misurabile e va accompagnata da una riduzione della quantità. Le conseguenze di un eccesso stabile sono quelle descritte in il gatto grasso, e in un animale già delicato pesano il doppio.