Maobau

Cura del pelo e salute del Cymric

Cymric crema senza coda a pelo lungo

Foto: Desaix83, d'après le travail d'Heikki Siltala · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons

Un doppio mantello semilungo, con collare e culotte

Il mantello è doppio, denso ed elastico, con un sottopelo morbido sotto un pelo di copertura di lunghezza media, più abbondante attorno al collo, sulle cosce e fra le dita. Nelle esposizioni la qualità del pelo pesa più del colore, che è quasi un modo per dire quanto la tessitura conti in questa varietà. Nella pratica di casa quel volume significa una cosa sola: le zone di attrito si compattano prima delle altre, cioè ascelle, inguine, dietro le orecchie e le culotte posteriori.

Serve una pettinatura settimanale, che diventa più frequente nei cambi di stagione, quando la perdita aumenta. Il pettine a denti larghi apre il sottopelo, la spazzola rifinisce: una spazzola con pettine per cani e gatti basta e avanza se viene usata davvero. Il nodo si forma sotto, non sopra, e un mantello che sembra perfetto a vista può nascondere feltri già formati alla base, che a quel punto non si pettinano più e vanno tagliati da chi sa dove mettere le forbici.

L’igiene del posteriore quando il pelo è lungo

Questo è il punto in cui il Cymric chiede qualcosa che al Manx a pelo corto non serve. In un gatto perfettamente sano, il pelo lungo delle culotte trattiene i residui di feci molli e l’urina, e in un soggetto con qualche difficoltà di continenza o di postura il problema diventa quotidiano. La pelle irritata dal contatto prolungato si infiamma in pochi giorni, e a quel punto il gatto smette di farsi toccare proprio nella zona che andrebbe controllata più spesso.

La soluzione pratica è banale e va organizzata prima che serva: un accorciamento igienico del pelo attorno all’ano e sulla parte interna delle cosce, fatto dal veterinario o da un toelettatore, più un controllo visivo quotidiano. Meglio un centimetro di pelo in meno che una dermatite ricorrente. Serve anche una superficie di riposo lavabile, per esempio una cuccia a ciambella sfoderabile che si possa mettere in lavatrice senza pensarci due volte.

C’è poi la parte che finisce nello stomaco. Un gatto a pelo semilungo ingerisce molto pelo durante la pulizia e i boli sono più frequenti che in un pelo corto: un episodio ogni tanto rientra nella normalità, un vomito ricorrente no e quasi mai dipende soltanto dal pelo, come si vede nella casistica raccolta in i boli di pelo nel gatto. Pettinare resta il modo più efficace di ridurre la quantità ingerita, ed è anche l’occasione settimanale per accorgersi di noduli, croste o punti dolenti.

La sindrome del Manx riguarda anche questo gatto

La variante che riduce o elimina la coda interferisce con la formazione dell’ultimo tratto della colonna vertebrale, e in una parte dei gatti il danno arriva fino al sacro e alle radici nervose che da lì escono. Il quadro si chiama sindrome del Manx e si osserva identico nel Cymric, perché la genetica è la stessa: la descrizione clinica completa, con la disgenesia sacrocaudale e la spina bifida, è nella scheda sulla salute del Manx. Cambia il mantello, non la colonna vertebrale.

Il repertorio dei segni è preciso. Andatura a saltelli con i posteriori che si muovono insieme, appoggio plantigrado cioè con più superficie della zampa a terra, sensibilità ridotta agli arti posteriori, incontinenza urinaria o fecale, nei casi gravi prolasso rettale. UFAW, che raccoglie le schede sui problemi genetici di benessere, riporta uno studio in cui il sedici per cento dei gattini risultava colpito, con i soggetti completamente privi di coda i più rappresentati, e segnala che il midollo può restare ancorato e peggiorare il quadro con la crescita.

I segni compaiono presto: alla nascita oppure nelle settimane e nei mesi successivi, e nella maggioranza dei casi il quadro è chiaro entro i sei mesi. UFAW aggiunge un dettaglio scomodo ma onesto, cioè che i soggetti più colpiti spesso non arrivano al mercato perché vengono soppressi presto in allevamento, il che rende la razza più sana di quanto sia davvero agli occhi di chi guarda solo i gattini in vendita. Chiedere che cosa è successo nelle cucciolate precedenti non è una scortesia, è l’unica informazione utile.

Che cosa si può controllare e che cosa no

Non esiste un test genetico che tolga il problema, perché la mutazione è il carattere stesso della razza: eliminarla significherebbe eliminare il gatto senza coda. Esistono invece test che identificano le varianti note del gene coinvolto, utili in ricerca e in allevamento, ma che non dicono se quel gattino starà bene: due soggetti con la stessa variante possono avere una colonna normale o una malformazione grave. Quello che resta è l’osservazione clinica ripetuta nei primi mesi e una valutazione veterinaria seria prima della cessione.

Sul resto del libretto sanitario valgono le regole di qualunque gatto, con due accortezze in più. La prima è il peso, perché ogni etto grava su un treno posteriore che lavora già in condizioni non ottimali. La seconda è il dolore articolare, che nel gatto non si manifesta quasi mai con una zoppia evidente ma con salti evitati e cambi di abitudine, come si legge in l’artrosi del gatto. Nei soggetti con un moncone di coda quella zona va palpata con delicatezza a ogni controllo.

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