Maobau

Educazione e intelligenza del Cymric

Cymric crema senza coda a pelo lungo

Foto: Desaix83, d'après le travail d'Heikki Siltala · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons

La prima lezione è farsi pettinare

In un gatto a pelo semilungo l’abitudine alla spazzola non è un vezzo: è la cosa che decide se fra cinque anni la manutenzione sarà una routine di tre minuti o una sedazione dal veterinario per togliere i feltri. Si comincia da gattino con sessioni di dieci secondi, un passaggio di pettine e un premio subito dopo, e si aumenta un poco alla volta. La regola è chiudere quando il gatto sta ancora bene: un secondo prima, non uno dopo, perché un episodio andato storto cancella settimane di lavoro fatto per bene.

L’ordine conta: si parte da dove il gatto accetta il contatto, di solito guance e spalle, e si arriva per ultimi ai punti critici, cioè pancia, ascelle e culotte. Nel Cymric va aggiunto il controllo della zona posteriore, fatto con delicatezza e senza forzare la posizione, perché nei soggetti con la colonna coinvolta quell’area può essere sensibile. Un gatto abituato da piccolo si lascia gestire per tutta la vita anche da mani diverse dalle tue, e questo semplifica ogni visita.

Marcatore, premio, sessioni di due minuti

Il gatto impara benissimo per rinforzo e non impara nulla dalle punizioni: uno spavento differito viene associato alla persona o al luogo, non al comportamento, e produce un animale diffidente con il problema ancora lì. Quello che funziona è un bocconcino minuscolo consegnato nell’istante esatto in cui il gatto fa la cosa giusta, in sedute di pochi minuti ripetute nell’arco della giornata. Conta l’attimo, non il premio, ed è precisamente il punto su cui sbaglia chi comincia.

Il clicker è utile perché segnala con precisione il momento buono, ma funziona anche uno schiocco della lingua, purché resti sempre identico a se stesso. Si comincia da cose che il gatto fa già di suo, come poggiare il naso sulla mano o salire su uno sgabello, e la parola si aggiunge solo quando il comportamento è stabile. Sulle capacità di apprendimento del gatto la ricerca dice parecchio più di quanto si immagini, come si vede in quanto è intelligente un gatto, e conviene approfittarne invece di dare per scontato che tanto non impari.

Insegnargli i percorsi giusti in casa

C’è una parte di educazione che riguarda solo le razze con questa struttura: rendere abituali i tragitti che risparmiano la colonna. Si ottiene premiando il gatto quando usa gli appoggi intermedi e rendendo attraente il percorso corto, con una copertina morbida sul ripiano di mezzo e qualche briciola di premio lasciata lì. Un trasportino rigido apribile dall’alto lasciato aperto in casa tutto l’anno diventa a sua volta una cuccia e smette di essere il segnale della visita veterinaria.

L’altro fronte è la discesa. Molti gatti scendono di slancio da mobili alti perché non hanno alternative, non perché lo preferiscano: mettere uno sgabello stabile sotto il punto di atterraggio abituale cambia l’abitudine in pochi giorni, senza bisogno di dire niente. Si educa l’ambiente prima del gatto, ed è quasi sempre più veloce che cercare di correggere un comportamento già consolidato con premi e richiami.

Che cosa non funziona mai

Lo spruzzo d’acqua, la voce alzata e il gatto messo a forza in una stanza sono metodi che si tramandano e che non producono apprendimento: producono un animale che smette di fare quella cosa davanti a te e la fa quando esci. Va lasciato perdere anche il gioco fatto con le dita: quello che nel cucciolo sembra un gioco affettuoso è la premessa del morso di un adulto da quattro chili, e le conseguenze sono raccontate in il gattino morde le mani.

Non va incoraggiata nemmeno l’abitudine ai salti lunghi verso mobili alti, che in questa razza è l’unico esercizio che conviene scoraggiare attivamente. L’alternativa non è togliere stimoli ma spostarli in basso: cibo nascosto a terra in punti diversi, giochi di manipolazione, qualche minuto con un’erba gatta canadese in foglie prima della sessione serale. Un problema da risolvere stanca più di una rincorsa, e un gatto che ha di che occuparsi combina molti meno guai in giro per casa.

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