Cura del pelo e salute dello Sphynx

Foto: Dmitry Makeev · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
La pelle produce sebo e nessun pelo lo assorbe
In un gatto normale il sebo prodotto dalla cute viene distribuito lungo i fusti del pelo e assorbito dal mantello, che funziona da tessuto tecnico. Nello Sphynx quel tessuto non c’è, quindi il sebo resta sulla superficie, raccoglie polvere e cellule morte e forma una patina che si vede sui tessuti chiari e si sente al tatto. Non è sporcizia, è fisiologia senza mantello: per questo la pelle va pulita con regolarità, cosa che nessun altro gatto domestico richiede.
La routine va calibrata, non esagerata. Un bagno ogni poche settimane con un detergente delicato, integrato da una passata con un panno umido o una salvietta neutra nei giorni intermedi, è l’approccio più diffuso e quello che la TICA suggerisce; lavare troppo spesso e con prodotti aggressivi altera il film cutaneo e peggiora la produzione di sebo. Le zone che chiedono più attenzione sono le pieghe del collo, le ascelle, l’inguine e la base della coda.
Poi ci sono le conseguenze domestiche, che nessuno racconta prima dell’acquisto. Coperte, cuscini e lenzuola prendono l’unto e vanno lavati spesso, quindi conviene scegliere cucce e coperte lavabili in lavatrice fin dall’inizio; sui tessuti che non si possono lavare aiuta uno smacchiatore per animali domestici. Anche la lettiera conta: un substrato molto polveroso si attacca alla pelle unta, e una lettiera vegetale da 20 litri a bassa polverosità semplifica la vita.
Orecchie, unghie e la questione Malassezia
Le orecchie dello Sphynx sono grandi e prive di peluria interna, quindi il cerume si accumula molto più in fretta e si vede subito. Vanno controllate ogni settimana e pulite con un prodotto veterinario, mai con bastoncini spinti nel condotto. Lo stesso vale per le pieghe delle unghie, dove il sebo si raccoglie e forma un deposito scuro: la pulizia va fatta con delicatezza durante il taglio delle unghie, che in questa razza è un appuntamento fisso e non un’eventualità, come lo è la cura quotidiana dei denti del gatto.
C’è anche un dato di letteratura che vale la pena conoscere. Uno studio pubblicato nel 2009 sul Journal of Feline Medicine and Surgery da Åhman e Bergström ha trovato che Sphynx e Devon Rex ospitano sulla cute quantità di lieviti del genere Malassezia superiori a quelle dei gatti a pelo corto comuni, con popolazioni molto più numerose nei soggetti seborroici, soprattutto ad ascelle, inguine e pieghe ungueali. Arrossamenti e odore forte vanno visti dal veterinario, non trattati con rimedi casalinghi.
Cardiomiopatia ipertrofica: la voce più pesante
Il Cornell Feline Health Center elenca lo Sphynx fra le razze in cui la cardiomiopatia ipertrofica si osserva più spesso, e i numeri sono impressionanti. Uno studio pubblicato nel 2024 su Animals, condotto su cinquantacinque Sphynx neozelandesi seguiti nel tempo, ha rilevato una prevalenza intorno al quaranta per cento, con età mediana alla diagnosi di 5,8 anni e una associazione con il sesso maschile. La maggior parte di quei gatti proveniva da linee già sottoposte a screening.
Esiste una variante del gene ALMS1 associata alla malattia in questa razza e testabile con un tampone, ma lo stesso studio ha trovato che fra i soggetti malati c’erano omozigoti, eterozigoti e gatti privi della variante: il test genetico non sostituisce l’ecocardiografia. Lo screening ecografico va ripetuto negli anni, perché una diagnosi a sei anni non si intercetta con un esame fatto a due, ed è la ragione per cui questa razza richiede un veterinario cardiologo di riferimento.
Miopatia ereditaria e aspettativa di vita
La seconda malattia ereditaria da conoscere è la sindrome miastenica congenita, una miopatia dovuta a una variante del gene COLQ e trasmessa in modo autosomico recessivo, condivisa con il Devon Rex. I segni possono comparire già intorno alle tre settimane di vita: debolezza muscolare generalizzata che peggiora con sforzo ed eccitazione, testa e collo abbassati, la caratteristica postura con le zampe anteriori appoggiate a un oggetto. La UC Davis offre il test del DNA, che distingue sani, portatori e affetti.
Sul quadro complessivo esiste un dato che va detto con chiarezza. Nello studio britannico di Teng e colleghi del 2024 sulle tavole di sopravvivenza dei gatti, lo Sphynx risulta la razza con l’aspettativa di vita più bassa in assoluto, intorno ai 6,8 anni alla nascita, contro una media generale di 11,7. Non è un destino individuale e non riguarda ogni singolo gatto, ma è un numero che chi valuta quanto vive un gatto deve conoscere prima e non dopo.