Origine e storia dello Sphynx

Foto: Dmitry Makeev · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Prune, 1966: una mutazione trovata, non cercata
La storia comincia a Toronto nel 1966, quando una gatta domestica partorisce un gattino senza pelo che viene chiamato Prune. Non è il primo gatto nudo mai visto, perché mutazioni analoghe erano comparse in altri paesi, ma è il primo attorno a cui qualcuno costruisce un programma di allevamento sistematico. Il gattino viene riaccoppiato con la madre e con altri domestici, e da lì parte la selezione. La razza nasce da un caso, non da un progetto, e questo spiega parecchie delle sue fragilità successive.
Il percorso non fu affatto lineare. La CFA concesse alla razza uno status provvisorio e lo ritirò nel 1971 per preoccupazioni legate alla fertilità e alla salute dei soggetti, riammettendola in campionato solo nel 2002, mentre la FIFe la riconosce anch’essa dal 2002, collocandola in categoria 4 accanto ai rex e agli orientali. Trent’anni di sospensione non sono burocrazia: raccontano quanto la comunità felina abbia esitato prima di considerare stabile un gatto costruito su una mutazione.
Le fondatrici degli anni Settanta e il Devon Rex
La linea di Prune si estingue, e lo Sphynx moderno discende in realtà da altri ritrovamenti. Nel 1975 in una fattoria del Minnesota nascono due gattine nude, Dermis ed Epidermis, che finiscono in mano a un’allevatrice dell’Oregon. Nel 1978 a Toronto vengono raccolti in strada altri tre gattini senza pelo, e due di loro, Punkie e Paloma, vengono spediti nei Paesi Bassi. Sono questi soggetti, non Prune, i veri fondatori della popolazione che oggi si vede nelle esposizioni.
Il passaggio decisivo fu l’incrocio con il Devon Rex, l’unica razza che condivideva il tipo di pelo rado e che permise di ampliare una base genetica altrimenti minuscola. Da lì arrivano le orecchie enormi, gli zigomi alti e una parte del temperamento. Sphynx e Devon Rex restano geneticamente vicinissimi, e non è un dettaglio da appassionati: condividono anche una malattia neuromuscolare ereditaria, per la quale oggi esiste un test del DNA usato in entrambe le razze.
Perché il pelo non tiene
Nel 2010 l’analisi genetica ha chiarito il meccanismo: la mancanza di pelo dello Sphynx dipende da una variante recessiva del gene KRT71, chiamata hr, che appartiene alla stessa serie del gene responsabile del pelo arricciato del Devon Rex. Il punto che quasi tutti fraintendono è che i follicoli piliferi ci sono e funzionano: quello che non regge è l’ancoraggio del fusto, che si forma male e cade. Non è un gatto senza pelle e senza follicoli, è un gatto il cui pelo non resiste.
Da questo derivano due conseguenze pratiche che riguardano la vita quotidiana. La prima è che la pelle resta esposta, con tutto quello che comporta in termini di temperatura, sole e attriti: il primo accessorio che serve non è una spazzola ma un posto caldo, per esempio un’amaca da termosifone, e cambia anche dove dorme il gatto. La seconda è che il sebo prodotto dalle ghiandole cutanee non trova un mantello che lo distribuisca e lo assorba, e resta sulla superficie: è la ragione per cui questi gatti ungono i tessuti e vanno puliti con una certa regolarità, cosa che nessun altro gatto domestico richiede.
«Apparentemente nudo»: che cosa chiede lo standard
Lo standard FIFe non parla di gatto glabro ma di un animale che appare senza pelo e può essere coperto da una peluria corta e finissima, con una consistenza paragonata alla pelle scamosciata. Peli corti sono ammessi su piedi, canna nasale, retro delle orecchie, scroto e punta della coda; le rughe sono desiderate intorno al muso e sulle spalle; i cuscinetti sono spessi, tanto che lo standard dice che il gatto sembra camminare su cuscini d’aria. Qualunque forma di depilazione preclude il certificato.
Il resto della descrizione racconta un gatto solido, non una statuina: corpo di lunghezza media, duro e muscoloso, torace largo e arrotondato, addome pieno e tondo ma non grasso, posteriori leggermente più alti, testa a cuneo modificato con zigomi molto prominenti, occhi a limone e orecchie grandi e aperte. Nella CFA il gruppo pelle e mantello vale trenta punti su cento, cioè quasi un terzo del giudizio: una scelta che dice bene su che cosa si concentri la selezione di questa razza. Per un gatto così, una cuccia nido morbida e lavabile conta più di qualsiasi giocattolo, e valgono più che mai i criteri elencati in arricchimento ambientale per gatti.