Origine e storia del Bombay

Foto: Nickolas Titkov from Moscow, Russian Federation · CC BY-SA 2.0 · via Wikimedia Commons
Una pantera in miniatura, progettata a tavolino
Il bombay è una delle poche razze feline nate da un’idea precisa invece che da una popolazione locale. L’allevatrice Nikki Horner, di Louisville nel Kentucky, voleva un gatto domestico che ricordasse la pantera nera indiana: nero fino alla radice del pelo, muscoloso, con occhi caldi e luminosi. Il primo tentativo non produsse quello che cercava, e solo con la seconda serie di accoppiamenti, a metà degli anni Sessanta, arrivò il risultato. La razza nasce da un obiettivo estetico dichiarato apertamente.
Gli ingredienti furono due razze già stabili: il burmese sable, che portava struttura, testa tonda e temperamento, e l’american shorthair nero, che portava il colore pieno e una corporatura più solida. È un incrocio in cui si vede ancora oggi da dove viene ogni pezzo. Chi guarda un bombay adulto sta guardando un burmese vestito di nero, e questo vale per l’aspetto, per il carattere e, come si vedrà, anche per una parte delle predisposizioni sanitarie ereditate insieme al resto.
Dal 1970 al campionato: una razza che resta rara
Il percorso nei registri è stato lento. La CFA accettò il bombay per la registrazione nel 1970 e gli concesse lo status di campionato nel 1976, mentre il primo titolo nazionale arrivò nel 1982. TICA lo ammise al campionato nel 1979, e in Europa la FIFe non gli ha ancora riconosciuto uno status pieno. Il risultato è che il bombay resta oggi una delle razze meno numerose fra quelle riconosciute, e trovare un gattino richiede quasi sempre una lista d’attesa.
La rarità ha un effetto collaterale sgradevole, cioè l’abbondanza di annunci che vendono come bombay un qualunque gatto nero a pelo corto. Senza pedigree non esiste la razza, e la differenza non è formale: un bombay è definito dal proprio albero genealogico e dai test che i suoi genitori hanno fatto. Un gattino nero trovato in giardino può essere un ottimo gatto e non essere un bombay, esattamente come un gatto grigio non è per questo un certosino. Vale la pena diffidare anche delle promesse sulla durata della vita, perché i numeri affidabili vengono dalle casistiche veterinarie raccolte in quanto vive un gatto.
Lo standard: nero fino alla radice e occhi rame
Le richieste dello standard sono poche e severissime. Il mantello deve essere corto, fine, aderente e satinato, con una lucentezza che TICA e CFA descrivono come vernice, ed è ammesso un solo colore, il nero: nero fino alla radice del pelo, con tartufo e cuscinetti plantari neri. Gli occhi vanno dall’oro al rame, con il rame preferito, e il verde è escluso. Nella ripartizione TICA dei punti la testa e il corpo pesano trentacinque punti ciascuno, il mantello e il colore venticinque.
Il corpo è di taglia media, muscoloso, con un peso sorprendente rispetto alla sagoma: preso in braccio, un bombay pesa sempre più di quanto sembri. La testa è arrotondata, senza angoli, con uno stop visibile di profilo. TICA non ammette incroci con altre razze per questa razza. Il pelo, in compenso, non chiede quasi niente: basta una passata settimanale con una spazzola morbida per pelo corto o con un guanto in gomma per togliere il pelo morto.
Attenzione: il bombay britannico è un’altra cosa
In Gran Bretagna esiste un gatto chiamato bombay che non discende dal lavoro di Nikki Horner. È nato da accoppiamenti fra european burmese e gatti domestici neri, e il GCCF lo registra all’interno del gruppo asian come asian self. Somiglia molto al bombay americano ma ha un’origine e uno standard diversi, quindi lo stesso nome indica due popolazioni distinte: chi importa o chi confronta pedigree dovrebbe sapere quale delle due sta guardando.
La distinzione non è pedanteria da esposizione, perché le due popolazioni derivano da linee di burmese diverse, quella americana contemporanea e quella europea, che hanno profili di rischio diversi. Sapere da dove viene un gattino orienta l’elenco dei test da chiedere all’allevamento. Per il resto le esigenze quotidiane si somigliano, e sono quelle di un gatto da interni molto sociale, come descritto in il gatto in appartamento, con qualche punto caldo in più del solito: una cuccia a ciambella da 50 centimetri viene occupata il primo giorno.