Cura del pelo e salute del Bombay

Foto: Nickolas Titkov from Moscow, Russian Federation · CC BY-SA 2.0 · via Wikimedia Commons
Il mantello laccato chiede pochissimo lavoro
Il pelo del bombay è cortissimo, fine e aderente, senza sottopelo apprezzabile, e la lucentezza che lo standard chiede dipende più dalla salute generale che dalla toelettatura. Serve una passata settimanale con un guanto in gomma o con una spazzola morbida per pelo corto per togliere il pelo morto e distribuire il sebo. Non ci sono nodi, non serve un cardatore, non servono prodotti: è fra i mantelli più semplici da mantenere in tutta la specie felina.
Il rovescio pratico è che il pelo caduto si vede ovunque ci sia una superficie chiara, dal divano beige ai vestiti da lavoro. Il rimedio non è spazzolare di più ma spazzolare con regolarità e tenere lavabile ciò che il gatto usa davvero, motivo per cui una cuccia nido morbida e lavabile funziona meglio di un cuscino non sfoderabile. Vale invece la pena guardare la pelle sotto ogni settimana: con una copertura così sottile croste, chiazze e arrossamenti si notano prima, e le cause per cui il gatto perde il pelo restano quelle di sempre.
La deformità cranica ereditata dal burmese
È la voce sanitaria che nessun annuncio scrive e che chi compra deve conoscere. La deformità cranica del burmese dipende da una delezione di dodici basi nel gene ALX1 e si trasmette in modo codominante: un soggetto con una sola copia è vivo e mostra un muso più corto e una testa più raccolta, cioè proprio la conformazione premiata in esposizione, mentre i gattini con due copie non sono compatibili con la vita e nascono con malformazioni craniofacciali gravissime.
Il bombay rientra a pieno titolo nella lista delle razze per cui il laboratorio di genetica veterinaria della UC Davis offre il test, insieme a burmese, european burmese, burmilla, tonkinese e australian mist, perché deriva direttamente dalle linee americane contemporanee di burmese, quelle in cui la variante è più frequente. La regola che ne discende è secca e non ammette eccezioni: un portatore si può accoppiare solo con un soggetto negativo, mai con un altro portatore.
Vale la pena dirlo senza giri di parole, perché è il caso da manuale di un tratto estetico che ha un costo per l’animale. Il muso corto e la testa tonda che definiscono il tipo sono legati alla stessa variante che, in doppia copia, uccide i gattini alla nascita. Non significa che la razza vada evitata: significa che il test è disponibile, costa poco e chiude la questione, e che un allevamento che non lo esegue sta scaricando il rischio sulla cucciolata.
Ipokaliemia familiare: l’altro test da chiedere
La seconda eredità del ramo burmese è l’ipokaliemia familiare, dovuta a una mutazione nonsense del gene WNK4 e trasmessa come carattere autosomico recessivo: servono due copie perché il gatto sia malato, e il portatore con una sola copia è sano. Anche il bombay è fra le razze per cui il test è disponibile, e la frequenza dell’allele nelle popolazioni non statunitensi è abbastanza alta da rendere i portatori tutt’altro che rari fra i soggetti testati.
I segni compaiono di solito fra i due e i sei mesi e vengono a episodi, spesso scatenati da stress, esercizio o freddo: debolezza muscolare improvvisa, testa che oscilla, andatura rigida e soprattutto ventroflessione del collo, cioè il gatto che non riesce a tenere il muso sollevato. La diagnosi si fa con un prelievo e la terapia è l’integrazione di potassio. Un episodio non è mai una brutta giornata: va portato dal veterinario lo stesso giorno, non la settimana dopo.
Cuore, occhi e muso corto
Sul cuore vale quello che TICA e CFA raccomandano esplicitamente per questa razza: la cardiomiopatia ipertrofica è la malattia cardiaca più comune del gatto, non esiste un test genetico valido per tutte le razze, e l’unico controllo utile è l’ecocardiografia periodica dei riproduttori fatta da un cardiologo. È un esame che un allevamento serio ripete nel tempo invece di eseguirlo una volta sola, e i referti si chiedono con lo stesso naturalezza con cui si chiede il libretto vaccinale.
Due note pratiche completano il quadro. La CFA segnala che alcuni bombay lacrimano più della media e hanno bisogno di una pulizia regolare del contorno occhi: basta un batuffolo inumidito, e un aumento improvviso della lacrimazione va comunque visto. E il muso corto, per quanto molto meno estremo di quello di un persiano, resta una conformazione che riduce i margini con il caldo, per le ragioni descritte in il gatto e il caldo.