Carattere e convivenza in famiglia del Bombay

Foto: Nickolas Titkov from Moscow, Russian Federation · CC BY-SA 2.0 · via Wikimedia Commons
Parte gatto, parte cane, parte pagliaccio
La formula è della CFA e descrive bene il risultato dell’incrocio: dal burmese il bombay eredita l’attaccamento quasi canino alle persone, dall’american shorthair una base più tranquilla e meno nevrile. TICA racconta un gatto che accoglie alla porta la famiglia e anche gli ospiti, con entusiasmo. Nella pratica significa un animale che partecipa a tutto, si siede dove stai lavorando e considera il grembo un posto assegnato. Non è un gatto che osserva da lontano.
È anche il motivo per cui va scelto con cognizione di causa. Chi cerca un gatto discreto, che si faccia vedere due volte al giorno e per il resto viva per conto proprio, con questa razza prende l’animale sbagliato. Chi vuole compagnia costante trova esattamente quello che cerca, con i corollari prevedibili: nessuna porta chiusa viene accettata senza commento, ogni borsa aperta va ispezionata prima che tu la richiuda e la vasca da bagno è un posto interessante da controllare mentre ci siete dentro.
La voce arriva dal burmese
Il bombay parla, e questa è una delle eredità più evidenti del ramo burmese. Il volume resta più contenuto di quello di un siamese e il timbro è morbido, ma la frequenza degli interventi è alta: risponde quando lo chiami, replica se gli rispondi e insiste finché non ottiene attenzione. Chi vive in un condominio con pareti sottili farebbe bene a saperlo prima, perché la vocalità è un tratto di razza e non un comportamento da correggere con l’educazione.
Quello che si può fare è imparare a distinguere le richieste invece di rispondere a tutte allo stesso modo. Un suono breve di saluto non ha niente in comune con una serie lunga davanti a una porta, e rispondere a caso rinforza proprio le insistenze peggiori. La mappa dei suoni felini, uguale per tutte le razze, è raccolta in i tipi di miagolio, e vale la pena leggerla prima di cominciare a negoziare con un gatto molto testardo.
Le ore da solo sono il punto critico
TICA segnala che il bombay ha bisogno di parecchia attenzione e che tende a essere infelice se lasciato solo troppo spesso. Non è una fragilità caratteriale, è la conseguenza diretta di una selezione fatta su gatti orientati alle persone. I segnali arrivano presto e sono riconoscibili: richieste esasperate la sera, vocalizzi al rientro, oggetti spostati, a volte pulizia eccessiva. Il quadro completo, con le soglie ragionevoli, è in il gatto lasciato solo.
Se in casa non c’è nessuno per gran parte della giornata, il secondo animale è la soluzione più solida, meglio se di età e attività simili. L’inserimento va fatto per gradi, con stanze separate, scambio di odori e risorse doppie, secondo la procedura descritta in come presentare due gatti. Nelle prime settimane un diffusore di feromoni Feliway Classic abbassa la tensione, ma il lavoro vero resta la gestione dei tempi.
Bambini, cani e la fiducia negli sconosciuti
Con i bambini funziona bene, perché il bombay cerca il contatto invece di evitarlo e sopporta la confusione domestica meglio di molte razze. Restano valide le regole di base: vie di fuga in ogni stanza, nessun obbligo di farsi prendere in braccio, e la consegna di non toccarlo mentre mangia o dorme. Con i cani il rapporto dipende quasi solo dal cane: uno che rincorre crea un problema, uno indifferente diventa in poche settimane il posto caldo preferito della casa.
La fiducia con cui questa razza si avvicina a chiunque entri in casa è un tratto simpatico che va però gestito da chi la ospita. Un gatto socievole non è un gatto invulnerabile: chi apre la porta deve sapere che il gatto arriva, e chi va via deve controllare dove sia prima di uscire. Il gioco condiviso è il modo più rapido per costruire il rapporto, e un set di bacchette con piume tiene le mani fuori dalla portata dei denti.