Maobau

Alimentazione e fabbisogni nutrizionali dell’American Shorthair

American Shorthair bianco e nero seduto su sfondo scuro

Foto: Luke12345678901 · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Il gatto che ingrassa senza farsi notare

È il problema numero uno di questa razza in appartamento, e nasce da tre fattori che si sommano. Il primo è il carattere: un gatto tranquillo, che non chiede e non protesta, riceve meno gioco di uno insistente. Il secondo è la struttura, larga e muscolosa, che rende difficile capire a occhio dove finisce il muscolo e comincia il grasso. Il terzo è il mantello denso, che copre visivamente due chili di troppo meglio di qualunque altro pelo corto.

Il controllo va fatto con le mani, non con lo sguardo. Le coste devono essere palpabili sotto una copertura sottile, senza premere; dall’alto si deve vedere un restringimento dietro le costole; di lato la pancia non deve pendere in modo marcato. Il metodo si impara in due minuti e si ripete una volta al mese sulla stessa bilancia, annotando il numero. Un aumento del cinque per cento in sei mesi non è un caso, è una tendenza da correggere subito.

Razione misurata invece di ciotola sempre piena

Le quantità stampate sulle confezioni sono medie calcolate su animali interi e attivi, e per un gatto sterilizzato che vive in casa risultano quasi sempre generose. La razione giusta è quella che tiene stabile il peso, e si trova per aggiustamenti del dieci per cento alla volta, non a occhio. Il metodo, con i conti e le fasi della vita, è spiegato in quanto deve mangiare un gatto, e vale per questa razza esattamente come per le altre.

La ciotola sempre piena è il sistema più semplice per far ingrassare un gatto placido, perché scollega il cibo dall’appetito e lo trasforma in un passatempo. Meglio due o tre pasti misurati al giorno, con la razione pesata la mattina e distribuita. Una bilancia da cucina vale più di un dosatore, e permette di scalare i bocconcini usati per il gioco o per l’addestramento invece di aggiungerli, che è l’errore che manda a monte quasi tutte le diete feline.

La sterilizzazione merita un paragrafo a parte perché cambia i conti da un giorno all’altro: il fabbisogno energetico scende in modo netto mentre l’appetito resta lo stesso o addirittura aumenta, e nessuno avverte il proprietario. Il momento giusto per ridurre la razione è subito dopo l’intervento, non sei mesi più tardi quando il peso è già salito e riportarlo indietro costa un anno di dieta. Le conseguenze metaboliche e la gestione post-operatoria sono descritte in la sterilizzazione del gatto.

Acqua e umido: la parte che si dimentica

Il gatto è un animale che beve poco perché in natura ricava l’acqua dalla preda, e una dieta di sole crocchette lo obbliga a compensare bevendo, cosa che molti soggetti fanno male. Aumentare la quota di umido è il modo più efficace di alzare l’apporto idrico complessivo, e ha il vantaggio di riempire di più a parità di calorie, che in un gatto predisposto al sovrappeso non è un dettaglio secondario. Il confronto onesto fra le due opzioni è in crocchette o umido per il gatto.

Sull’acqua contano la posizione e il numero delle ciotole più della loro forma: lontano dal cibo, lontano dalla lettiera, distribuite in più stanze, cambiate ogni giorno. Molti gatti preferiscono l’acqua in movimento, e in quel caso una fontanella in acciaio da 2,6 litri aumenta davvero le occasioni di bere; l’acciaio si lava meglio della plastica, e il criterio di scelta resta la facilità di smontaggio, perché una fontana sporca è peggio di una ciotola pulita.

Far lavorare il gatto per la sua razione

In una razza sedentaria per indole, il modo più efficace di gestire il peso non è togliere cibo ma spostarlo. Distribuire la razione in quattro o cinque punti della casa, compresi un paio in alto, obbliga il gatto a camminare e a salire per mangiare; i dispenser che rilasciano crocchette quando vengono spinti o ruotati trasformano un pasto di trenta secondi in dieci minuti di attività. È il principio dell’arricchimento ambientale applicato alla ciotola, e non richiede di comprare un alimento diverso.

L’altro pezzo è l’attività prima del pasto, che rispetta la sequenza naturale caccia, mangia, lava, dormi. Dieci minuti di gioco guidato seguiti dalla razione principale valgono più di qualunque crocchetta light. Anche una palla interattiva a movimento automatico ha senso in questa logica, purché resti un complemento e non il sostituto della sessione con la persona: un oggetto che non si lascia catturare attira l’attenzione per pochi minuti e poi viene ignorato.

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