Maobau

Gattini e riproduzione del Khao Manee

Khao Manee bianco con gli occhi chiari su un albero

Foto: Octavio.hgc · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Che cosa deve mostrarti un allevamento

In questa razza i documenti da chiedere sono tre, e il terzo è quello che distingue un allevamento da un rivenditore. Il pedigree rilasciato da un’associazione riconosciuta, il libretto sanitario con vaccinazioni e sverminazioni, e il certificato BAER dei due genitori e del gattino che stai per prendere. Il BAER si chiede sul singolo animale, non sulla linea: «i miei gatti ci sentono tutti» non è un referto e non è riferibile a nessun soggetto in particolare.

La formulazione corretta della domanda è semplice: posso vedere il referto BAER di questo gattino e quello dei genitori? Il GCCF non registra la progenie di un gatto bianco che non abbia presentato un certificato BAER o di otoemissioni, e questo dà la misura di quanto la questione sia considerata seria dove la razza è più diffusa. Un allevatore che si offende per la domanda sta dicendo qualcosa di utile, e conviene ascoltarlo.

Perché non si accoppiano due bianchi

Il bianco di questa razza dipende da un gene dominante, il che significa che basta un solo genitore bianco per avere gattini bianchi. Accoppiare due bianchi non serve quindi a ottenere il colore, che passa comunque, e in più produce una quota di soggetti omozigoti, cioè con due copie del gene. Gli studi sui gatti bianchi di razza indicano che l’omozigosi aumenta il rischio di sordità, insieme al numero di occhi azzurri: sono due fattori che si sommano nella stessa cucciolata.

La conseguenza operativa è che un riproduttore bianco va accoppiato con un partner non bianco, e qui viene il bello: nelle cucciolate di Khao Manee nascono ogni tanto gattini di altro colore, che lo standard non ammette in esposizione ma che in riproduzione sono esattamente i partner giusti. Non sono scarti, sono una risorsa. Un allevamento che li elimina dal programma per ragioni estetiche si sta togliendo l’unico strumento che ha per contenere il problema.

Resta la regola più semplice di tutte, ed è la stessa in tutte le federazioni che si occupano di gatti bianchi: un soggetto sordo, da uno o da entrambe le orecchie, non va fatto riprodurre. La sordità unilaterale è il caso insidioso, perché quel gatto sente, risponde e sembra normale, e senza BAER nessuno se ne accorgerebbe mai. È il motivo per cui il test si fa a tutti i riproduttori bianchi e non solo a quelli che destano sospetto.

La cucciolata, e i segnali di un gattino sordo

La gestazione dura circa nove settimane e nella maggioranza dei casi il parto non richiede assistenza, ma il veterinario va allertato prima della data prevista e non durante. Nelle prime settimane il lavoro lo fa la madre: l’intervento umano serve a garantire un nido caldo, asciutto e tranquillo e a pesare i gattini ogni giorno, perché la crescita quotidiana è il primo indicatore che qualcosa non va. Una cuccia nido morbida e lavabile in un angolo poco frequentato basta.

Il primo momento in cui un gattino sordo si può notare è proprio quello della cucciolata, e i segnali sono discreti: non sobbalza per i rumori che fanno voltare gli altri, dorme profondamente nel trambusto, gioca in modo più rumoroso, non si gira quando la madre richiama i fratelli. Nessuno di questi segni è una diagnosi: servono soltanto a decidere di fare il BAER, che è l’unico esame in grado di dare una risposta. Il passaggio al cibo solido segue i tempi descritti in lo svezzamento del gattino.

Quando arriva a casa

La finestra sensibile per la socializzazione del gatto si chiude presto, molto prima che nel cane, e un gattino cresciuto in casa fra persone, rumori domestici e altri animali diventa l’adulto socievole che la razza promette. Uno cresciuto in un box separato resta timoroso, quale che sia il pedigree, ed è una differenza che non si recupera più. Per il viaggio verso casa basta un trasportino morbido leggero, da sostituire con un modello rigido entro il primo anno. Le domande da fare all’allevatore su questo punto sono elencate in la socializzazione del gattino.

Nei primi giorni conviene limitare lo spazio a una stanza con tutte le risorse e allargarlo per gradi, tenendo la lettiera lontana dalla ciotola e usando lo stesso substrato dell’allevamento, come spiegato in la prima lettiera del gattino. Con un gattino sordo la sola differenza è che le presentazioni vanno fatte sempre a vista: ci si avvicina da davanti, mai da dietro, e la regola vale per tutti quelli che entrano in casa.

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