Maobau

Cura del pelo e salute del Khao Manee

Khao Manee bianco con gli occhi chiari su un albero

Foto: Octavio.hgc · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Un mantello corto che chiede poco, e una pelle che chiede attenzione

Lo standard descrive un pelo corto, fine e aderente al corpo, senza sottopelo, abbastanza sottile da lasciare intravedere la muscolatura. Nella pratica significa una spazzolata a settimana, che serve più a togliere il pelo morto e a controllare la pelle che a evitare nodi, perché nodi non se ne formano. Un set pettine e spazzola per gatti basta e avanza, e la spazzolatura è soprattutto un controllo: si passano le mani e si cercano croste, noduli e zone dolenti. Una caduta a chiazze non fa parte della normalità e ha le cause elencate in perché il gatto perde il pelo.

Il bianco però ha un costo pratico. La cute sotto il pelo bianco è priva di pigmento nelle sedi più esposte, cioè punte delle orecchie, canna nasale e palpebre, e su una pelle non pigmentata l’esposizione solare ripetuta produce dermatite solare, con arrossamento, desquamazione e poi croste. Nei casi che progrediscono può svilupparsi un carcinoma squamocellulare proprio in quelle sedi. Le contromisure sono banali: niente davanzale nelle ore centrali dell’estate, tende o pellicola filtrante, e nessuna uscita libera.

La sordità congenita: da dove viene

La voce sanitaria centrale di questa razza è la sordità congenita, ed è legata al colore. Il bianco del Khao Manee dipende dal gene del bianco dominante, indicato con W, un allele del gene KIT che impedisce ai melanociti di popolare il mantello. Il problema è che gli stessi melanociti servono anche in una struttura dell’orecchio interno: dove non arrivano, la coclea degenera nelle prime settimane di vita. Il danno è permanente e non si corregge, perché riguarda strutture perse durante lo sviluppo.

Il rischio non è uguale per tutti i gatti bianchi. Il Cornell Feline Health Center indica che circa l’80% dei gatti bianchi con due occhi azzurri comincia a mostrare segni di sordità già intorno al quarto giorno di vita, mentre nei bianchi senza occhi azzurri la quota è molto più bassa. Nei soggetti con occhi di colore diverso la sordità colpisce più spesso l’orecchio dal lato dell’occhio azzurro, e proprio quei soggetti sono quelli che nella razza vengono considerati i più pregiati.

Un secondo fattore emerso dagli studi sui gatti bianchi di razza è l’omozigosi: un gatto che ha ereditato due copie del bianco dominante ha un rischio maggiore rispetto a chi ne porta una sola. Questo ha una conseguenza diretta sull’allevamento, ed è il motivo per cui accoppiare due bianchi è considerato un errore di programmazione e non una scelta estetica. Per il resto la razza non ha voci sanitarie proprie di rilievo, e valgono le regole di sempre: profilo vaccinale aggiornato come descritto in i vaccini del gatto, controlli annuali e visite più ravvicinate dopo i sette anni.

Il test BAER: che cosa misura e chi lo deve fare

Il BAER, cioè la risposta uditiva evocata del tronco encefalico, è un esame non invasivo che registra l’attività elettrica generata dall’orecchio interno in risposta a una serie di clic. Si esegue in centri attrezzati, dura pochi minuti, spesso senza sedazione nei soggetti collaborativi, e dice quale orecchio sente e quale no. Nessun’altra prova fa la stessa cosa: battere le mani dietro il gatto non è un test, perché l’animale reagisce alle vibrazioni e agli spostamenti d’aria.

Il punto per cui il test è indispensabile è la sordità monolaterale. Un gatto sordo da un orecchio solo sente, risponde al nome, gioca normalmente e sbaglia soltanto la direzione da cui arriva un suono: nessuno se ne accorge, e intanto quel soggetto trasmette il gene. Il GCCF è netto sul punto e non registra la progenie di un gatto bianco che non abbia presentato un certificato BAER o di otoemissioni. È una regola amministrativa che protegge chi compra, e vale la pena chiedere lo stesso documento anche fuori da quel circuito.

Vivere con un gatto sordo, in pratica

Un gatto sordo non è un gatto malato e non ha una vita peggiore, a due condizioni. La prima è che non esca mai: non sente le auto, non sente i cani, non sente avvicinarsi niente, e all’aperto non ha nessuna possibilità. Questo significa finestre e balconi in sicurezza con rete a maglia stretta, porte controllate quando si entra e nessuna uscita libera nemmeno in un cortile chiuso. La seconda è che non venga mai svegliato o toccato di sorpresa.

Il resto sono adattamenti semplici. I segnali verbali si sostituiscono con segnali visivi sempre uguali, per esempio una luce accesa e spenta due volte per richiamare, oppure con le vibrazioni del pavimento. Ci si avvicina entrando nel suo campo visivo, mai da dietro. Le orecchie restano espressive anche in un gatto che non sente, e continuano a dire quello che è spiegato in cosa dicono le orecchie del gatto. I giochi con il campanello non servono, mentre un set di bacchette con piume funziona benissimo.

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