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Curiosità e aneddoti sul Russo Blu

Russo Blu dal pelo grigio-azzurro in piedi

Foto: Tkeiger at en.wikipedia · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons

Certosino, korat e nebelung: tre razze che non sono questa

Il gatto blu è uno dei terreni più confusi del mondo felino, e vale la pena mettere ordine. Il certosino è francese, ha corpo massiccio e guance piene, mantello doppio e lanoso e occhi che vanno dall’arancio al rame: nessun certosino ha gli occhi verdi da adulto. Il russo blu ha corpo lungo ed elegante, pelo che sta ritto come il peluche e occhi verde vivo, non arancioni. Sono due razze separate per standard, per storia e per morfologia.

Il korat viene dalla Thailandia, dove è documentato da secoli nel Tamra Maew, il libro di poesie sui gatti dell’epoca di Ayutthaya. La CFA ne descrive il mantello come singolo, corto e aderente al corpo, blu con punte argentate, e gli occhi verde luminoso: la differenza tecnica con il russo blu è proprio quella: pelo singolo e non doppio, aderente al corpo e non staccato. Il korat ha inoltre due malattie da accumulo, GM1 e GM2, con test genetici dedicati che nel russo blu non esistono.

Il nebelung, infine, è la versione a pelo semilungo. TICA lo fa nascere negli anni Ottanta dal lavoro di Cora Cobb con due gatti chiamati Siegfried e Brunhilde, e indica il russo blu come razza di incrocio ammessa: alcuni fondatori dei nuovi russi dell’Est Europa portavano il gene del pelo lungo, che è recessivo. Stesso colore, stessa punta argentata, stesso carattere riservato, ma un mantello di media lunghezza che richiede una spazzola con pettine molto più spesso.

Il sorriso, gli occhi che cambiano e il nome che cambiava

Due dettagli fisici spiegano perché questo gatto sembra sempre di buon umore. I cuscinetti dei baffi sono leggermente prominenti e gli angoli della bocca risultano rivolti verso l’alto, cosa che gli standard descrivono come un sorriso enigmatico; e le orecchie grandi, sottili e piantate quasi verticalmente danno un’espressione attenta anche a gatto rilassato. Non corrisponde a niente sul piano emotivo, il gatto non sta sorridendo, ma è il tratto che le foto restituiscono meglio e che ha reso questa razza riconoscibile fra tutte le altre.

Gli occhi verdi non ci sono dalla nascita. I gattini nascono con gli occhi azzurri come tutti, viravano poi al giallo e il verde si stabilizza gradualmente nei mesi successivi, con l’intensità che secondo la CFA continua ad approfondirsi con l’età. Anche il nome della razza ha impiegato decenni a stabilizzarsi: nelle prime esposizioni comparve come archangel cat, poi come foreign blue e come russian blue, a seconda del paese e del giudice.

L’ipoallergenico che non esiste

Il russo blu è una delle razze vendute come adatte agli allergici, insieme al siberiano, e la promessa non ha basi solide. L’allergene principale è il Fel d 1, una proteina prodotta dalle ghiandole salivari e sebacee che il gatto distribuisce sul pelo leccandosi e che poi si disperde in casa con la forfora: nessun gatto ne è privo, perché non dipende dalla lunghezza del pelo né dal colore del mantello.

I dati dicono anche quanto sia inutile scegliere in base alla razza. Uno studio pubblicato sul Journal of Feline Medicine and Surgery ha misurato per un anno il Fel d 1 salivare in una popolazione di gatti e ha trovato differenze fino a ottanta volte fra un individuo e l’altro, con variazioni molto ampie anche nello stesso gatto da un mese all’altro, senza alcuna relazione con il colore del mantello, con il disegno tabby o con il peso. L’unica associazione emersa riguardava l’età.

Quello che riduce davvero l’esposizione è la gestione: lavare spesso tessuti e cucce, aspirare regolarmente, tenere il gatto fuori dalla camera da letto di chi è allergico e spazzolarlo di frequente in un’altra stanza per rimuovere pelo e forfora prima che si disperdano. Una cuccia lavabile a ciambella che entra in lavatrice è più utile di qualunque razza ipoallergenica. Le allergie di cui soffre il gatto sono un’altra cosa e sono spiegate in le allergie del gatto.

I gatti degli zar e le altre storie senza documenti

Attorno alla razza circolano racconti che nessuno ha mai verificato: che fosse il gatto delle corti imperiali russe, che i suoi antenati vivessero nei palazzi degli zar, che sia stato portato in Inghilterra da un preciso capitano di nave. Sono storie piacevoli che non hanno alcun documento a sostegno, come accade per quasi tutte le razze antiche, e vengono ripetute negli annunci di vendita per la stessa ragione per cui si ripetono le leggende sul maine coon.

La storia verificabile è meno romantica e più interessante: un gatto di popolazione naturale del nord della Russia, arrivato via mare, quasi perso durante la guerra, ricostruito con incroci che hanno lasciato tracce ancora visibili nei due tipi. Sapere che l’origine è banale non toglie niente all’animale: toglie solo la patina sui prezzi. Quello che porta a casa chi lo sceglie è un gatto da appartamento silenzioso e legatissimo, non un cimelio.

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