Gattini e riproduzione dello York Chocolate

Foto: Nickstein00 · Pubblico dominio · via Wikimedia Commons
La genetica del cioccolato, spiegata una volta per tutte
Il colore che dà il nome alla razza dipende dal gene TYRP1, che il laboratorio di genetica veterinaria della UC Davis testa da anni. Esistono tre varianti in ordine di dominanza: B per il nero, b per il cioccolato e la terza per il cinnamon. Il carattere è autosomico recessivo, quindi servono due copie perché il gatto sia cioccolato, mentre un nero può essere portatore senza mostrarlo. Due genitori neri possono avere figli cioccolato, ed è esattamente quello che accadde nel 1983.
Il lilla è la forma diluita del cioccolato e dipende da un secondo gene, MLPH, in cui la delezione di una singola base produce l’allele della diluizione, anch’esso recessivo. Un gatto lilla ha quindi due copie del cioccolato e due copie della diluizione: è per questo che il lilla è comparso solo nel 1990, diverse generazioni dopo l’inizio del lavoro. Da due soggetti cioccolato nascono solo gattini cioccolato o lilla, mai neri, perché il carattere è ormai fissato.
Lo standard aggiunge un dettaglio che confonde molti acquirenti: nei gattini sono ammesse le cosiddette ghost markings, cioè tracce di disegno tabby visibili in trasparenza, fino ai dieci mesi. Il colore adulto si completa più tardi ancora, intorno ai dodici o diciotto mesi, e questo significa che il gattino non ha il colore che avrà. Chi compra basandosi su una foto a otto settimane sta guardando un animale che cambierà parecchio.
Il colore non fa la razza
Qui sta il punto commercialmente più delicato. Il cioccolato e il lilla non sono esclusivi dello York Chocolate: si trovano nell’Havana Brown, negli orientali e in molti gatti senza pedigree, perché quell’allele circola da sempre nella popolazione domestica ed emerge ogni volta che due portatori si incontrano per caso. Un gatto semilungo di colore cioccolato, quindi, non è automaticamente uno York Chocolate, e la somiglianza fotografica non ha nessun valore genealogico.
Dato che l’ultimo allevamento noto ha chiuso nel 2016 e la razza è oggi descritta come presente in numeri estremamente ridotti o estinta, un annuncio di gattini York Chocolate merita scetticismo prima ancora di una visita. Senza pedigree si compra un gatto comune, che può essere splendido ma non vale il prezzo di una razza. Chi vuole quel tipo di gatto lo cerchi in rifugio: i soggetti semilunghi di colore caldo non sono affatto rari.
Che cosa chiedere a chi alleva, in generale
Se un allevamento esiste davvero, le domande da fare sono le stesse per qualunque razza. Pedigree su più generazioni, per vedere quante volte si ripete lo stesso nome e capire quanto è stretta la base genetica. Libretto sanitario con vaccinazioni e trattamenti antiparassitari. Test per FIV e FeLV. Ecocardiografia dei riproduttori, perché la cardiomiopatia ipertrofica è la cardiopatia più comune del gatto e non esiste un test genetico valido per questa razza.
Poi ci sono le domande sulla gestione: quante cucciolate fa una femmina, a che età vengono ceduti i gattini, dove crescono. Un cucciolo cresciuto in cucina fra rumori e persone diventa un adulto più tollerante di uno cresciuto in un box separato, e non è un dettaglio caratteriale ma una questione di finestre di sviluppo. Chi risponde con fastidio a queste domande sta comunicando qualcosa di preciso, e vale la pena ascoltarlo.
Parto, svezzamento e primi giorni a casa
La gestazione del gatto dura circa nove settimane e nella maggioranza dei casi il parto non richiede assistenza, ma il veterinario va allertato prima della data prevista invece che durante. Il compito di chi assiste è garantire un ambiente tranquillo, caldo e riparato e pesare i gattini ogni giorno, perché la crescita quotidiana è il primo indicatore che qualcosa non va. Una cuccia nido morbida e lavabile in un angolo poco frequentato funziona meglio di qualunque struttura complicata.
Il passaggio al cibo solido comincia intorno alle quattro settimane e va fatto senza forzature, con i tempi descritti in lo svezzamento del gattino. Nei primi giorni a casa conviene limitare lo spazio a una stanza con tutte le risorse e allargarlo gradualmente, seguendo i passaggi elencati in la socializzazione del gattino e usando all’inizio lo stesso substrato della lettiera che il gattino conosceva. Per il viaggio va bene un trasportino morbido per gatti, ma servirà un modello rigido da adulto entro il primo anno.