Maobau

Origine e storia dell’Anatolian

Gatto anatolico a pelo corto fotografato ad Avanos, in Cappadocia

Foto: Malssuchen · CC0 · via Wikimedia Commons

Un gatto di popolazione, non un progetto di allevamento

L’Anatolian, chiamato anche Anatoli o gatto turco a pelo corto, non è nato in un allevamento. È la versione codificata dei gatti a pelo corto che vivono da secoli nell’altopiano anatolico, la stessa popolazione da cui provengono il turco van e l’angora turco. Nessuno li ha selezionati per un carattere estetico: li ha selezionati il clima, con inverni lunghi sull’altopiano ed estati secche, e una vita fatta più di caccia che di ciotole.

Questa origine spiega l’aspetto. È un gatto di taglia media o grande, muscoloso, con ossatura medio-pesante, torace ampio e zampe di lunghezza media che finiscono in piedi rotondi. Non c’è nulla di esasperato: né il muso schiacciato dei brachicefali né le linee estreme delle razze orientali. Chi cerca un gatto senza tratti costruiti a tavolino trova qui uno degli esempi più puliti, con tutte le conseguenze pratiche, buone e meno buone, che vedremo.

Lo standard WCF e il riconoscimento a metà

Il riferimento ufficiale esiste ed è la scheda ANA della World Cat Federation, nella versione aggiornata al primo gennaio 2010, che descrive l’Anatoli come la varietà a pelo corto del turco van nel tipo, riconosciuta però in una gamma di colori molto più ampia. La testa è un cuneo smussato di media lunghezza con profilo quasi diritto, gli occhi grandi e ovali leggermente obliqui, le orecchie grandi con base larga e apici arrotondati.

Il riconoscimento si ferma però lì. La FIFe riconosce il turco van e l’angora turco ma non l’Anatoli, e lo stesso vale per le grandi associazioni americane. Una sola federazione riconosce questa razza, e la conseguenza pratica è concreta: il pedigree che accompagna un gattino di Anatolian ha valore in un circuito e non negli altri, e in Italia i soggetti registrati sono pochissimi. Non è un difetto del gatto, è un fatto da sapere prima di cercarlo.

Colori ammessi e colori che non esistono in questa razza

Lo standard è insolitamente permissivo sul mantello e insolitamente rigido su quattro colori. Sono ammessi tutti i colori e tutti i disegni, con qualunque quantità di bianco, dal soggetto quasi interamente bianco al tabby senza macchie chiare. Restano esclusi cioccolato, cannella, lilla e fulvo in ogni combinazione, e sono esclusi anche i disegni colourpoint, sepia e mink. Quei colori arrivano da altre razze e la loro presenza tradisce un incrocio, non una variante locale.

Il pelo è corto, di tessitura fine ma al tatto più ruvida di quanto ci si aspetti, e soprattutto è privo di sottopelo lanoso. È il dettaglio che più incide sulla vita quotidiana, perché cambia sia la quantità di pelo che resta sui tessuti sia il modo in cui il gatto sopporta il freddo di una casa poco riscaldata. Fra i difetti lo standard indica l’ossatura fine, mentre un tipo siamese, persiano o british squalifica il soggetto.

Van, angora e Anatolian: tre nomi vicini

La confusione con il turco van è comprensibile e in parte fondata, dato che lo standard stesso definisce l’Anatoli come la sua versione a pelo corto. Il gatto di Van, il vankedisi, è a sua volta una popolazione naturale della zona del lago di Van, mentre il turco van da esposizione è una razza costruita in Inghilterra a partire da soggetti importati dalla Turchia. L’angora turco è ancora un’altra storia, legata soprattutto ad Ankara e al pelo semilungo.

Per chi deve scegliere, la traduzione pratica è semplice: si sceglie un tipo, non una leggenda. Se cerchi un gatto a pelo corto, robusto, attivo e senza esagerazioni morfologiche, questo è il profilo giusto, e la longevità dipenderà dalla gestione più che dalla razza, come mostrano i dati raccolti in quanto vive un gatto. Se invece cerchi un gatto tranquillo da divano, conviene guardare altrove prima di firmare qualsiasi cosa.

Va aggiunta una precisazione onesta sulle misure. Girano in rete pesi da dieci o dodici chili attribuiti a questa razza: sono cifre senza fonte, prese da schede che si copiano fra loro. Lo standard parla di un gatto medio-grande e muscoloso, non di un gigante. Chi lo tiene in appartamento deve calibrare gli accessori sul gatto reale, quindi conviene attrezzarsi con un albero per gatti da 143 centimetri e con un set di bacchette con piume prima ancora che il gattino arrivi.

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