Alimentazione e fabbisogni nutrizionali dell’Anatolian

Foto: Malssuchen · CC0 · via Wikimedia Commons
Un gatto attivo non è un gatto che mangia sempre
Il fabbisogno segue il peso, l’età e l’attività reale, non il nome della razza. Un Anatolian che vive in appartamento e gioca venti minuti al giorno mangia meno di un soggetto che ha accesso a un giardino recintato e passa la giornata a esplorare, anche a parità di peso. Le quantità indicate sulle confezioni sono medie generose: la razione giusta tiene stabile il peso, ed è l’unico criterio che vale in tutte le situazioni.
Il metodo pratico è una routine mensile: pesare il gatto sulla stessa bilancia, passare le mani sulle coste, guardare il profilo dall’alto e correggere del dieci per cento alla volta. Le coste devono essere palpabili sotto una copertura sottile e la vita visibile. In un gatto muscoloso il numero sulla bilancia inganna, perché il muscolo pesa: il metodo completo, con le fasi di vita e le tabelle, è in quanto deve mangiare un gatto.
Crescita e fasi della vita
Il gattino ha bisogno di pasti frequenti e piccoli, e la transizione all’alimento per adulti si fa in genere entro il primo anno, salvo indicazioni diverse del veterinario. Nell’adulto funzionano meglio due o tre razioni misurate al giorno che la ciotola sempre piena, che è il modo più semplice per accumulare peso senza accorgersene. Le linee guida internazionali distinguono il giovane adulto, l’adulto maturo dopo i sette anni e il senior dopo i dieci.
Dopo i sette anni cambiano due cose: il fabbisogno energetico si riduce e la capacità di percepire i sapori diminuisce, quindi molti gatti mangiano meno proprio quando avrebbero bisogno di mantenere la massa muscolare. In questa fase il calo di peso è un segnale da non archiviare come vecchiaia. Un adulto che dimagrisce va sempre visitato, perché ipertiroidismo, malattia renale e diabete cominciano quasi tutti così, in modo silenzioso e graduale.
Acqua e umido
Il gatto beve poco per natura e ricava tradizionalmente l’acqua dalla preda, e una dieta di sole crocchette lo obbliga a compensare bevendo, cosa che molti soggetti fanno male. Aumentare la quota di umido è il modo più efficace di alzare l’apporto idrico complessivo, e il confronto onesto fra le due opzioni, con i pro e i contro reali di ciascuna, è in crocchette o umido per il gatto: non esiste un formato giusto in assoluto.
Sull’acqua contano più la posizione e il numero delle ciotole che la loro forma. Vanno tenute lontano dal cibo e dalla lettiera, distribuite in più punti della casa e riempite ogni giorno. Un aumento improvviso del consumo, invece, non è mai una buona notizia: è uno dei primi segnali di malattia renale, di diabete e di ipertiroidismo, tre patologie che nel gatto adulto si diagnosticano bene con un prelievo e si gestiscono male quando si aspetta troppo.
Se caccia davvero: prede, parassiti e calorie
In una razza con questa storia la caccia non è un residuo folkloristico. Un gatto che ha accesso all’esterno integra la dieta per conto suo, e questo ha tre conseguenze: le calorie della ciotola vanno ridotte, il rischio di parassiti intestinali aumenta e le prede portate in casa diventano una consuetudine. Le ragioni per cui il gatto porta le prede non hanno niente a che vedere con un regalo, e sgridarlo non serve a niente.
Per chi vive in appartamento il problema si rovescia: l’istinto resta, l’occasione no. La soluzione è spostare parte della razione dalla ciotola all’attività, usando dispensatori e nascondendo piccole quantità di crocchette in punti diversi della casa. Anche le foglie di erba gatta canadese servono in questa logica, cioè a rendere interessante il gioco che precede il pasto, mentre una fontanella silenziosa da 2,2 litri compensa la quota di acqua che il gatto non ricava più dalla preda.