Maobau

Gattini e riproduzione dell’Anatolian

Gatto anatolico a pelo corto fotografato ad Avanos, in Cappadocia

Foto: Malssuchen · CC0 · via Wikimedia Commons

Che cosa chiedere a chi vende un gattino

In una razza riconosciuta da una sola federazione e priva di programmi sanitari, i documenti contano più che altrove. Vanno chiesti il pedigree con l’indicazione dell’associazione che lo ha rilasciato, il libretto sanitario con vaccinazioni e sverminazioni, e la possibilità di vedere la madre e l’ambiente in cui i gattini sono cresciuti. Un allevamento serio mostra tutto senza che tu debba insistere, e non ha bisogno di spiegare perché in questo caso non serva.

La domanda specifica di questa razza riguarda l’udito. Se il gattino è bianco, o ha una quantità importante di bianco e occhi blu o impari, va chiesto il referto del test BAER, che si esegue già nelle prime settimane di vita. È un esame rapido, non invasivo, e distingue anche la sordità monolaterale, che nessuno può riconoscere osservando il gattino giocare. Se l’allevatore non sa che cos’è il BAER, il problema non è il gattino.

Il bianco: quale accoppiamento evitare

Il gene W che produce il mantello bianco è dominante, quindi un solo genitore bianco basta a trasmetterlo. Non esistono portatori nascosti nel senso classico del termine, ma esiste una variabilità notevole nell’effetto: dalla piena capacità uditiva alla sordità bilaterale, passando per la sordità di un solo orecchio. Molte associazioni impongono ormai il test dell’udito ai soggetti bianchi prima di ammetterli alla riproduzione, ed è una pratica che qualunque allevatore serio dovrebbe adottare spontaneamente.

La regola pratica è semplice e vale in tutte le razze a mantello bianco: non si accoppiano mai due bianchi non testati, e i soggetti sordi non vanno riprodotti, per quanto belli siano. Il rischio non è solo la sordità dei figli: è il fatto che un tratto estetico apprezzato in esposizione venga selezionato a spese di una funzione sensoriale, che è esattamente il meccanismo che ha rovinato altre razze in pochi decenni.

Gruppo sanguigno: un rischio concreto nelle linee turche

Nelle popolazioni feline della Turchia il gruppo sanguigno B è molto più frequente che nel resto d’Europa. In uno studio condotto su gatti turchi, su 85 turchi van tipizzati il 60% è risultato di gruppo B e il 40% di gruppo A, mentre su 28 angora turchi la quota di gruppo B era del 46,4%. Sono numeri che riguardano da vicino l’Anatolian, che viene dalla stessa popolazione di origine e non da linee selezionate a parte.

Il problema si chiama isoeritrolisi neonatale. Se la madre è di gruppo B e i gattini di gruppo A, gli anticorpi presenti nel colostro distruggono i globuli rossi dei figli nelle prime ore di vita: i gattini nascono sani e poi peggiorano rapidamente, con urine scure da emolisi. In alcune cucciolate la mortalità arriva alla totalità se non si interviene. Il rischio si annulla tipizzando i riproduttori prima dell’accoppiamento, e costa un prelievo.

Quando l’accoppiamento a rischio è già avvenuto, la soluzione esiste ed è meccanica: separare i gattini dalla madre per le prime ventiquattro ore, nutrendoli artificialmente, e restituirli quando l’intestino non assorbe più gli anticorpi del colostro. Richiede organizzazione e presenza continua, ma salva la cucciolata. È il tipo di informazione che distingue un allevatore preparato da chi ha semplicemente lasciato che due gatti si accoppiassero e spera che vada bene.

Cucciolata, prime settimane e arrivo a casa

La gestazione dura circa nove settimane e nella maggior parte dei casi il parto non richiede assistenza, ma il veterinario va allertato prima della data prevista e non durante. Nelle prime settimane il lavoro lo fa la madre: all’uomo tocca garantire un ambiente tranquillo, caldo e riparato, per esempio con una cuccia nido morbida e lavabile in un angolo poco frequentato, e pesare i gattini ogni giorno, perché la curva di crescita è il primo indicatore che qualcosa non va.

La finestra sensibile per la socializzazione si chiude presto, molto prima che nel cane, quindi i gattini vanno cresciuti in casa e non in box isolati: i passaggi utili sono elencati in la socializzazione del gattino. Nei primi giorni conviene limitare lo spazio a una stanza con tutte le risorse, usando lo stesso substrato dell’allevamento come spiegato in la prima lettiera del gattino, e allargare gradualmente il territorio. Per il trasferimento va bene un trasportino morbido per il viaggio, ma il modello rigido servirà comunque entro il primo anno.

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