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Gattini e riproduzione del Siberiano

Gatto siberiano che cammina sulla neve

Foto: Jan Warner · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons

Che cosa deve mostrarti un allevamento

La distinzione fra un allevamento e una rivendita si fa sui documenti, non sulle fotografie. Vanno chiesti il pedigree rilasciato da un’associazione riconosciuta, il libretto sanitario con vaccinazioni e trattamenti antiparassitari, e i referti dei riproduttori. Per questa razza l’elenco è preciso: ecocardiografia dei genitori fatta da un cardiologo, test del DNA per il rene policistico e per il deficit di piruvato chinasi, tipizzazione del gruppo sanguigno. Un allevamento serio mostra i referti senza che tu debba insistere.

Sul cuore la richiesta va formulata bene, perché è il punto in cui si vedono le differenze. Non esiste un test genetico valido per il siberiano: le mutazioni note riguardano maine coon e ragdoll, e il documento di indirizzo del Governing Council of the Cat Fancy britannico raccomanda invece l’ecocardiografia dopo i dieci mesi, ripetuta ogni due anni. Un allevatore che risponde citando un test del DNA per la cardiomiopatia sta dicendo una cosa che per questa razza non significa niente.

La promessa che nessuno può mantenere

C’è poi una richiesta che riguarda solo questa razza, ed è quella dell’allergia. Chi vende gattini «ipoallergenici certificati» o linee «a basso Fel d 1» con un sovrapprezzo sta vendendo un’illusione: nessun ente rilascia certificazioni di questo tipo, e le federazioni feline non prendono nemmeno posizione sul tema perché non è materia di standard. La produzione dell’allergene varia da individuo a individuo, non si eredita in modo prevedibile e non è un carattere selezionabile come il colore del mantello.

Se l’allergia è il motivo per cui stai valutando un siberiano, l’ordine giusto delle cose è un altro. Prima la diagnosi allergologica, poi esposizioni ripetute e prolungate a quel gatto specifico, a casa dell’allevatore e in giornate diverse, infine la decisione. Una misurazione del Fel d 1 salivare del singolo animale è più onesta di un certificato di razza, ma resta un dato parziale che non predice la reazione di una persona. Un contratto che preveda il rientro dell’animale, se la convivenza fallisce, dice molto sulla serietà di chi lo firma.

Cucciolata, parto e prime settimane

La gestazione dura circa nove settimane e nella maggioranza dei casi il parto non richiede assistenza, ma il veterinario va allertato prima della data prevista e non durante. Nelle prime settimane il lavoro lo fa la madre: l’intervento umano serve a garantire un angolo tranquillo, caldo e riparato e a pesare i gattini ogni giorno, perché la crescita quotidiana è il primo indicatore che qualcosa non va. Una cuccia nido morbida e lavabile in una stanza poco frequentata basta e avanza.

Nei soggetti a mantello bianco va programmato il test dell’udito, perché la sordità congenita legata al bianco è un rischio noto e cambia il modo in cui il gattino va gestito in casa. Il passaggio al cibo solido segue i tempi e le proporzioni descritti in lo svezzamento del gattino, e va fatto senza fretta: un gattino separato troppo presto dalla madre paga il conto due volte, sul fronte digestivo e su quello comportamentale.

Quando arriva a casa

La finestra sensibile per la socializzazione del gatto si chiude presto, molto prima che nel cane, e un gattino che in quelle settimane non ha incontrato persone, rumori domestici e altri animali resta timoroso da adulto. È il motivo per cui i gattini vanno cresciuti in casa e non in box separati, e per cui l’età minima di cessione ha un senso sanitario e comportamentale insieme. I passaggi utili e i tempi reali sono in la socializzazione del gattino.

Nei primi giorni conviene limitare lo spazio a una stanza, con cibo, acqua, nascondigli e vaschetta a distanza fra loro, e allargare il perimetro man mano che il gattino esplora da solo. La cassetta va scelta bassa e senza coperchio, come si spiega in la prima lettiera del gattino, e nelle prime due settimane un diffusore di feromoni può aiutare l’ambientamento senza sostituire la pazienza di lasciarlo uscire quando decide lui.

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