Cura del pelo e salute del Siberiano

Foto: Jan Warner · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Il triplo mantello: che cosa significa in pratica
Quando si parla di triplo mantello si intendono tre tipi di pelo con funzioni diverse: il pelo di copertura, lungo e idrorepellente, una fascia intermedia più sottile e un sottopelo denso che, come specifica lo standard FIFe, non resta appiattito sul corpo. È una struttura che isola benissimo e che, proprio per questo, si compatta con facilità quando qualcosa la disturba. Il sottopelo è la parte che si infeltrisce, non il pelo lungo che si vede.
I nodi nascono sempre negli stessi punti: ascelle, inguine, dietro le orecchie, alla base della coda e sui pantaloni posteriori, cioè dove c’è attrito e dove la lingua del gatto arriva peggio. Servono due strumenti, un pettine a denti larghi per aprire e uno più fitto per rifinire; le spazzole a setole lisciano la superficie e lasciano il problema dov’era. Un set pettine e spazzola per gatti usato una o due volte alla settimana basta per undici mesi all’anno.
La muta stagionale è un altro lavoro
Il dodicesimo mese è quello che sorprende chi arriva da un gatto a pelo corto. Sia la CFA sia TICA descrivono un mantello nettamente più spesso d’inverno e più corto e rado d’estate, e il passaggio fra i due non è graduale: nel giro di poche settimane il sottopelo si stacca in ciocche e finisce ovunque. In quel periodo il pettine va usato tutti i giorni, non due volte alla settimana, altrimenti si formano feltri che poi si tolgono solo con le forbici o con la tosatura.
Più pelo che si stacca significa anche più pelo ingerito. Qualche bolo occasionale rientra nella norma, il vomito frequente no, e la distinzione conta perché nel secondo caso il pelo di solito non c’entra: la casistica è riassunta in i boli di pelo nel gatto. Una perdita a chiazze, con croste o zone arrossate, è un’altra cosa ancora e va vista dal veterinario, come si spiega parlando di perché il gatto perde il pelo.
Cardiomiopatia ipertrofica: la voce più importante
La cardiomiopatia ipertrofica è la malattia cardiaca più comune del gatto, e la UC Davis la descrive come una patologia che colpisce circa un gatto su sette e che in più della metà dei casi non dà alcun segno finché non arriva lo scompenso. Il muscolo del ventricolo sinistro si ispessisce, la camera si riduce, e i primi sintomi visibili sono spesso il respiro affannoso o la paralisi improvvisa del treno posteriore per un tromboembolo. La diagnosi si fa solo con l’ecocardiografia.
Nel siberiano la malattia è segnalata, ma nessuna mutazione causale è stata identificata per la razza: i test genetici sviluppati per il maine coon e per il ragdoll non sono informativi qui, salvo che quelle razze compaiano in genealogia. Il documento di indirizzo del Governing Council of the Cat Fancy britannico è esplicito e indica la strada alternativa, cioè l’ecocardiografia fatta da un cardiologo su soggetti di almeno dieci mesi, ripetuta ogni due anni perché un cuore normale oggi può non esserlo domani.
Per chi compra la traduzione è semplice: chiedere il referto ecocardiografico dei due genitori, con data e nome dello specialista, e diffidare di chi risponde citando un test del DNA che per questa razza non esiste. Nessun controllo esclude il rischio in modo definitivo, ma un allevamento che scansiona e ripete nel tempo lavora su una popolazione diversa da uno che non guarda. Per il gatto che vive in casa, il resto è routine: peso corretto, controlli annuali e visite più ravvicinate dopo i sette anni.
Rene policistico, piruvato chinasi e sordità nei bianchi
Le altre voci del libretto sono meno drammatiche e più facili da chiudere. Per il rene policistico esiste un test del DNA e ha senso farlo nei riproduttori, perché la variante è stata rilevata anche fuori dai persiani; la malattia porta a insufficienza renale nel tempo, con i segni descritti in la malattia renale del gatto. Anche il deficit di piruvato chinasi, che causa anemia emolitica, si testa sul DNA ed è a trasmissione recessiva: basta non accoppiare due portatori.
Restano due controlli spesso dimenticati. La tipizzazione del gruppo sanguigno dei riproduttori, che serve a evitare l’isoeritrolisi neonatale nei gattini, e il test dell’udito nei soggetti a mantello bianco, dove la sordità congenita è un rischio noto. Sul fronte quotidiano vale per il siberiano quello che vale per tutti: un gatto che beve molto più del solito va portato dal veterinario, e una fontanella in acciaio da 2,6 litri aiuta l’idratazione ma non è una terapia per niente.