Origine e storia del Siberiano

Foto: Jan Warner · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Un gatto di villaggio prima di essere una razza
Il siberiano non è stato progettato da nessuno. Per secoli è stato il gatto delle case e dei magazzini russi, tenuto per tenere lontani i roditori e lasciato riprodurre senza registri: un animale grande, pesante e coperto di pelo perché gli inverni non lasciavano alternative. Compare nelle prime esposizioni fra Ottocento e Novecento, ma la selezione documentata comincia solo negli anni Ottanta, quando gli allevatori sovietici mettono per iscritto uno standard e aprono i primi libri genealogici. La forma di questo gatto l’ha decisa il clima, non un giudice di esposizione.
L’origine spiega il mantello. Lo standard FIFe descrive un pelo di copertura idrorepellente, un po’ duro al tatto, e un sottopelo che non aderisce al corpo: è la struttura che serve a un animale che deve restare asciutto sotto la neve. Da qui viene anche la tolleranza all’acqua che tanti proprietari raccontano e che stona con la fama della specie, un tema che vale la pena leggere per intero in perché i gatti odiano l’acqua. Un pettine per pelo semilungo serve comunque tutto l’anno.
1990: tre gatti attraversano l’oceano
La storia moderna della razza in Occidente comincia con poche importazioni. Nel 1990 Elizabeth Terrell portò negli Stati Uniti tre soggetti, Ofelia, Naina e Kaliostro, e da quel nucleo si sviluppò la popolazione americana. TICA concesse lo status di campionato nel 1996, FIFe riconobbe il siberiano nel 1997, la CFA aprì la registrazione nel 2000 e arrivò al campionato nel 2007. Sono date recentissime per una razza antica, e spiegano perché la base genetica occidentale sia partita da numeri molto piccoli.
La conseguenza pratica riguarda chi compra oggi. Una popolazione costruita su pochi fondatori tende a concentrare le varianti sfavorevoli, e l’unico argine è la documentazione: pedigree rilasciato da un’associazione riconosciuta, genealogia consultabile, test sanitari dei riproduttori. Un gatto peloso comprato da un annuncio non è un siberiano solo perché gli somiglia, e chi lo acquista non ha nessuna informazione su che cosa sia stato testato nelle due generazioni precedenti. La differenza fra allevamento e rivendita si misura sulle carte, mai sulle fotografie della cucciolata.
Il Neva Masquerade non è un’altra razza
Il Neva Masquerade è il siberiano colourpoint, cioè la variante con il corpo chiaro, le estremità scure e gli occhi azzurri. Non è una razza diversa, non è un incrocio con il siamese fatto ieri e non giustifica un prezzo più alto: FIFe lo riconosce dal 2011 e lo giudica con lo stesso standard del siberiano, distinguendo solo i gruppi di colore e imponendo l’occhio blu, mentre nel siberiano non pointed sono ammessi tutti i colori dell’occhio tranne il blu. Il pelo, la struttura e il carattere sono gli stessi.
Il nome unisce la Neva, il fiume di San Pietroburgo dove la variante fu selezionata, e la maschera scura del muso. Per anni il colourpoint è stato allevato separatamente, e il Governing Council of the Cat Fancy britannico osserva che tenerlo isolato serviva solo a restringere il patrimonio genetico disponibile: trattarlo come varietà della stessa razza allarga il pool e riduce i rischi della consanguineità. Chi ti vende un Neva Masquerade come qualcosa di più raro sta vendendo una parola, non un gatto diverso.
Che cosa chiede lo standard oggi
Lo standard FIFe descrive un gatto di taglia media o grande, dal corpo rettangolare e compatto, con collo potente, torace largo, ossatura e muscolatura robuste, zampe rotonde e ciuffi fra le dita. Il mantello è semilungo e molto denso, con gorgiera piena, sparato sul petto e culotte sui posteriori nella versione invernale, mentre quello estivo è nettamente più corto. Nella scala dei punti la testa vale un quarto del giudizio, il corpo e il mantello un quinto ciascuno: il colore conta pochissimo.
Sulla taglia conviene fare attenzione a quello che si vede online. La CFA indica maschi fra i cinque chili e mezzo e gli otto e femmine fra i tre e mezzo e i cinque e mezzo: sono animali importanti, non giganti, e le foto scattate con il grandangolo raccontano un’altra cosa. Un gatto di quel peso ha però bisogno di strutture che lo reggano, e un albero per gatti da 143 cm con piattaforme larghe è più utile di dieci metri quadri in più, come vale per il gatto in appartamento in generale.