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Origine e storia del Seychellois

Seychellois bianca con maschera scura, seduta

Foto: Henrik Hansen ( Hansen ) · Public domain · via Wikimedia Commons

Un siamese con la pezzatura bianca

Sotto il nome esotico c’è una cosa molto semplice: il Seychellois è un gatto di tipo siamese, con la stessa maschera scura su muso, orecchie, zampe e coda, a cui si aggiungono aree di bianco distribuite in modo irregolare. Struttura, testa a cuneo, orecchie grandi, occhi azzurri e corpo lungo e leggero sono quelli della famiglia orientale, senza differenze di sostanza. Cambia il disegno, non il gatto: chi convive con un siamese riconosce tutto il resto, dal carattere alla voce.

Il bianco arriva da un gene di pezzatura, quello che nei gatti comuni produce i bicolori, e si sovrappone al disegno colourpoint invece di sostituirlo. Il risultato può essere un gatto quasi interamente bianco con qualche macchia colorata su testa e coda oppure un soggetto con chiazze più estese sul corpo. La quantità di bianco varia molto fra i soggetti e non è programmabile con precisione, il che rende ogni cucciolata diversa dalla precedente anche a parità di genitori.

Inghilterra, anni Ottanta: il progetto di Patricia Turner

La razza nasce in Inghilterra e non nelle isole dell’oceano Indiano. L’allevatrice Patricia Turner, già nota nell’ambiente per il lavoro sulle varietà orientali, cercava di ottenere gatti colourpoint con pezzatura bianca e partì da incroci fra siamesi e persiani tricolori, che il bianco lo portavano. I meticci ottenuti vennero poi reincrociati per generazioni verso siamesi e orientali per recuperare la struttura leggera e la testa a cuneo. Il bianco entra dal persiano, il tipo torna dal siamese.

I primi soggetti vennero presentati in esposizione in Inghilterra alla fine degli anni Ottanta, e da lì la selezione si è allargata al continente. È una storia diversa da quella della maggior parte delle razze feline, che nascono da mutazioni spontanee osservate in gatti di strada: qui l’obiettivo estetico è venuto prima, e il lavoro è consistito nel portarlo dentro un tipo già definito senza perdere per strada la conformazione. Il nome, come si vedrà, è arrivato dopo e con una certa dose di fantasia.

Corto e semilungo: due varietà dello stesso gatto

Il Seychellois esiste in due versioni, che nelle federazioni che le distinguono vengono trattate come varietà separate: una a pelo corto e una a pelo semilungo, con la coda a pennacchio e un pelo più morbido sul corpo. La differenza dipende da un gene recessivo per la lunghezza del pelo, lo stesso che nel gruppo siamese produce il balinese. Due gattini della stessa cucciolata possono avere lunghezze diverse se entrambi i genitori portano la variante.

In pratica cambia poco nella gestione quotidiana, perché nessuna delle due versioni ha un vero sottopelo: il pelo aderisce al corpo, si annoda poco e non lascia in giro le quantità di un gatto a pelo semilungo classico. Una passata alla settimana con un set pettine e spazzola per gatti basta nella versione corta, due nella semilunga durante i cambi di stagione. Se invece la perdita di pelo aumenta all’improvviso, le cause sono quelle descritte in perché il gatto perde il pelo.

Chi lo riconosce, e chi no

Qui la faccenda si complica, ed è giusto saperlo prima di cercare un cucciolo. La FIFe ha riconosciuto il Seychellois nel 2005, con le due varietà di lunghezza del pelo, ma nell’elenco attuale delle razze riconosciute dalla federazione il nome non compare più. Il GCCF britannico classifica gatti simili sotto la voce Oriental Bicolour, e altre federazioni li registrano semplicemente come siamesi o balinesi con pezzatura bianca. Lo stesso gatto cambia nome a seconda del registro che lo iscrive.

La conseguenza pratica è che il pedigree può riportare diciture diverse da quella che ci si aspetta, e questo non è di per sé un segnale negativo: conta che l’associazione che lo rilascia sia riconosciuta e che i genitori siano identificabili. Conta molto di più, invece, che l’allevatore sappia spiegare da quali linee viene il suo gatto e quali controlli sanitari ha fatto. Sul piano della convivenza il quadro non cambia comunque: è un orientale, con le esigenze di attività e compagnia descritte per il gatto in appartamento.

Un’ultima avvertenza riguarda il prezzo. La rarità di un nome fa salire le cifre più della qualità dell’allevamento, e nel caso del Seychellois il nome è raro per ragioni di nomenclatura più che di genetica. Un gatto venduto come esemplare rarissimo può essere, geneticamente, un siamese con la pezzatura bianca nato da genitori mai testati. Un set di bacchette con piume e mezz’ora al giorno contano più dell’etichetta sul certificato, per un gatto di questa famiglia.

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