Gattini e riproduzione del Seychellois

Foto: Henrik Hansen ( Hansen ) · Public domain · via Wikimedia Commons
Gattini bianchi che diventano colorati
I gattini colourpoint nascono quasi bianchi, e il Seychellois non fa eccezione: il colore delle estremità compare nei giorni e nelle settimane successive, mentre la pezzatura bianca vera e propria è già visibile dalla nascita perché non dipende dalla temperatura. Nelle prime settimane, quindi, non si capisce ancora quale sarà l’aspetto finale del gatto. Il disegno si completa nei mesi, e il contrasto fra maschera e corpo continua a cambiare per tutta la vita.
Questo ha una conseguenza pratica per chi prenota un cucciolo su fotografia: le immagini scattate a quattro settimane non dicono molto sull’adulto, e nessun allevatore può garantire con precisione l’estensione delle macchie colorate. Chi promette un risultato estetico esatto sta vendendo una certezza che la genetica non offre. Meglio scegliere in base alla salute dei genitori e al modo in cui i gattini vengono cresciuti che in base a una macchia sul muso.
Come si trasmette il bianco, e perché la sordità non c’entra
Il bianco di questa razza dipende dal gene della pezzatura, che si comporta come carattere dominante ma con un’espressione molto variabile: dallo stesso accoppiamento nascono soggetti con poco bianco e soggetti quasi interamente bianchi. Va distinto con attenzione da un’altra cosa, cioè il bianco dominante, che maschera completamente il colore e produce gatti interamente bianchi. Sono due meccanismi genetici diversi, anche se il risultato visivo può assomigliarsi in alcuni soggetti.
La distinzione conta perché la sordità congenita descritta nei gatti bianchi è associata al bianco dominante, soprattutto nei soggetti con occhi azzurri, e non alla pezzatura. Un Seychellois mostra il disegno colourpoint proprio perché non porta quel gene, quindi il rischio di sordità che riguarda i gatti bianchi non gli si applica nello stesso modo. Se un dubbio esiste, per esempio in un gattino che non reagisce ai rumori, esiste un esame strumentale specifico, il test BAER, che si fa nei centri veterinari specializzati.
Razza rara: il problema è il pool genetico
Questa è la parte che nessun annuncio scrive. Il Seychellois è una razza numericamente piccola, con pochi allevamenti e pochi riproduttori disponibili, e in queste condizioni il rischio non è estetico ma genetico: consanguineità crescente, perdita di variabilità e maggiore probabilità che i caratteri sfavorevoli si concentrino. La soluzione tecnica esiste e passa dagli incroci con siamesi, orientali e balinesi, che restano geneticamente la stessa popolazione. Un registro chiuso è un rischio, non una garanzia di purezza.
Le domande da fare a chi alleva sono quindi tre. Che cosa mostra il pedigree in termini di parentele fra i genitori, se i riproduttori sono stati testati per l’atrofia progressiva della retina legata alla mutazione rdAc, e di che cosa e a che età sono morti i soggetti delle linee usate, dato che per l’amiloidosi epatica non esiste un test e l’unica informazione disponibile è la storia familiare. Un allevatore preparato risponde a tutte e tre senza irritarsi.
Vanno chiesti anche i documenti ordinari, cioè pedigree di un’associazione riconosciuta, libretto sanitario con vaccinazioni e sverminazioni e contratto scritto. Sul nome della razza si può essere flessibili, perché a seconda della federazione questi gatti vengono registrati in modi diversi; sulla tracciabilità dei genitori no. Se l’allevatore non sa dire da dove viene il sangue che sta usando, il problema non è il gattino che stai guardando ma chi te lo sta proponendo.
Le prime settimane e l’arrivo a casa
La finestra sensibile per la socializzazione del gatto si chiude presto, molto prima che nel cane, e i gattini vanno cresciuti in casa fra rumori domestici, persone e manipolazioni quotidiane. Un cucciolo tenuto in un box separato fino alla cessione diventa quasi sempre un adulto timoroso, e in una razza così legata alle persone il danno si vede tutti i giorni. I passaggi utili sono elencati in la socializzazione del gattino.
Nei primi giorni conviene limitare lo spazio a una stanza con tutte le risorse e allargarlo gradualmente, tenendo la lettiera lontana dalla ciotola e usando lo stesso substrato dell’allevamento, come si spiega in la prima lettiera del gattino. Una cuccia nido morbida e lavabile in un angolo tranquillo dà un punto di riferimento fisso, e per il trasferimento va bene un trasportino morbido con una coperta dentro, meglio se profuma già di casa.