Cura del pelo e salute dell’Angora Turco

Foto: Ankarakediler · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons
Un pelo lungo che non si infeltrisce
Qui l’angora si distingue da tutte le altre razze semilunghe. Lo standard FIFe parla di un mantello unico, senza sottopelo, fine e con una lucentezza serica, di media lunghezza sul corpo e lungo su gorgiera e coda. Senza il sottopelo denso che si compatta manca la materia prima dei feltri, e infatti la CFA descrive una manutenzione minima, con qualche passata di pettine al mese nei soggetti giovani e una frequenza maggiore negli adulti e negli anziani. È il pelo lungo più facile da gestire.
Questo non significa non toccarlo mai. Un set pettine e spazzola per gatti passato una volta alla settimana serve a togliere il pelo morto prima che finisca nello stomaco e, soprattutto, a controllare la pelle: noduli, croste e zone dolenti si scoprono con le mani, non guardando il gatto da lontano. Una perdita a chiazze o accompagnata da arrossamenti è un’altra cosa rispetto alla muta e va vista dal veterinario, come si spiega in perché il gatto perde il pelo.
Il pelo ingerito resta comunque un tema, anche se meno che in un siberiano o in un persiano. Qualche bolo occasionale rientra nella norma, il vomito frequente no, e la distinzione conta perché nel secondo caso il pelo spesso non c’entra affatto: la casistica completa è raccolta in i boli di pelo nel gatto. Pettinare regolarmente riduce la quantità che il gatto ingoia leccandosi, e nei mesi di cambio stagionale conviene alzare la frequenza senza aspettare che il divano diventi bianco.
La sordità congenita legata al bianco: il punto più importante
È la questione sanitaria che definisce questa razza, e va capita bene prima di scegliere un gattino. Il gene del bianco dominante non produce solo il mantello candido: è responsabile anche degli occhi azzurri e, in una quota consistente di soggetti, di una degenerazione della coclea che porta alla sordità nelle prime settimane di vita. International Cat Care indica che un gatto bianco con due occhi azzurri ha una probabilità da tre a cinque volte maggiore di essere sordo rispetto a un bianco senza occhi azzurri, e che il pelo lungo alza ancora il rischio nei soggetti bianchi.
Il Cornell Feline Health Center scrive che circa l’ottanta per cento dei gatti bianchi con due occhi azzurri comincia a mostrare segni di sordità intorno al quarto giorno di vita, per degenerazione dell’orecchio interno. Con un occhio solo azzurro il rischio si dimezza rispetto ai due, ma non sparisce: nei soggetti con occhi impari la sordità colpisce spesso l’orecchio dal lato dell’occhio azzurro. È un danno permanente e non correggibile, perché riguarda strutture che si sono perse durante lo sviluppo.
Il punto che sfugge quasi sempre è la sordità di un orecchio solo. Un gatto monolaterale sente, risponde al nome, si gira quando lo chiami: sembra normale in tutto, e nessuno se ne accorge in casa. Se ne accorgono i suoi gattini, perché quel soggetto trasmette comunque il gene alla discendenza. La sordità unilaterale non si vede a occhio, e questo è esattamente il motivo per cui esiste un test strumentale invece di un’osservazione fatta dall’allevatore.
Il test BAER: che cosa è e chi deve farlo
Il BAER, cioè la risposta uditiva evocata del tronco encefalico, è un esame non invasivo che misura l’attività elettrica generata dall’orecchio interno in risposta a una serie di clic. Si fa in centri specializzati, su un gattino di poche settimane, e distingue con precisione un orecchio che sente da uno che non sente: è l’unico modo di certificare l’udito, soprattutto quando il deficit è da un lato solo. Un’alternativa impiegata in alcuni laboratori è la misurazione delle otoemissioni acustiche.
Sul piano dell’allevamento la regola più diffusa in Europa è chiara. Il Governing Council of the Cat Fancy britannico non registra la discendenza di un gatto bianco, maschio o femmina, se quel soggetto non ha un certificato BAER o OAE di assenza di sordità monolaterale o bilaterale. La CFA, dal canto suo, ricorda che gli allevatori seri accoppiano il bianco con soggetti colorati e possono richiedere il test dell’udito sui gattini bianchi. Un allevamento che non testa i bianchi non sta risparmiando: sta scaricando il problema su chi compra.
Atassia dei gattini e cardiomiopatia ipertrofica
Nella razza sono descritte due altre condizioni che vale la pena conoscere. La prima è una forma di atassia ereditaria dei gattini, a trasmissione autosomica recessiva: i soggetti colpiti mostrano tremori e incoordinazione nelle prime settimane e non arrivano all’età adulta. Essendo recessiva, i genitori sono portatori sani e il problema compare solo accoppiando due portatori, il che significa che si vede nelle linee strette e che una genealogia trasparente conta più di qualunque rassicurazione.
La seconda è la cardiomiopatia ipertrofica, la malattia cardiaca più comune del gatto, segnalata anche nell’angora turco e in genere in età adulta o matura. Il muscolo del ventricolo sinistro si ispessisce, la camera si riduce e per molto tempo non si vede niente: i primi segni sono spesso il respiro affannoso, l’abbattimento o la paralisi improvvisa del treno posteriore per un tromboembolo. La diagnosi si fa con l’ecocardiografia, non con l’auscultazione e non con un esame del sangue.
Per questa razza non esiste un test genetico della cardiomiopatia: le mutazioni note riguardano il maine coon e il ragdoll e qui non sono informative. Resta lo screening ecocardiografico dei riproduttori fatto da un cardiologo e ripetuto nel tempo, perché un cuore normale a due anni può non esserlo a sei. Per il gatto che vive in casa il resto è routine: peso corretto, controlli annuali, visite più ravvicinate dopo i sette anni e un posto tranquillo dove riposare, anche solo una cuccia ciambella da 50 cm in un angolo poco battuto, come vale per il gatto anziano.