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Origine e storia dell’Angora Turco

Angora turco bianco a pelo lungo

Foto: Ankarakediler · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons

Un gatto dell’Anatolia, non un’invenzione da esposizione

Angora è il vecchio nome di Ankara, e la razza porta con sé la geografia da cui viene: l’altopiano anatolico, dove esistevano da secoli gatti a pelo lungo prima che qualcuno pensasse a registrarli. La CFA fa risalire al Seicento l’arrivo in Europa dei primi soggetti, portati dal Medio Oriente come regali preziosi e accolti in Francia e in Inghilterra come una curiosità esotica. Non è una razza progettata a tavolino: è una popolazione locale che l’Occidente ha scoperto, ammirato e poi quasi cancellato.

La struttura racconta la stessa storia. Lo standard FIFe descrive un gatto dall’ossatura fine ma muscoloso, dal corpo snello e slanciato, con i posteriori più lunghi degli anteriori e un mantello unico, di media lunghezza sul corpo e lungo su gorgiera e coda, senza sottopelo. È un animale leggero e agile, molto lontano dalla stazza dei gatti nordici, e va gestito come tale: una struttura verticale come un albero per gatti da 112 cm gli è più utile di qualunque metro quadro in più a terra.

Due secoli confuso con il persiano

Per buona parte della sua storia occidentale l’angora non ha avuto un’identità propria. Nel Settecento i due nomi venivano usati come sinonimi: nel 1788 Charles Catton elencava «gatto persiano» e «gatto angora» come due modi di chiamare lo stesso animale, e in Inghilterra i soggetti importati finirono assorbiti nei programmi di selezione del persiano. L’incrocio sistematico con il persiano ha diluito la razza fino a farla sparire dagli allevamenti europei nei primi decenni del Novecento.

È un dettaglio che spiega molti equivoci ancora vivi. Il persiano moderno e l’angora turco non hanno niente in comune se non il pelo lungo: il primo è compatto, massiccio e con il muso schiacciato in misura variabile, il secondo è longilineo, dal muso a cuneo dolce e dal profilo formato da due piani che si incontrano con un angolo morbido. Chi cerca un gatto a pelo lungo dovrebbe guardare la struttura, non la lunghezza del mantello: la differenza si sente anche al tatto, perché passando un pettine a denti larghi sotto un persiano si incontra un sottopelo fitto e sotto un angora quasi niente.

Lo zoo di Ankara e il programma di conservazione

Il salvataggio della razza è avvenuto in Turchia e non in Europa. Nella prima metà del Novecento lo zoo della fattoria forestale di Ankara avviò un programma di allevamento conservativo, sostenuto dallo Stato, che considerava l’angora un patrimonio nazionale da proteggere. La CFA ricorda che i programmi degli zoo turchi partirono negli anni Trenta e che si concentravano sui soggetti bianchi, con una preferenza dichiarata per quelli dagli occhi impari, uno azzurro e uno ambra.

Quel programma ha salvato la razza e insieme le ha lasciato un problema. La selezione veniva fatta sul colore prima che su qualunque altro criterio, e concentrare il bianco significa concentrare anche il gene che lo produce, che nel gatto è legato agli occhi azzurri e alla sordità congenita. Il bianco non è solo un colore, ed è la ragione per cui, in questa razza più che in altre, la prima domanda da fare a un allevatore riguarda il test dell’udito e non la genealogia.

Il ritorno in Occidente e l’equivoco del «pelo lungo qualsiasi»

I primi angora arrivarono negli Stati Uniti a metà degli anni Cinquanta e in Canada nei primi anni Sessanta, importati direttamente dallo zoo di Ankara. La CFA concesse lo status di campionato nel 1973, inizialmente solo ai soggetti bianchi, e aprì alle altre colorazioni nel 1978. Oggi sono ammessi quasi tutti i colori, con l’esclusione di cioccolato, lilla e disegno colourpoint, che nello standard indicano un’ibridazione con altre razze. Chi cerca un soggetto oggi si muove quindi dentro un ventaglio di colori molto ampio, con quell’unica eccezione.

Va detta anche la cosa che i venditori evitano di dire: il pelo lungo non fa un angora. Il meticcio semilungo che si trova in colonia o in rifugio è un gatto splendido, ma non appartiene a una razza e non ha alle spalle nessuna selezione documentata. Uno studio genetico del 2012 ha per di più mostrato che gli angora allevati in Turchia e quelli delle linee americane sono ormai popolazioni distinte. La differenza fra un pedigree e un annuncio si misura sulle carte, come vale per il gatto in appartamento di qualunque origine.

Chi adotta un meticcio a pelo lungo non prende un angora di seconda scelta: prende un altro animale, spesso più robusto e con una variabilità genetica maggiore, e con nessuna delle predisposizioni concentrate nelle popolazioni chiuse. Il problema nasce solo quando quel gatto viene venduto come angora a prezzo di razza. Sulle aspettative di durata della vita, poi, valgono i dati raccolti in quanto vive un gatto e non le medie di razza che circolano negli annunci.

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