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Educazione e intelligenza del Serengeti

Serengeti maculato seduto con le orecchie grandi

Foto: Shandris at English Wikipedia · Public domain · via Wikimedia Commons

Impara in fretta, e impara anche quello che non vuoi

Il Serengeti è sveglio, curioso e attento a quello che fanno le persone, e questo ha due facce. Da un lato impara con poche ripetizioni comportamenti utili come il richiamo o l’ingresso nel trasportino; dall’altro impara altrettanto in fretta ad aprire sportelli, a spingere maniglie e a collegare il rumore del sacchetto all’arrivo del cibo. Nessuno gli insegna a rubare: gli basta osservare due volte e trovare una superficie da cui arrivare.

Il meccanismo su cui lavorare è il rinforzo, cioè far seguire immediatamente al comportamento qualcosa che il gatto vuole. La ricompensa deve arrivare entro un secondo, altrimenti l’associazione si costruisce su altro. Le sessioni utili durano due o tre minuti e si chiudono prima che l’animale si stanchi, ripetute più volte al giorno agli stessi orari. Il quadro delle capacità su cui si può contare è in quanto è intelligente un gatto.

Le tre cose che vale la pena insegnare per prime

La prima è il richiamo, associando un suono preciso e sempre uguale all’arrivo di qualcosa di buono: in poche settimane si ottiene una risposta affidabile, utile per far rientrare il gatto da un balcone o da una stanza. Il suono non deve essere il nome, che viene usato in troppi contesti diversi. La seconda è farsi maneggiare, cioè accettare che gli si guardino bocca, orecchie e zampe senza trasformare la visita in una lotta.

La terza è il trasportino, che con questa razza conviene affrontare subito. Un trasportino rigido con apertura superiore lasciato aperto in casa tutto l’anno, con dentro una coperta, smette in fretta di essere un oggetto minaccioso e diventa un posto in cui dormire. Il percorso passo per passo, con i tempi realistici, è descritto in il gatto e il trasportino, e vale la pena seguirlo prima che serva. Conviene affrontarlo nei primi mesi, quando il gatto accetta le novità con più facilità e non ha ancora collegato il trasportino alla visita veterinaria.

Che cosa non funziona

Spruzzare acqua, alzare la voce o afferrare il gatto per la collottola non insegnano niente e producono un effetto preciso: l’animale impara a evitare te, non il comportamento. In una razza sicura di sé e molto interattiva il danno si vede in fretta, perché la relazione è proprio lo strumento su cui si basa tutto il resto dell’addestramento. Le linee guida internazionali insistono su interazioni positive, coerenti e prevedibili per questa ragione.

L’alternativa è cambiare l’ambiente e rendere conveniente l’alternativa: se sale sul piano di lavoro, il piano va sgomberato e va offerto un punto alto più comodo accanto; se apre gli sportelli, si mettono i fermi. Il gioco troppo intenso si gestisce allo stesso modo, spostandolo su bacchette e oggetti a distanza e chiudendo la sessione prima del picco: le dinamiche del morso sono spiegate in perché il gatto morde. Il principio resta sempre lo stesso: si sposta il comportamento su un bersaglio accettabile, non lo si spegne a forza di divieti.

Trucchi, riporto e lavoro con il cibo

Molti Serengeti imparano a riportare un oggetto lanciato, e non è un aneddoto isolato: è un comportamento comune nelle razze orientali e nei gatti molto interattivi. Va assecondato perché costa poco e rende moltissimo in termini di attività, a patto di usare oggetti abbastanza grandi da non essere ingoiati e di chiudere il gioco prima che il gatto si annoi. Due minuti ripetuti battono dieci minuti unici, come per qualunque altro esercizio.

Sul resto conviene lavorare con il cibo, cioè spostare una quota della razione dalla ciotola all’attività, con giochi di manipolazione o bocconcini nascosti. Come rinforzo alternativo funzionano bene una sessione breve con un set di bacchette con piume oppure qualche foglia di erba gatta a fine esercizio, che chiude la sequenza con qualcosa di piacevole senza aggiungere calorie alla giornata. Le sessioni migliori finiscono mentre il gatto ne vorrebbe ancora, perché lasciano intatta la voglia per la volta successiva.

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