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Origine e storia del Serengeti

Serengeti maculato seduto con le orecchie grandi

Foto: Shandris at English Wikipedia · Public domain · via Wikimedia Commons

Un serval senza serval: il progetto di Karen Sausman

Il Serengeti nasce in California a metà degli anni Novanta, nell’allevamento Kingsmark di Karen Sausman, biologa della conservazione. L’obiettivo dichiarato era ottenere un gatto che ricordasse il serval africano nella silhouette, cioè zampe lunghe, orecchie enormi e mantello maculato, senza usare nessun antenato selvatico. TICA colloca l’inizio del programma nel 1995 e specifica che la razza non contiene sangue di serval, essendo stata costruita incrociando bengala e orientali a pelo corto.

La distinzione è il cuore della razza e va capita subito, perché è quella che la separa dal Savannah, che invece discende direttamente da un serval. Qui non c’è nessun ibrido: il Serengeti è un gatto domestico al cento per cento, che assomiglia a un felide africano per selezione di forme già presenti nelle razze di partenza. Chi lo compra sta comprando un gatto di casa dalle gambe lunghe, non un animale esotico con esigenze speciali.

Che cosa porta il bengala e che cosa porta l’orientale

Dal bengala arrivano il mantello maculato con macchie nette su fondo caldo, la muscolatura e il contrasto del disegno. Dall’orientale a pelo corto arrivano invece le linee lunghe, le orecchie molto grandi, l’ossatura leggera e, come si accorge chiunque ci viva insieme, la voce. Non è un dettaglio da standard: il carattere segue le razze fondatrici, e in questo caso significa un gatto attivo, comunicativo e insistente più della media.

Il fondatore della razza ha lasciato aperta la possibilità di usare altre razze quando portassero tratti utili, ma le due linee principali restano queste. Vale la pena ricordare che il bengala a sua volta è stato costruito su una base ampia, che comprende gatto leopardo asiatico e diverse razze domestiche, mentre l’orientale deriva dal siamese e dai gatti domestici a pelo corto. È un patrimonio genetico eterogeneo, che ha il pregio di essere largo e il difetto di portarsi dietro le patologie di tutti i fondatori.

Perché la scelta di non usare il serval conta davvero

Nelle razze ottenute incrociando un felide selvatico con un gatto domestico i problemi non sono teorici: temperamento imprevedibile nelle prime generazioni, taglia e attività che una casa fatica a contenere, vincoli normativi in molti Paesi e una fertilità maschile che nelle prime generazioni è compromessa. Il Serengeti non ha niente di tutto questo. Nessun permesso, nessuna deroga, nessun regime speciale: si acquista, si vaccina e si porta dal veterinario come qualunque altro gatto.

È anche il motivo per cui gli annunci che lo presentano come un mini serval o come un ibrido dicono una cosa falsa, e spesso la usano per giustificare un prezzo. La somiglianza con il serval è il risultato di una selezione morfologica, non di una parentela: nel Serengeti non c’è nessuna generazione di distanza da un animale selvatico, perché quell’animale non è mai entrato nel programma di allevamento. Il paragone corretto è con le altre razze costruite per somigliare a un felide selvatico usando solo gatti domestici, non con gli ibridi veri e propri.

Dove sta oggi nel percorso TICA

L’unica associazione che lo registra è TICA, che lo classifica fra le Advanced New Breed: la razza può essere esposta ma non guadagna titoli né punti per i premi annuali, e deve rispettare regole precise per avanzare verso lo status di campionato. È una posizione intermedia, che racconta bene la situazione di una razza diffusa ma numericamente piccola, presente in Nord America, in Europa e in Australia con pochi allevamenti.

La rarità ha una conseguenza pratica che conviene mettere in conto prima di cercare un cucciolo: pochi allevamenti significano liste d’attesa lunghe, trasferimenti anche internazionali e pochissimi dati sanitari raccolti su base di razza. Significa anche che una casa adatta va preparata prima dell’arrivo, perché questo è un gatto che si muove molto: un albero per gatti da 143 centimetri o un percorso di mensole da parete sono spesa iniziale, non accessorio.

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