Curiosità e aneddoti sull’Egyptian Mau

Foto: Nickolas Titkov from Moscow, Russian Federation · CC BY-SA 2.0 · via Wikimedia Commons
Il nome, lo scarabeo e i gatti dei faraoni
Mau è semplicemente la parola con cui si indicava il gatto nell’Egitto antico, e la razza porta sulla fronte un disegno tabby a forma di M che gli allevatori chiamano segno dello scarabeo. Le somiglianze con i gatti dell’arte egizia sono innegabili e la CFA le richiama parlando della razza, il che ha alimentato l’idea di una discendenza diretta dai gatti dei templi. Anche i contorni scuri attorno agli occhi, che ricordano il trucco delle raffigurazioni antiche, hanno fatto la loro parte.
Vale la pena tenere separate le due cose. Che in Egitto esistessero gatti maculati simili è documentato dall’iconografia; che i soggetti fondatori degli anni Cinquanta discendano in linea documentata da quegli animali non lo è, perché i pedigree della razza cominciano a Roma nel decennio successivo alla guerra. La continuità è di aspetto, non di documenti: è una storia bella, ma non è un titolo di merito sanitario né un motivo per pagare di più un cucciolo.
La piega di pelle e la falcata
Il tratto anatomico più curioso non si vede a gatto fermo. Il Mau ha una piega di pelle libera che corre dal fianco fino al ginocchio posteriore: TICA la descrive come la ragione della sua capacità di salto, perché consente alla gamba di estendersi oltre il normale. A questa si aggiungono zampe posteriori proporzionalmente più lunghe delle anteriori, che sollevano la groppa e producono un’andatura paragonata a quella del ghepardo.
Il risultato è misurabile: TICA riporta soggetti cronometrati fino a circa quarantotto chilometri orari, il che ne fa il più veloce fra i gatti domestici. La velocità non è un aneddoto da depliant, è un fabbisogno: un animale costruito così ha bisogno di spazio per accelerare e di sessioni di gioco che gli permettano di usarlo. Un tunnel pieghevole da 130 centimetri lungo un corridoio libero è il modo più semplice per dargliene.
Occhi color uva spina, e non subito
Lo standard chiede un colore d’occhio molto preciso, un verde chiaro che negli ambienti di razza viene chiamato colore uva spina. È uno dei caratteri più difficili da fissare, e soprattutto non è un dato leggibile in un cucciolo di due mesi: gli allevatori riportano che il verde definitivo si stabilizza solo entro il primo anno e mezzo di vita, e fino ad allora l’occhio può restare ambrato o intermedio.
È un dettaglio utile a chi guarda un gattino pensando all’esposizione, ma dice qualcosa anche a chi cerca solo un compagno: nei cuccioli di questa razza diversi caratteri arrivano tardi, mentre le macchie sono già leggibili prestissimo perché il disegno interessa anche la pelle. Un allevatore che promette il colore dell’occhio di un gattino di otto settimane sta vendendo una previsione, non una caratteristica accertata. Sul carattere e sulla salute del gatto, del resto, quel colore non dice nulla.
Il verso, la coda che vibra, l’acqua
Quando è contento il Mau fa cose che in altre razze si vedono poco. Emette un suono breve e gorgogliante, molto diverso dal miagolio, muove rapidamente la coda in verticale e impasta con le zampe anteriori: chi non conosce la razza scambia la vibrazione della coda per marcatura, mentre nella maggior parte dei casi è pura eccitazione positiva. La differenza fra i vari suoni brevi è la stessa spiegata in il trillo del gatto.
L’altra stranezza è l’acqua. Molti Mau la spostano con la zampa, bevono dal rubinetto e si siedono nel lavandino, il che stona con la fama generale dei gatti: i motivi per cui in generale i gatti odiano l’acqua valgono anche qui, con l’eccezione dell’acqua corrente. Assecondare la preferenza è utile in una razza predisposta ai calcoli, e una manciata di foglie di erba gatta canadese vicino alla fontanella rende la zona ancora più interessante.