Cura del pelo e salute del Mau Arabo

Foto: SolnishkoA · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Un mantello che non chiede quasi niente
Lo standard WCF descrive un pelo corto, aderente al corpo e privo di sottopelo. È la condizione migliore possibile per chi non ha voglia di dedicare tempo alla toelettatura: non si formano nodi, non serve districare, non ci sono zone di attrito che si infeltriscono. Una passata settimanale con un pettine a denti fitti basta e serve soprattutto a togliere il pelo morto e a passare le mani su tutto il corpo, che è il modo più semplice per accorgersi di noduli e croste.
Pelo corto non significa però pelo che non cade. La muta esiste, si concentra nei cambi di stagione ed è normale; quello che non è normale è una caduta a chiazze, con la pelle arrossata o con croste, oppure una perdita accompagnata da leccamento insistente. Le cause sono le stesse per tutte le razze e sono elencate in perché il gatto perde il pelo: vanno viste dal veterinario invece di essere attribuite alla stagione.
Nessuna malattia di razza descritta non vuol dire gatto blindato
Sul Mau Arabo non esistono patologie ereditarie specifiche documentate, e questo viene spesso venduto come una garanzia. La lettura corretta è un’altra: la razza è numericamente piccola, riconosciuta da poco e studiata pochissimo, quindi l’assenza di dati non equivale all’assenza di rischio. Una popolazione naturale ha in genere una variabilità genetica maggiore di una razza costruita su pochi fondatori, il che aiuta, ma nessun gatto è esente per definizione dalle malattie comuni della specie.
La cardiomiopatia ipertrofica, per esempio, è secondo il Cornell Feline Health Center la malattia cardiaca più frequente nel gatto, e colpisce anche i soggetti senza pedigree. Si diagnostica con l’ecocardiografia, non con l’auscultazione, e per molto tempo non dà segni. I test genetici disponibili riguardano mutazioni descritte in altre razze, come quelle studiate nel Maine Coon e nel Ragdoll, e non sono trasferibili a questa: qui l’unico strumento serio resta il controllo cardiologico dei riproduttori.
I soggetti bianchi: sordità e sole
Il bianco è fra i colori ammessi dallo standard, e porta con sé due questioni concrete. La prima è la sordità congenita legata al gene dominante W: secondo International Cat Care i gatti bianchi con due occhi azzurri hanno un rischio di sordità da tre a cinque volte più alto rispetto ai soggetti senza occhi azzurri, e con un solo occhio azzurro il rischio è circa doppio. Il test BAER misura l’udito in modo oggettivo ed è la ragione per cui molte razze lo richiedono prima della riproduzione.
La seconda riguarda il sole. Il Cornell Feline Health Center spiega che la radiazione ultravioletta danneggia il DNA delle cellule cutanee e che i gatti bianchi o molto chiari sono i più esposti, in particolare su punte delle orecchie, naso, palpebre e labbra, dove il pelo è rado. Le lesioni iniziali sembrano piccole crosticine che vanno e vengono, e il carcinoma squamocellulare è molto trattabile se preso presto e difficile da controllare se ignorato per mesi.
In pratica, per un gatto bianco che vive in una casa con balcone o giardino, conviene evitare l’esposizione nelle ore centrali e controllare orecchie e naso ogni volta che lo si pettina. Un gatto sordo, dal suo canto, vive benissimo ma non va lasciato uscire da solo, perché non sente arrivare né un’auto né un cane. Sono due limitazioni gestibili, a patto di conoscerle prima e non dopo aver portato il gatto a casa.
Il libretto sanitario conta più del pedigree
Per un gatto la cui popolazione d’origine vive in strada, i controlli infettivologici vengono prima di qualunque discorso sulla razza. Test per FIV e FeLV, profilo vaccinale aggiornato, trattamenti antiparassitari interni ed esterni documentati: sono le voci da chiedere per il gattino e per i genitori. Le parassitosi non si fermano alla porta di casa, come si vede in le pulci in appartamento, e vanno gestite con un piano regolare invece che a emergenza avvenuta.
Sul resto valgono le regole di qualsiasi gatto: peso sotto controllo mese per mese, denti guardati almeno una volta l’anno perché la malattia parodontale è comune, dolorosa e silenziosa, come spiegato in i denti del gatto, e visite più ravvicinate dopo i sette anni di età. La visita si prepara mesi prima, lasciando aperto in casa un trasportino rigido con apertura superiore con dentro una coperta familiare, così il viaggio smette di annunciare qualcosa di brutto e diventa un trasferimento come un altro.